Smentita dell’avvocato Angelo Marano dopo l’articolo pubblicato il 27 giugno. La difesa richiama un procedimento penale pendente nei confronti di Salvatore Biancofiore e denuncia una divulgazione ritenuta strumentale.
A seguito dell’articolo pubblicato il 27 giugno, l’avvocato Angelo Marano, difensore di fiducia di Pasquale Chindamo, ha trasmesso una nota di replica nella quale contesta la ricostruzione dei fatti e presenta la posizione del proprio assistito.
Secondo il difensore, l’articolo diffuso offrirebbe una versione «unilaterale e parziale» della vicenda, omettendo elementi ritenuti rilevanti. In particolare, l’avvocato sostiene che, in relazione allo stesso episodio, Pasquale Chindamo riveste il ruolo di persona offesa, poiché avrebbe subito un’aggressione fisica e verbale da parte di Salvatore Biancofiore.
Marano evidenzia che, per tali fatti, risulta pendente un procedimento penale nei confronti di Biancofiore, iscritto al n. 388/2025 RGNR Mod. 21-bis, con udienza fissata per il 24 novembre. Per la difesa, la vicenda è quindi oggetto di valutazione da parte dell’autorità giudiziaria anche sotto un diverso profilo rispetto a quello riportato nell’articolo contestato.
Il legale critica inoltre la mancata menzione di questo procedimento nella ricostruzione giornalistica, definendola una grave omissione che avrebbe restituito un quadro incompleto della vicenda.
Nella nota, la difesa collega anche la tempistica della pubblicazione a un presunto intento politico, osservando che la diffusione della notizia è avvenuta in coincidenza con la seduta di insediamento del nuovo Consiglio Comunale di San Giovanni Rotondo, durante la quale è prevista l’elezione del presidente dell’assemblea cittadina. Secondo l’avvocato Marano, la scelta del momento della pubblicazione sarebbe “finalizzata a influenzare l’opinione pubblica e il dibattito istituzionale”.
Le dichiarazioni della difesa rappresentano la posizione di Pasquale Chindamo sulla vicenda, mentre gli accertamenti giudiziari sono tuttora in corso e saranno gli organi competenti a definire le rispettive responsabilità.

















