Agenzia Valerio

«L’ Associazione Enpa ha chiuso il rapporto con il canile da mesi e  ci occupiamo in due, io e mia figlia, del canile, la gestione attuale è ottima nell’ assistenza ma la struttura è ancora da definire». Il racconto della volontaria.

«Il referente dell’amministrazione, Alberto Pietroboni, ha dimostrato molta attenzione al problema randagismo e canile, sono evidenti i risultati positivi rispetto alla gestione del canile ma ci sono ancora problemi rispetto al randagismo». Esordisce così Marilina Maratea (in foto) volontaria al canile di San Giovanni Rotondo che, dopo che l’ENPA ha chiuso i rapporti con il canile comunale, con la figlia si occupa dell’assistenza dei randagi presenti nel canile di San Giovanni Rotondo.

«Se mi fermo io e le volontarie del Nord, che collaborano con me per quanto riguarda le adozioni, arriverà ad un numero impossibile di cani da contenere. Molti cittadini, purtroppo, non sanno neanche che esistono leggi da rispettare. Quindi è necessario informare, prima di tutto- ci spiega la volontaria. La gestione del canile, da Luglio 2021, è affidata all’Associazione Amici di Balto, una gestione ottima e collaborativa nonostante la struttura non sia ancora completamente adeguata . Dopo un lavoro enorme svolto da cittadini in collaborazione con ENPA locale e il supposto della coordinatrice Daniela Fanelli e del referente al randagismo, Alberto Pietroboni, siamo riusciti ad evitare la  deportazione dei cani in esubero grazie ad una campagna di adozione allargata su tutto il territorio nazionale. Ma svuotare un canile e non attuare un serio piano di lotta al randagismo, vanifica tutto il lavoro dei volontari. Sviluppare un serio piano di lotta al randagismo non è cosa semplice per varie ragioni, in primis, a mio modesto parere, è  la mentalità dei cittadini e la non conoscenza delle norme vigenti. Per molti possedere dei cani (branchi) nelle masserie o nelle campagne è normale , come è normale non cipparli o scambiarsi cucciolate tra confinanti e conoscenti. È  anche normale chiuderli in recinti angusti o peggio ancora costringerli a catena. Per tanti la pratica di tenersi la madre dopo il parto e abbandonare i cuccioli da qualche parte, o buttarli, è prassi».

«A causa di questo atteggiamento in canile sono entrati circa 40 cuccioli in meno di 2 mesi, un numero destinato a salire purtroppo. Il mio lavoro come volontaria continua insieme alle altre volontarie, stiamo cercando di far adottare i cuccioli e in questa azione la figura del referente al randagismo è necessaria. È  doveroso specificare che sono tante le difficoltà burocratiche che affrontiamo e senza una figura che ci supporti il lavoro sarebbe impossibile. Come l’organizzazione di un serio piano di contrasto al randagismo, che è in via di lavorazione e presto sarà divulgato. Cito solo alcuni punti: informazione a tappeto, controlli seri di tutte quelle aree che rappresentano un focolaio, facilitazione  nelle segnalazioni e organizzazione di squadre composte da forze dell’ordine e guardie zoofile, non residenti, da impiegare nei controlli. La gente deve capire che chi sbaglia paga e gli organi preposti a ricevere le segnalazioni devono intervenire facendo rispettare la legge».

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