Agenzia Valerio

Respinte le richieste dell’avvocato difensore, i giudici confermano il carcere per il presunto omicida, le motivazioni del provvedimento saranno depositate nei prossimi giorni.

L’avvocato difensore di Michele Piano, Luigi Marinelli, davanti al Tribunale della libertà, per discutere l’istanza di scarcerazione, ha sostenuto che le dichiarazioni dei testimoni (due, ndr) sarebbero in contrasto con il numero di persone presenti nella mansarda di via Paolo VI al momento dell’omicidio (in foto), sia sulla ricostruzione della dinamica dei fatti e che se abbiano sentito lo sparo o visto chi fece fuoco.

I giudici del Tribunale della libertà hanno confermato la gravità degli indizi a carico di Michele Piano presunto omicida  del cugino Michele Placentino, fatto accaduto a San Giovanni Rotondo nella tarda serata del 2 febbraio, ritenendo credibile la ricostruzione dei  testimoni oculari e rigettato la richiesta di scarcerazione per insufficienza di indizi avanzata dalla difesa.

Carabinieri e Pm hanno ricostruito l’accaduto visionando i filmati delle telecamere della zona che inquadrarono alle 22:43 il presunto omicida rincasare con una Fiat Panda in compagnia di altre persone e salire nel suo appartamento. Qualche  minuto dopo arriva l’auto con la vittima e un’altra persona, che raggiunsero la mansarda. Alle 22:51 uscì un uomo che si allontanò con una Mercedes (si tratterebbe dell’unica persona non ancora identificata)  alle 23 le telecamere filmarono Piano uscire, in ciabatte, andar via con la Panda, secondo l’accusa scappava dopo aver sparato e ucciso il cugino. All’arresto del presunto assassino, rintracciato in una casa di campagna dove fu rinvenuto sotto un letto, si è giunti in base alle testimonianze dei presenti nella mansarda.

La pistola venne ritrovata, grazie alla testimonianza di un vicino di casa, in una siepe poco distante da dove è avvenuto il fatto. Molte le contraddizioni anche nei primi interrogatori dell’imputato. Piano non ha ammesso di aver sparato e ha raccontato nell’interrogatorio che i sei si trovavano nella mansarda per giocare a dama, cosa che facevano spesso e che è uscito prima delle 23:00 dall’abitazione, orario in cui sarebbe successo il fatto, per acquistare le sigarette. Il sistema di videosorveglianza del tabacchi  invece non conferma il racconto del presunto assassino.

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