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Le interviste pubblicate da L’Attacco a Michele Crisetti e Matteo Masciale riaprono il confronto sulle divisioni che hanno portato il centrosinistra alle urne diviso.

Nel Partito Democratico di San Giovanni Rotondo la riflessione sulla sconfitta elettorale è partita dalle pagine dei giornali. Le interviste pubblicate dal quotidiano L’Attacco a Michele Crisetti e Matteo Masciale hanno riaperto il confronto sulle scelte politiche e sulle divisioni che hanno segnato il percorso del centrosinistra verso le amministrative. A distanza di settimane dal voto, il quotidiano foggiano sta ricostruendo, attraverso le parole dei protagonisti, i passaggi che hanno portato alla rottura della coalizione, una frattura destinata a pesare sul futuro del Pd cittadino.

Dopo la fine anticipata dell’amministrazione Barbano, il centrosinistra sembrava avere davanti a sé un’occasione favorevole per tornare alla guida della città. Il risultato elettorale, invece, ha consegnato un quadro frammentato: tre candidature nell’area progressista, Rossella Fini, Giuseppe Siena e Roberto Cappucci di Rifondazione Comunista.

Un totale di circa ottomila voti che, sulla carta, avrebbe potuto rappresentare una base importante per una vittoria al primo turno. Ma la politica non segue la matematica: le divisioni interne hanno impedito una sintesi e modificato gli equilibri elettorali.Il nodo principale resta la candidatura dell’ingegnere Giuseppe Siena, sostenuta da una parte del Pd e dall’ex sindaco Michele Crisetti, ma che non ha trovato la piena convergenza degli alleati.

Intervistato da L’Attacco, Michele Crisetti sostiene che la candidatura di Siena nacque proprio da una proposta del segretario cittadino del Pd Matteo Masciale. «Su proposta del segretario cittadino Matteo Masciale avevamo scelto Giuseppe Siena come candidato sindaco. È stato lui il primo a ritenerlo il profilo migliore da sottoporre all’intera coalizione». Secondo Crisetti, il Pd aveva ricevuto dalla coalizione il compito di indicare il candidato sindaco, mentre il Movimento 5 Stelle chiedeva una figura con esperienza amministrativa dopo la conclusione dell’amministrazione Barbano.

Le difficoltà sarebbero emerse proprio nel confronto con gli alleati. «Il nome di Siena trovò subito alcune perplessità, soprattutto da parte del M5S. Noi difendemmo quella scelta spiegando che si trattava di una persona con una lunga esperienza amministrativa, ma capimmo che quella candidatura faceva fatica a essere accettata». Per verificare la posizione del circolo locale, racconta ancora Crisetti, venne coinvolto anche il segretario provinciale Pierpaolo D’Arienzo. «D’Arienzo venne, constatò che tutto il Pd locale era compatto su Siena e decise di portare quella proposta al tavolo della coalizione».

Una ricostruzione diversa, almeno nelle responsabilità della rottura, arriva dal segretario cittadino del Pd Matteo Masciale, intervistato sempre da L’Attacco. Masciale conferma il tentativo di costruire un’alleanza ampia attorno alla candidatura di Siena, ma individua nel confronto con Casa Riformista il momento decisivo della frattura. Il segretario ricorda l’incontro a Foggia con Giuseppe Miglionico, durante il quale, secondo la sua versione, sarebbe stato proprio l’esponente di Casa Riformista a proporre il nome di Rossella Fini.

«Siamo andati anche a Foggia insieme a Giuseppe Miglionico proprio per definire quell’accordo. In quella riunione fu però lo stesso Miglionico a proporre il nome di Rossella Fini, a metterlo ai voti e ad approvarlo per primo». Secondo Masciale, quella scelta non sarebbe stata poi condivisa da una parte dell’area politica di riferimento. «Una volta rientrati a San Giovanni, evidentemente una parte della sua area politica non ha condiviso quella scelta. Presumo che abbiano inciso anche ambizioni personali di qualcuno che aveva già immaginato un proprio ruolo nell’eventuale amministrazione guidata da Siena».

Il mancato accordo avrebbe quindi portato alla rottura definitiva. «Non siamo più riusciti a trovare una sintesi con Casa Riformista e ci siamo presentati divisi alle elezioni. L’accordo che avevo sottoscritto con Miglionico, di fatto, venne superato proprio su sua proposta durante quella riunione a Foggia».

Sulle possibili ambizioni personali, Masciale non fa nomi ma chiarisce il suo punto di vista: «All’interno della lista riconducibile a Casa Riformista sapevamo che qualcuno aveva già immaginato per sé un ruolo amministrativo, da vicesindaco o con altri incarichi, nell’eventualità di una vittoria di Siena. Tuttavia, a mio avviso, questo è un aspetto secondario. Il vero problema è che, se manca la maturità di mettere davanti a tutto il progetto comune, poi finiscono per verificarsi situazioni come quella che abbiamo vissuto».

Le due interviste pubblicate da L’Attacco restituiscono due letture differenti di una delle fasi più delicate del centrosinistra sangiovannese. Comune è il punto di partenza: la mancata sintesi sulla candidatura di Giuseppe Siena ha rappresentato uno dei passaggi decisivi della campagna elettorale. La riflessione nel Pd è appena iniziata. Di dimissioni e responsabilità politiche, invece, per ora non sembra esserci traccia. Capire come il centrosinistra sia arrivato alle urne diviso sarà decisivo per ricostruire un progetto politico credibile, sempre che la sconfitta non sia diventata un’abitudine. Intanto, dalle pagine de L’Attacco, continua il confronto tra i protagonisti di una vicenda destinata a lasciare il segno nel futuro del PD cittadino e del “campo largo”.

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