Il messaggio di Natale del vescovo Padre Franco Moscone: “Che il Natale 2025 sia per tutti un Natale scomodo al male, capace di risvegliare coscienze e ravvivare il bene; e che il Nuovo Anno sia un compito di Speranza, secondo la ragione del cuore”.
Il Messaggio:
“Più di tre decenni fa il Venerabile don Tonino Bello pronunciò per il Natale un discorso d’auguri intitolato Auguri scomodi. Da allora non è molto cambiato il contesto circa le aspettative di giustizia e pace nel mondo e nei nostri territori pugliesi, porzioni di mondo a noi affidate perché siano custodite e aiutate a intrecciarsi in una trama di bellezza veramente universale. Da allora continuano a pesare le contraddizioni della storia e le fragilità delle istituzioni umane e della stessa Chiesa, che vuol essere Madre ed esperta in umanità. Ma se restano e, addirittura, sembrano farsi più oscure le ombre del male e i fumi di guerra, non viene meno – anzi va intensificato – il grido di Speranza che alberga in ogni cuore. Anche quando l’orrore della guerra diventa struttura di relazioni internazionali e narrativa condivisa dai media, la Speranza – radicata nell’unico fatto veramente nuovo della storia, l’Incarnazione del Figlio di Dio – continua a smuovere scelte, pensieri e sentimenti che vogliono dirsi umani. Per questo il Natale che si avvicina può essere – e forse deve essere – un Natale scomodo. Scomodo per tutto ciò che inquina le relazioni umane: dalle dimensioni personali a quelle istituzionali, culturali e geopolitiche. Scomodo per la dittatura del profitto che impoverisce miliardi di persone. Se il Natale 2025 sarà scomodo per le strutture del male, allora la Speranza potrà rifiorire e sul mondo tornerà a splendere il Sole di Giustizia. Il prossimo Natale chiude anche il Giubileo ordinario della Speranza. E se la celebrazione termina, non termina però il suo dovere: quello di rendere la Speranza ragionevole, quotidiana, vittoriosa. Come lo Spirito di Dio non viene meno, così non tradisce la Speranza, che resta affidata a cuori innamorati dell’umanità e della creazione. Un segno di questa Speranza ci è stato donato anche dalla nostra terra. A fine marzo, a San Giovanni Rotondo, il terzo incontro tra amministrazioni comunali e Chiesa locale ha aperto gli occhi sulla responsabilità verso il nostro territorio e il mondo. Da lì è sgorgata la manifestazione Manfredonia per Gaza: un grido condiviso contro genocidi, guerre e logiche di riarmo. È stato il primo evento in Puglia a farlo, e possiamo esserne orgogliosi: un popolo che diventa seme di pace e futuro sostenibile. Non è sostenibile un futuro alimentato dalle armi; lo è, invece, quello che nasce dalla Speranza che la Pace è possibile da subito. Ecco allora il compito: custodire la Speranza, costruire ponti, disarmare logiche criminali, seminare solidarietà. Che il Natale sia scomodo al male e generi quel movimento interiore capace di trasformare la storia. A partire da questa prospettiva si apre il messaggio augurale. Carissimi, mentre il Giubileo della Speranza giunge al termine, rimane per tutti noi il compito più essenziale: custodire e testimoniare quella Speranza che non delude, che costruisce ponti e non mura, che avvicina i cuori invece di separarli. Desidero affidarvi una preghiera che ho scritto al termine della pandemia, e che oggi sento ancora più attuale. Una preghiera che invita alla fiducia, alla responsabilità, alla cura della nostra terra e delle nostre relazioni. Perché la Speranza è possibile solo quando diventa scelta quotidiana, sguardo nuovo, cammino comune”.
















