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I giudici amministrativi accolgono il ricorso del candidato alla presidenza sul quale il ministro Pichetto Fratin aveva trovato l’intesa con Emiliano.

La notizia è stata resa nota dalla Gazzetta del Mezzogiorno, il Ministero dell’Ambiente dovrà pronunciarsi entro 60 giorni sulla nomina di Vincenzo D’Errico a presidente del Parco Nazionale del Gargano. A stabilirlo è il Tar di Bari, che ha accolto il ricorso presentato dall’imprenditore, il cui nome era stato individuato nell’ambito dell’intesa raggiunta nel settembre 2025 tra il ministero e la Regione Puglia.

La decisione dei giudici amministrativi riapre così una partita che da mesi si intreccia con gli equilibri politici della maggioranza e con il futuro della governance dell’area protetta. D’Errico, patron dell’Hotel Riviera di Rodi Garganico, era stato indicato per la presidenza del Parco Nazionale del Gargano dopo l’accordo raggiunto con il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin con l’allora presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

La nomina, tuttavia, aveva incontrato un ostacolo decisivo nel passaggio parlamentare. Nel luglio 2025, quando il nome di D’Errico era arrivato all’esame della Commissione Ambiente della Camera, come previsto dalla procedura di legge, si erano registrati 18 voti contrari, mentre il centrosinistra aveva scelto di astenersi. Un risultato che aveva evidenziato una frattura all’interno della maggioranza e che, di fatto, aveva bloccato il percorso verso la nomina del presidente del Parco del Gargano.

Nel frattempo, dal luglio 2025, la gestione dell’ente è affidata al commissario straordinario Raffaele Di Mauro, vicino a Forza Italia e sostenuto da diversi esponenti del centrodestra foggiano come possibile candidato alla presidenza. La sua permanenza alla guida del Parco si inserisce in un quadro politico nel quale una parte della maggioranza sembrerebbe preferire la conferma dell’attuale commissario straordinario. La vicenda del Gargano si era intrecciata anche con quella del Parco dell’Alta Murgia. Nello stesso passaggio parlamentare, infatti, era arrivato in Commissione il nome di Giuseppe Colucci, vicino a Fratelli d’Italia, indicato per la presidenza dell’area protetta. Anche in quel caso si era registrata una forte opposizione, contribuendo a rendere evidente il contrasto sugli assetti futuri dei due parchi pugliesi.

Ora, con la pronuncia del Tar di Bari, la questione torna sul tavolo del Ministero dell’Ambiente. I giudici hanno infatti “imposto” di assumere una decisione sulla posizione di D’Errico entro il termine di 60 giorni. Il pronunciamento non equivale dunque a una nomina automatica alla presidenza del Parco Nazionale del Gargano, ma obbliga il ministero a riesaminare la vicenda e a concludere il procedimento entro il termine stabilito dal tribunale amministrativo

La decisione potrebbe quindi riportare al centro del confronto politico il nome di D’Errico e, più in generale, gli equilibri che riguardano la guida del Parco del Gargano. Dopo mesi, il Ministero dell’Ambiente è ora chiamato a prendere una posizione formale su una candidatura che era già stata sostenuta dall’intesa istituzionale raggiunta nel 2025, ma che aveva incontrato una netta opposizione in Parlamento.

Intanto, il Parco Nazionale del Gargano resta impantanato nella burocrazia e nelle schermaglie politiche, mentre il territorio attende una guida stabile e capace di trasformare le potenzialità del Parco in azioni concrete. Anche se, ormai, a forza di rinvii, di nomine annunciate e di carte che continuano a girare, a crederci davvero sono rimasti in pochi.

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