Agenzia Valerio

Una “preghiera” della Madre di Cristo da ascoltare in religioso silenzio fino al termine, visti lo spessore e la valenza culturale dello scritto.

Giovedì 22 dicembre 2022, alle ore 19:00, presso l’Auditorium “Paolo Granieri” di Peschici, l’Associazione “Ars Nova” ripropone in veste nuova, il “Magnificat”: un Incontro con Maria, opera profonda e altamente commovente della nota poetessa scomparsa a Milano il 1°novembre 2009, Alda Merini (“Sono una piccola ape furibonda”, diceva di sé).

Proposto per la prima volta l’11 novembre 2009 dall’Associazione “Punto di Stella” diretta dal prof. Piero Giannini che vogliamo ricordare con affetto e gratitudine nell’ambito del 2°Festival del Natale Garganico. Già allora scriveva Giannini fu “intesa e pregna di pathos l’interpretazione di Camilla Tavaglione che personificando la Vergine Maria, analizzata fin nell’intimo lungo tuto il suo percorso di gioie, perplessità e dolore, dall’Annunciazione alla Deposizione passando attraverso la tragedia della Crocifissione, ha toccato nel profondo il cuore degli spettatori”.

L’opera della Merini, imperniata su una delle Figure più enigmatiche della cristianità, che ha appassionato scettici e credenti di tutti i tempi, è stata plasmata e rinnovata nella gestualità, nella pura parte recitativa, nella proposizione di stati d’animo che affondano e vagano fra le pieghe di ciascuno degli umani sentimenti, dalla capacità interpretativa di Camilla Tavaglione, parte per amato subito il contenuto, parte per averlo metabolizzato fin nei più segreti recessi della sua anima, molto per la felicità di rappresentare tre momenti-clou della Storia dell’Uomo e vincere una sfida difficilissima, riuscita grazie a chi le è stata accanto con coraggio: Stefano Biscotti, Mimì Mazzone, Nicola Costante, Raffaele Delli Muti ed ogni singolo componente della grande famiglia “Ars Nova”.

Il “Magnificat” non è un testo facile. Tante, troppe, le situazioni emozionali incontrate, sfiorate, sceverate e una a una affrontate, approfondite, analizzata dall’autrice, col piglio dell’autentica capacità poetica in grado di evocare con inaudita forza visionaria smarrimento e stupore, confusione e commozione, panico e sicurezze. L’interiorità di una figura mitica, quasi leggendaria, di cui i testi dicono e non dicono, e il cui viscerale vissuto possiamo soltanto immaginare al di là di quanti testimoniato, è rivista in chiave esistenziale da una donna autenticamente umana, sposa di due mariti e madre di quattro figlie che verga un capolavoro indirizzandolo a un’altra donna autenticamente divina indagando soprattutto il suo aspetto più femminile: la maternità, non rappresentandone storia e vita ma il mistero della sua complessa figura, una figura tenera, fatta di luce, di carne, smarrita e spaventata eppure perdutamente innamorata di Dio.

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