Dopo il fallimento di Barbano riparte la campagna elettorale. Ovviamente, con entusiasmo, creatività e una grande novità tecnologica.
Dopo il libro salvifico arriva la prima proposta “innovativa”, tanti Superman e nessun progetto: un’App per segnalare i problemi della città. Un’idea così rivoluzionaria da far tremare la Silicon Valley. Peccato solo per un piccolo dettaglio: l’App esiste già da anni, ed esiste anche un sito di destinazione per turisti (che funziona molto bene).
Il video promozionale che circola in rete, imbarazzante tanto nella forma quanto nella sostanza, è la prova che la rete, in particolare AI, dà, ma soprattutto toglie. Bastano pochi commenti sotto al post per smontare l’“innovazione”: qualcuno, con educazione e memoria, fa notare che quel servizio è attivo da tempo. Altro che svolta digitale: siamo alla riscoperta dell’acqua calda, con tanto di annuncio al mondo. Imbarazzante anche il riferimento, del progetto “Cuore civico”, ai “villeggianti”(?): «Una attenzione particolare sarà rivolta al turismo religioso e ai villeggianti», scrivono. Ma chi sono i villeggianti?
Forse bisognerebbe spiegare all’organizzatore di eventi che la comunicazione istituzionale non è un hobby, ma una materia regolamentata dall’Unione Europea. Non è un’opinione. E che i salvatori della patria, “laureati o non laureati”, poco importa, queste cose le devono sapere, non “pensare di saperle”.
Il problema, però, è più profondo. Il qualunquismo del “Ghe pensi mi” ha già fatto abbastanza danni alla città di San Giovanni Rotondo, anche nell’ultima, disastrosa, esperienza dell’amministrazione Barbano. La politica ridotta a improvvisazione è un film già visto. E non è stato un bel film. In attesa del prossimo contenuto virale, magari proponendo la pista da sci a Monte Calvo, già commentata, già dimenticata, ci resta una certezza: il nulla genera il nulla. E quando manca la visione, si riciclano idee spacciandole per nuove.
La responsabilità, alla fine, è di chi ha vinto le elezioni la scorsa tornata elettorale, e anche di chi le ha perse, e poi non è stato capace di governare o di fare opposizione. I qualunquisti, nella società liquida, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. La speranza, almeno, è che nel frattempo riusciamo tutti a sopravvivere fino al voto. Perché il vero problema non è la mancanza di App o della pista da sci a Monte Calvo, di video o di annunci in diretta social. Il problema è l’assenza di competenza e di responsabilità. Quando la politica diventa cosplay istituzionale, il risultato è questo: idee riciclate e applausi autoindotti.
I qualunquisti passeranno, come sono sempre passati. I danni, invece, restano. E San Giovanni Rotondo non ha bisogno di altri salvatori improvvisati, ma di amministratori che sappiano distinguere una novità da una figuraccia. Altrimenti, più che partire con il piede giusto, continueremo a camminare in tondo, applaudendoci mentre sprofondiamo.
















