L’appello a Leone XIV dei lavoratori: “Il nostro futuro è incerto”. Al centro della lettera anche la possibile esternalizzazione del servizio d’ordine.
“Santità, non ci abbandoni, siamo cresciuti in questo Santuario”. È questo il cuore dell’appello rivolto a Papa Leone XIV dai sacristi e lavoratori del Santuario di San Giovanni Rotondo, preoccupati per il proprio futuro occupazionale alla luce della riorganizzazione prospettata dalla Fondazione.
Una lettera nella quale i lavoratori affidano direttamente al Pontefice le proprie preoccupazioni, raccontando il legame costruito nel corso degli anni con il luogo dedicato a San Pio da Pietrelcina. “Siamo cresciuti in questo Santuario” è il sentimento che attraversa il documento, nel quale il lavoro viene presentato non soltanto come una fonte di reddito, ma come parte integrante della storia personale e familiare di chi da anni presta servizio nella struttura.
La scelta di rivolgersi direttamente a Leone XIV viene collegata dai firmatari anche alla tradizione della dottrina sociale della Chiesa. Nella lettera viene richiamata la figura di Leone XIII e la Rerum Novarum, considerata una delle encicliche fondamentali della riflessione cattolica sulla dignità del lavoro e sulla condizione dei lavoratori.
I dipendenti richiamano inoltre alcune recenti parole pronunciate da Leone XIV sul lavoro, sulla stabilità occupazionale e sulla centralità della persona e della famiglia. “Santità, quelle parole le abbiamo ascoltate. E le abbiamo conservate. E oggi parlano di noi. Parlano del nostro lavoro. Parlano delle nostre famiglie”, scrivono i lavoratori. Il richiamo è dunque ai principi della dottrina sociale della Chiesa.
Tra i punti centrali della lettera c’è anche la riorganizzazione prospettata dalla Fondazione. Secondo quanto riferito dai firmatari, il nuovo assetto prevederebbe l’eliminazione dell’attuale servizio d’ordine interno e l’affidamento di queste attività a un istituto di vigilanza specializzato.
I lavoratori precisano di non voler giudicare le scelte organizzative della Fondazione, ma chiedono quale significato possa assumere una riorganizzazione che coinvolgerebbe persone presenti da oltre vent’anni nei luoghi di San Pio. “Non possiamo non chiederci quale significato assuma una riorganizzazione nella quale i sacristi di un Santuario vengono sostituiti, per una parte delle loro funzioni, da un servizio esterno di vigilanza specializzata”, sottolineano.
Per i firmatari, tuttavia, il servizio svolto in questi anni non sarebbe riconducibile alla sola funzione di controllo. Il rapporto quotidiano con i pellegrini, la conoscenza degli spazi del Santuario, l’accoglienza e la presenza costante nei luoghi di San Pio vengono indicati come elementi che avrebbero costruito nel tempo una professionalità legata anche alla dimensione umana e religiosa del servizio.
















