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Nel Consiglio provinciale di ieri, 1 agosto,  9 consiglieri su 12 hanno bocciato sia il rendiconto di gestione che il documento unico di programmazione presentato dal presidente della Provincia.

“La realtà è sotto gli occhi di tutti: non ha più la maggioranza e dovrebbe prenderne atto rassegnando le dimissioni. Solo così tutti i provvedimenti verrebbero approvati dal Commissario per poi tornare subito alle votazioni di secondo livello”. È dura e netta la posizione del Partito Democratico e di CON in Consiglio provinciale.

“È la seconda volta che accade – si legge nella nota congiunta – e in qualunque consesso civile e democratico chi non ha la maggioranza si dimette. Così funzionano le regole della democrazia. Invece no: si resta attaccati alla poltrona, accusando gli altri per coprire il proprio fallimento amministrativo e politico”.

Secondo PD e CON, l’attuale gestione della Provincia “è senza visione, priva di confronto, fondata su decisioni prese in solitudine e imposte al Consiglio. Il rendiconto e il DUP bocciati dai trequarti del Consiglio non sono solo atti contabili, ma il risultato di un metodo dannoso e autoreferenziale. Nessun coinvolgimento, nessuna condivisione, nessuna strategia: solo eventi spot e gestione ordinaria, mentre si paralizzano servizi, scuole e strade”. Il giudizio è netto: “Il Presidente ha tradito la fiducia di chi lo ha eletto e sostenuto, ha interrotto ogni dialogo, ha scelto l’isolamento e ha smesso di lavorare per il bene dell’ente. Se davvero pensa di avere il consenso, si dimetta, lasci spazio al commissario e si ricandidi. Saranno i territori a giudicare”.

Anche gli esponenti di Fratelli d’Italia, Giannicola De Leonardis, e il consigliere provinciale Maurizio Accettulli, intervengono con una nota:  “La bocciatura del rendiconto del rendiconto della Provincia di Foggia è la prevedibile conseguenza della crisi che attanaglia l’Ente ormai da mesi con un presidente, Nobiletti, abbandonato dalla sua stessa maggioranza di centrosinistra e che ormai non può che trarne le opportune conseguenze utili a liberare Palazzo Dogana da una fallimentare esperienza politica targata Pd-Con-M5S”.

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