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C’è un motivo preciso se Papa Leone XIV ha deciso di seguire personalmente il futuro della Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale fondato da San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo.

I conti in rosso, il cambio di governance, il nuovo Cda e l’uscita di scena di monsignor Moscone. Dietro la decisione di Papa Leone XIV di intervenire direttamente sul futuro della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo c’è una partita che va ben oltre il semplice avvicendamento ai vertici. In gioco c’è la tenuta economica di una delle opere più importanti legate a Padre Pio e, insieme, la sua capacità di continuare a svolgere la propria missione.

Il 27 maggio 2026 Leone XIV ha firmato un chirografo, cioè un documento scritto e firmato di propria mano, con cui ha istituito una Commissione di indirizzo e vigilanza sulla Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza. Una scelta che fotografa la delicatezza della situazione e affida direttamente a strutture di vertice della Santa Sede il compito di accompagnare una fase particolarmente complessa. Il mandato della Commissione è preciso: analizzare la situazione economica, patrimoniale, operativa e gestionale della Fondazione, individuare le soluzioni per rendere l’Opera più efficiente e sostenibile e attuare le misure necessarie al suo rilancio.

Sul fronte della Regione Puglia, le ultime rassicurazioni, soprattutto sul tema dei contratti di lavoro, arrivano da Michele Emiliano, mentre l’attuale presidente, Antonio Decaro, sembra per ora mantenere un atteggiamento più attendista. È qui che si concentra la preoccupazione della Santa Sede. Negli ultimi mesi, diverse ricostruzioni giornalistiche hanno parlato di un’esposizione debitoria superiore ai 200 milioni di euro, con alcune stime arrivate oltre quota 220 milioni. Numeri, va precisato, che non risultano indicati nel chirografo pontificio e che devono quindi essere considerati dati riportati dalla stampa, non cifre ufficiali, mentre la Fondazione continua a ritenere non utile pubblicare e mostrare i bilanci aziendali.

Il problema, però, non è soltanto l’ammontare del debito. È la sostenibilità complessiva della Fondazione e il rischio che le difficoltà finanziarie finiscano per compromettere la continuità dell’ospedale. Casa Sollievo non è infatti una realtà sanitaria qualsiasi. È un punto di riferimento per il territorio, un presidio con una forte dimensione assistenziale e scientifica e, soprattutto, un’opera nata dalla volontà di San Pio da Pietrelcina.

Nei mesi successivi alla nascita della Commissione, il lavoro si è concentrato sulla stabilizzazione dei rapporti con il personale, sul rafforzamento della collaborazione con le istituzioni pubbliche, sul reperimento di nuove risorse e sulla riduzione delle principali passività. La direzione è dunque evidente: prima mettere in sicurezza la Fondazione, poi costruire le condizioni per il rilancio. Nel chirografo Leone XIV richiama l’origine e la natura della Casa Sollievo della Sofferenza: un’opera fondata da San Pio da Pietrelcina e costituita come Fondazione con l’obiettivo di offrire assistenza e cura agli ammalati, ai pellegrini e alle loro famiglie.

È questo il punto decisivo. Per la Santa Sede Casa Sollievo non rappresenta soltanto un ospedale con problemi di bilancio da risolvere. È un’opera che appartiene alla missione della Chiesa e che, proprio per questo, deve essere preservata. Salvare Casa Sollievo, quindi, significa salvare insieme i conti e la missione dell’Opera di Padre Pio. Per affrontare questa fase, il Papa ha affidato la regia a una Commissione composta da figure di vertice delle strutture economiche e patrimoniali vaticane. Alla presidenza c’è Maximino Caballero Ledo, con Fabio Gasperini come coordinatore. La scelta non sembra casuale: al centro del nuovo corso ci sono competenze economiche, patrimoniali e manageriali.

Ed è qui che si inserisce uno dei passaggi più discussi: l’uscita di monsignor Franco Moscone. L’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo era stato presidente della Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza. Nel luglio scorso aveva annunciato che, con la nuova governance, avrebbe concluso il proprio mandato. La sua uscita, dunque, va collocata nel più ampio riassetto deciso dalla Santa Sede. Non un semplice cambio di persona, ma un cambio di impostazione.

Il nuovo Consiglio di amministrazione, nominato dal presidente della Commissione, Maximino Caballero Ledo, in base ai poteri previsti dal nuovo assetto statutario, è composto da don Lorenzo Simonelli, presidente; Pietro Grasso, vicepresidente; Mauro Goletti; Antonio Perno, direttore generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; e Marcello Mustilli.

Moscone non c’è. E la composizione del nuovo Cda dice molto sulla direzione che la Santa Sede intende imprimere alla Fondazione. L’arcivescovo ha rappresentato per anni il legame tra la Chiesa locale, il territorio e l’Opera di San Pio. Ancora nel maggio 2026, in occasione dei 70 anni di Casa Sollievo, era intervenuto come presidente della Fondazione, richiamando il mandato originario dell’ospedale: accogliere il malato come “ospite di Cristo”.

Ora, però, la priorità sembra essere un’altra: affrontare l’emergenza economica e costruire una governance capace di garantire sostenibilità nel lungo periodo. Non è un caso che nel nuovo Cda sia entrato Antonio Perno, direttore generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. La sua presenza rappresenta un segnale preciso: alle radici religiose e alla storia dell’Opera vengono affiancate competenze manageriali e sanitarie di alto livello.

Il nuovo corso, tuttavia, non coincide con una cancellazione completa del passato. Il direttore generale Gino Gumirato (in foto copertina)  è stato infatti riconfermato e mantiene anche la rappresentanza legale della Fondazione, con buona pace dei sindacati. Un elemento tutt’altro che secondario, perché indica che il Vaticano non ha scelto una rottura indiscriminata con la precedente gestione. La strategia appare piuttosto quella di un riassetto selettivo: cambiare la governance, rafforzare le competenze economiche e manageriali, mantenere alcuni elementi di continuità e concentrare gli sforzi sul risanamento.

Ed è proprio qui che si giocherà la partita più importante. Non basterà cambiare il Cda. Non basterà ridurre le passività. E non basterà trovare nuove risorse. La vera sfida per Leone XIV sarà trasformare l’intervento della Santa Sede in un piano di risanamento capace di restituire stabilità economica a Casa Sollievo senza trasformarla in qualcosa di diverso da ciò che Padre Pio volle. Perché il punto, oggi, non è soltanto salvare un ospedale dai suoi conti, è salvare un’opera senza perderne l’anima.

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