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“Nei ghetti ci sono persone, non numeri”, durissima presa di posizione del sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca.

La morte di Mamadou, 38 anni, immigrato regolare originario del Gambia, ritrovato senza vita nella sua auto a Torretta Antonacci, riaccende con forza il tema delle condizioni disumane in cui vivono centinaia di lavoratori nei ghetti della Capitanata. Un decesso avvenuto nel freddo e nel silenzio, in uno dei luoghi simbolo dello sfruttamento e dell’abbandono istituzionale: l’area dove un tempo sorgeva il cosiddetto “Gran Ghetto”.

Durissima la presa di posizione del sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca (in foto), che parla di una “tragedia annunciata e di responsabilità politiche non più rinviabili”.

“Non possiamo più aspettare, afferma il primo cittadino di Manfredonia-. Ho appreso da poco la morte di Mamadou, 38 anni, immigrato regolare dal Gambia, ritrovato morto nella sua auto a Torretta Antonacci, dove il ‘Gran Ghetto’ è morto di stenti”.

La Marca ricorda il proprio impegno diretto in quell’area, maturato negli anni di lavoro sul campo insieme al mondo del volontariato e del sindacato.

“In quel ghetto ho lavorato per tanti anni, svolgendo corsi di lingua italiana e attività di sportello informativo con la Caritas di San Severo, la CGIL ed Emmaus, portando avanti un progetto regionale che, attraverso percorsi di formazione, ha permesso a più di 100 cittadini di uscire da quell’inferno”.

Al centro della denuncia del sindaco c’è anche la gestione delle risorse destinate al superamento degli insediamenti informali. Nei giorni scorsi, insieme ai sindaci di Foggia, San Severo e Cerignola, La Marca ha chiesto un incontro con il Prefetto.

“È inaccettabile apprendere che, del finanziamento di 200 milioni di euro, ne saranno spesi appena 24,8 milioni, solo in 11 Comuni dei 37 inizialmente individuati, e per di più per piccoli progetti.
La cosa molto grave è che restano fuori i più grandi insediamenti informali calabresi e foggiani”.

Una situazione che penalizza in modo particolare la provincia di Foggia, nonostante l’emergenza abitativa e sociale sia tra le più gravi del Paese.

“Ci fa rabbia scoprire che, per la realtà della provincia di Foggia – Cerignola, Manfredonia e San Severo – alla luce della definitiva e inderogabile tempistica ammessa dal Consiglio Europeo, i tre Comuni non potranno completare i propri progetti secondo lo schema originario, in quanto la Commissione Europea ha respinto ogni richiesta di deroga”.

Il sindaco sottolinea inoltre la disparità di trattamento tra territori. “Il Governo, invece, trova una soluzione per le baraccopoli calabresi attraverso altre risorse, decidendo di utilizzare quelle del decreto ‘Caivano bis’”.

Infine, il richiamo più forte, umano e politico insieme. “Mamadou è morto nel freddo e nel silenzio, nella sua auto, e noi non possiamo più stare in silenzio ad aspettare Godot. Il Governo deve aiutarci e affiancare la nostra Regione e i nostri Comuni, perché in quei ghetti non ci sono solo numeri o braccia: ci sono persone”.

Bang!

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