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Alla vigilia del possibile ritorno dell’ex presidente del Consiglio comunale alla guida dell’aula, le opposizioni intervengono dopo il rinvio a giudizio per l’episodio che vede parte offesa l’ex consigliere Salvatore Biancofiore.

Si accende il dibattito politico a San Giovanni Rotondo attorno alla figura di Pasquale Chindamo (in foto). Nelle ultime ore è al centro dell’attenzione il rinvio a giudizio dell’ex presidente del Consiglio comunale nell’ambito del procedimento relativo all’aggressione denunciata dall’ex consigliere del Movimento 5 Stelle, Salvatore Biancofiore. La vicenda assume particolare rilievo politico perché, secondo quanto trapelato, Chindamo dovrebbe tornare a ricoprire l’incarico di presidente del Consiglio comunale dopo il cambio di maggioranza che sostiene l’amministrazione di centrodestra guidata dalla sindaca Floriana Natale.

Sul fronte giudiziario, la Procura di Foggia avrebbe inizialmente individuato la competenza del Giudice di Pace, decisione contestata dalla parte offesa. Biancofiore, assistito dall’avvocato Michele Sodrio, ha infatti chiesto che il procedimento venga celebrato davanti al Tribunale ordinario, ritenendo che “non si sia trattato di una semplice scaramuccia con lesioni lievi”.

“Ho già richiesto alla Procura di correggere l’imputazione e la competenza sul processo perché i fatti sono obiettivamente molto più gravi di come ritenuti dal pubblico ministero e la competenza deve essere, come prevede la legge, del Tribunale e non del Giudice di Pace”, ha dichiarato il legale. L’avvocato Sodrio ha inoltre espresso la convinzione che il suo assistito “otterrà la giustizia che merita dopo un’aggressione brutale e insensata, che nulla ha a che vedere con un confronto politico”.

La vicenda ha provocato la presa di posizione del Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di San Giovanni Rotondo, che ha espresso piena solidarietà a Salvatore Biancofiore e chiesto le dimissioni di Pasquale Chindamo. “Il rinvio a giudizio del consigliere Pasquale Chindamo per il reato di lesioni, perpetrato ai danni dell’ex consigliere Salvatore Biancofiore quando rivestiva la carica di presidente del Consiglio, pone la nostra comunità davanti a un bivio etico non più eludibile”, afferma il Movimento. Per gli esponenti pentastellati non si tratterebbe di “una comune schermaglia politica”, bensì di “uno sfregio alla democrazia, un insulto alla cittadinanza e della pagina più buia della recente storia di San Giovanni Rotondo”.

Nel comunicato il M5s ribadisce la distinzione tra responsabilità penale e responsabilità politica: “Se nelle aule di tribunale vige la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, nelle istituzioni deve prevalere il principio della responsabilità politica e dell’etica pubblica”. Da qui l’appello rivolto alla sindaca Floriana Natale affinché assuma una posizione chiara sulla vicenda e l’invito a Chindamo a rassegnare le dimissioni dal Consiglio comunale.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Partito Democratico, che sposta il dibattito dal piano strettamente giudiziario a quello politico e morale. “La domanda che occorre porre non è giuridica”, affermano i dem. “Sul piano legale Chindamo ha il diritto di essere candidato e di essere eletto: la legge italiana non impedisce la candidatura a chi non ha una condanna definitiva e il principio della presunzione d’innocenza è un pilastro dello Stato di diritto che nessuno vuole scalfire. Quella domanda è politica e morale. Era opportuno candidarsi? Era opportuno votarlo?”.

Secondo il Pd, chi ricopre una carica pubblica non è un semplice cittadino, ma esercita una funzione rappresentativa e incarna un modello di comportamento civico. “La politica locale è il luogo dove si formano le prime impressioni della cosa pubblica, dove i cittadini imparano cosa si può e cosa non si deve fare nella vita comunitaria”.

Il Partito Democratico richiama quindi l’episodio contestato a Chindamo: “Un uomo imputato di aver aggredito fisicamente un collega anziano, con pugni, calci e un microfono brandito come arma all’interno di una sede istituzionale durante un incontro politico, non ha semplicemente sbagliato. Ha dimostrato di non riconoscere i confini elementari del confronto democratico. Il dialogo politico, per quanto duro e conflittuale, non prevede la violenza. Mai. È questa la linea rossa che separa la politica dalla sopraffazione”.

Il procedimento giudiziario e il confronto politico continuano dunque a svilupparsi su piani distinti, mentre l’attenzione è ora rivolta alla prossima seduta del Consiglio, lunedì prossimo, e alle decisioni della nuova maggioranza, dalla quale potrebbe dipendere il ritorno di Chindamo alla presidenza dell’aula.

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