Agenzia Valerio

“Il problema in Italia è che non ci sono quasi più spiagge libere. Ci voleva davvero la faccia tosta della Santanchè per fare una proposta oscena come quella di privatizzare le poche rimaste nel nostro paese”, dichiarano Acerbo e Cappucci.

In una nota congiunta il segretario nazionale di Rifondazione Comunista e del coordinamento di Unione Popolare, Maurizio Acerbo, e il segretario provinciale, Roberto Cappucci, esprimono preoccupazione per quella che è stata definita dalla stampa  “una provocazione” del ministro del Turismo Daniela Santanché.  “Le poche spiagge libere rimaste in Italia? Da privatizzare subito, perché sono terreno di conquista dei drogati”. Ha detto il ministro nel suo intervento all’Assemblea di Confesercenti.

“Santanchè rappresenta la parte peggiore della categoria dei balneatori. La sua è la visione di una lobby che pensa di poter continuare a cementificare, recintare, oscurare la vista mare per migliaia di chilometri di costa grazie alla complicità di una politica che non ha il coraggio di difendere gli interessi collettivi e i beni comuni con una seria pianificazione e programmazione. Giù le mani dalle spiagge libere”- dichiarano Acerbo e Cappucci.

“La Capitanata, che con le sue perle del Gargano, le bellezze delle coste, gli ampi arenili sipontini, è tra i luoghi estivi più frequentati d’Italia, ha visto progressivamente negli anni diminuire il numero di spiagge libere a vantaggio esclusivo di privati che non hanno perso occasione per cementificare, spesso senza permesso, le nostre bellissime coste. Privati che hanno aumentato a dismisura i propri profitti anche grazie ai prezzi da capogiro degli ombrelloni ormai diventati inaccessibili per moltissimi cittadini della nostra provincia.  La mancanza di controlli, le lungaggini giudiziarie che di fatto rendono impossibile abbattere le costruzioni abusive, le collusioni politico clientelari, spesso in odore di criminalità (vedi da ultimo il caso di Manfredonia), fanno il resto”. Concludono i due esponenti politici.

In foto Cappucci, Acerbo e il ministro Santanché.

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