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Nonostante i tentativi di accelerare sulla tempistica si dovrà aspettare novembre per la mensa scolastica, restano le preoccupazioni sul menù, poco graditi riso, finocchi gratinati e zuppa di farro.

Riunione ieri pomeriggio in Comune a San Giovanni Rotondo tra la ditta, i dipendenti e dirigenti comunali: la mensa comunale partirà a novembre. Questa la decisione. Con l’apertura della mensa torneranno, puntuali, anche le critiche al menù che verrà proposto ai ragazzi, con genitori sempre sul piede di guerra e norme che invece impongono e favoriscono piatti non particolarmente graditi ai bambini, in nome dell’educazione alimentare.

“Non possiamo permetterci di avere alunni con le pance vuote e i sacchi della spazzatura pieni”, sostengono da anni i genitori che sono “preoccupati” per i figli che tornano a casa digiuni. Le  polemiche vanno avanti da tempo e nel corso di questi anni sono state anche oggetto di attacchi da parte dell’opposizione di Palazzo San Francesco con interpellanze e dichiarazioni, opposizione oggi mutata e meno compatta degli esordi del sindaco Michele Crisetti.

L’amministrazione, pur ascoltando le indicazioni dei genitori sul menù, ha chiarito in varie occasioni che l’ indirizzo è dettato dalle normative nazionali, (facendo riferimento alle linee guida del Ministero per la Salute), e “il menù somministrato nelle scuole viene  validato dalla Asl e redatto secondo le linee di indirizzo per la ristorazione collettiva scolastica e aziendale della Regione Puglia. Le tabelle dietetiche seguono le indicazioni dei LARN”. Le linee guide per la ristorazione scolastica sono finalizzate a “facilitare l’adozione di abitudini alimentari corrette sin dall’infanzia e a favorire la prevenzione delle patologie cronico-degenerative (obesità, diabete, malattie cardiovascolari, osteoporosi, ecc.) che annovera tra i suoi principali fattori di rischio proprio la cattiva alimentazione”.

Questi principi si trasformano in piatti variegati proposti a scuola ai bambini, che spesso non riscontrano successo al palato e gusto, non in linea con le abitudini dei ragazzi ma in nome dell’educazione alimentare. I bambini a scuola vengono educati all’apprendimento di abitudini e comportamenti alimentari salutari: dovrebbero così imparare  a consumare ciò che hanno nel piatto evitando gli sprechi e dovrebbero incominciare ad apprezzare sapori nuovi e alimenti, soprattutto salutari, che spesso non vengono consumati a casa. La produzione e la distribuzione dei pasti, dunque, rispettano le indicazioni dei Larn (Livelli di assunzione giornalieri raccomandati di riferimento nutrienti). La ristorazione scolastica, secondo il Ministero della Salute, deve svolgere un ruolo essenziale nell’educazione alimentare e nella promozione della salute e questo coinvolgendo gli insegnati, i bambini e le loro famiglie.

Nonostante queste indicazioni e questi principi i gruppi de genitori WhatsApp sono già pronti per le crociate, in nome del gradimento del cibo piuttosto che dell’educazione alimentare. Poco graditi riso, finocchi gratinati e zuppa di farro, dunque il dibattito è aperto: prodotti sani o soddisfazione per bimbi e genitori?

Bang!

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