Il grido d’allarme di Potito Salatto dopo i dati del Centro Studi Tagliacarne: Foggia arretra ancora e si conferma ultima in classifica, mentre crescono le disuguaglianze territoriali.
La Capitanata si conferma fanalino di coda del Paese per reddito disponibile, e il dato, ancora una volta, impone una riflessione profonda sulle prospettive economiche e sociali del territorio. A commentare l’ultima rilevazione del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne è il dottor Potito Salatto, presidente di Confindustria Foggia e vicepresidente di Confindustria Puglia, che lancia un appello chiaro: «Serve un patto di collaborazione istituzionale con gli Enti locali per tracciare sinergie comuni di rilancio».
L’analisi Unioncamere–Centro Studi Tagliacarne, del reddito disponibile delle famiglie a valori correnti, fotografa una situazione che lo stesso Salatto definisce «drammatica» per Foggia e la sua provincia. Il divario territoriale resta marcato: il reddito pro capite del Nord supera di circa il 50% quello del Mezzogiorno, un dato ormai consolidato ma che continua a pesare come un macigno sulle prospettive di sviluppo del Sud.
Se però il quadro generale del Mezzogiorno e della Puglia mostra timidi segnali di crescita, la provincia di Foggia rappresenta un’eccezione negativa. È infatti l’unica realtà pugliese a perdere terreno, arretrando ulteriormente in classifica fino al 107esimo posto. Un risultato che la colloca all’ultimo posto in Italia, con un reddito pro capite di 14.952 euro, ben distante dai livelli delle aree più sviluppate del Paese.
Il confronto con la prima in classifica è emblematico: Milano registra un reddito superiore di oltre 21 mila euro. Un divario che racconta più di ogni analisi la profondità della frattura economica. Subito sopra Foggia si collocano Agrigento e Caserta, a conferma di una difficoltà diffusa ma che nella Capitanata assume contorni ancora più critici.
«Abbiamo raggiunto questo triste primato»- sottolinea Salatto, invitando però a evitare letture semplicistiche o fuorvianti. «Sarebbe fin troppo assolutorio immaginare che i redditi reali siano diversi per via di fenomeni sommersi: il declino della nostra città è evidente e sotto gli occhi di tutti».
Un declino che si manifesta in diversi ambiti. La perdita costante di popolazione, che non riguarda più soltanto i giovani, è uno dei segnali più preoccupanti. A questo si aggiunge un mercato immobiliare che fatica a riprendersi dopo la crisi del 2008, con valori in calo e investimenti sempre meno attrattivi.
Di fronte a questo scenario, il presidente di Confindustria Foggia rilancia la necessità di un’azione condivisa tra istituzioni, imprese e territorio. «Non possiamo più permetterci interventi frammentati-è il senso del suo appello- ma serve una strategia comune, capace di valorizzare le risorse locali e attrarre nuovi investimenti».
Il tema, dunque, non è solo economico ma anche politico e sociale: la sfida del rilancio della Capitanata passa attraverso una visione di lungo periodo e una reale capacità di fare sistema.
















