Il pastore è stato investito mentre conduceva il suo gregge sulla strada tra San Giovanni Rotondo e Manfredonia. La dinamica dell’incidente è ancora da chiarire.
Il dolore per la scomparsa di un uomo considerato simbolo di una tradizione pastorale che resiste nel tempo. San Giovanni Rotondo è sotto shock per la tragica morte di Michele Turco (in foto), il pastore investito, mentre conduceva il suo gregge, lungo la strada che collega San Giovanni Rotondo a Manfredonia.
Una morte che ha lasciato sgomenta un’intera comunità, dove in queste ore si moltiplicano i messaggi di cordoglio e i ricordi di chi conosceva Michele e ne apprezzava la semplicità, la disponibilità e la grande passione per il suo lavoro.
La dinamica dell’incidente è ancora al vaglio. Tra le ipotesi sulle quali dovranno fare chiarezza gli accertamenti c’è anche quella di una possibile velocità elevata del veicolo coinvolto. Si tratta, tuttavia, di un aspetto ancora da verificare e sul quale saranno le indagini a stabilire eventuali responsabilità. Il tratto di strada interessato dall’incidente presenta un limite di velocità di 90 chilometri orari, un limite che, secondo quanto viene spesso lamentato da chi percorre quella strada, non sempre viene rispettato.
La notizia della morte di Michele Turco ha profondamente colpito San Giovanni Rotondo. In tanti lo ricordano come una brava persona, un uomo legato al proprio lavoro e al mondo della pastorizia, una figura che rappresentava un rapporto autentico con la terra e con gli animali. Tra i messaggi arrivati anche quello della sindaca Floriana Natale, che ha ricordato il pastore sottolineando il significato della sua figura per il territorio: «La sua figura ha incarnato il legame profondo tra la nostra terra e le sue radici pastorali che per secoli ha definito l’identità del Gargano e del Tavoliere».Anche l’ex sindaco Michele Crisetti ha voluto ricordare Turco, pubblicando sui social una fotografia che li ritrae insieme.
Particolarmente toccanti le parole affidate ai social dal nipote di Michele: «No, zio… immagino che tutto questo è successo per difendere il tuo gregge, i tuoi animali erano la tua vita ed erano anche la tua famiglia». Parole che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa il rapporto che Michele Turco aveva con il suo lavoro e con i suoi animali.
Era uno di quegli uomini che, ogni giorno, continuano a tenere in piedi un pezzo d’Italia che spesso si racconta di voler difendere e preservare: la terra, gli animali, i pascoli, i tratturi, la transumanza, i prodotti realizzati con le mani, con il tempo e con il sacrificio. Era uno degli ultimi custodi di questo mondo. Un mondo fatto di fatica e di tradizioni, di giornate trascorse all’aperto e di un legame profondo con il territorio.
La sua morte non rappresenta soltanto una tragedia personale e familiare. Per San Giovanni Rotondo è anche la perdita di una figura che incarnava una parte della storia rurale del Gargano, di quella cultura pastorale che ancora oggi sopravvive grazie a uomini e donne che continuano a svolgere un lavoro antico.
Ora saranno gli accertamenti a ricostruire con precisione quanto accaduto lungo quella strada. Intanto, resta il dolore di una comunità che si stringe attorno alla famiglia di Michele e lo ricorda per ciò che era: un uomo semplice, un pastore e un custode di una tradizione che rischia, giorno dopo giorno, di scomparire.
















