<Agenzia Valerio - Adv

Da Palazzo San Francesco al libro salvifico, vecchie facce, nuove riunioni e nessuna sintesi.

A San Giovanni Rotondo la politica locale continua a regalare emozioni brevi ma intense. L’amministrazione Barbano, ad esempio, è durata più o meno come un panettone dimenticato sul tavolo dopo l’Epifania: asciutto, indigesto e rapidamente rimosso dalla memoria collettiva.

Archiviata l’esperienza, sono partite le ormai immancabili “prove tecniche di alleanze”, quelle in cui un narcisista guarda allo specchio e vede… un altro narcisista. C’è chi prova a “tracciare la via”, autoproclamandosi mentore del nuovo corso, salvo poi scoprire che di nuovo c’è solo la giacca e neanche la verve: il resto è ampiamente già visto, rivisto e, per molti, già bocciato.

Il Pd e il M5S, almeno questo M5S locale, che sembra una corrente d’aria, reduce dagli anni ’90 nostalgici di Arcore e della sua corte, più che un movimento strutturato, continua a rendere il famoso campo largo un’utopia agricola. E soprattutto impraticabile.

Nel frattempo, alcuni ex consiglieri comunali sarebbero pronti a rimettersi in pista per uno scranno a Palazzo San Francesco, dopo che hanno fatto cadere l’amministrazione per non aver ottenuto un assessore,  con l’entusiasmo di chi non ha ancora finito di fare danni e sente che il meglio deve ancora venire (per citare Ligabue). Il resto è un deserto: isolato il PRC, che con ogni probabilità finirà per fare alleanza con se stesso, in nome di quella coerenza che spesso porta direttamente all’irrilevanza. In formazione è già in campagna elettorale, “non si perde tempo”.

I nomi dei candidati a sindaco che circolano sono tanti, certo, ma appartengono tutti alla categoria dell’”usato garantito”: più che novità, rimanenze di magazzino. Volti noti, idee già sentite, risultati già sperimentati (con esiti non esattamente memorabili), questo sia a destra che a sinistra.

E mentre la sintesi politica resta lontana, questa sera “Una cosa nuova” convoca tutti a un incontro pubblico. Perché, si sa, quando si è disperati si parte da un libro e da un confronto plenario, al motto di “salviamo la patria”. Nessuna idea chiara, nessuna visione. Una riunione per dirsi che bisogna parlarsi e che “San Giovanni è San Giovanni!”.

La politica, intanto, resta sospesa: in attesa di qualcosa di davvero nuovo. O almeno di qualcosa che non sembri l’ennesima replica mal riuscita. E così San Giovanni Rotondo si scopre ancora una volta condannata alla fatica di Sisifo: spingere il masso delle alleanze su per la collina elettorale, tra incontri pubblici, libri salvifici e tavoli di confronto, per poi vederlo rotolare puntualmente a valle, travolto da personalismi, vecchi rancori e idee che non arrivano mai a forma compiuta. La differenza è che Sisifo, almeno, sapeva perché faticava.

Bang!

Google search engine