Insulti, telefonate anonime, molestie e pietre contro l’abitazione: una lunga sequenza di episodi culminata nella notte tra il 5 e il 6 agosto, quando il ragazzo è stato aggredito e ferito. Presentata una denuncia-querela ai Carabinieri.
Una sequenza di insulti, molestie e atti intimidatori che, secondo quanto denunciato dalla famiglia, sarebbe andata avanti per mesi, fino a sfociare in una vera e propria aggressione. È quanto accaduto a San Giovanni Rotondo, dove un giovane con disabilità e disturbi psichici sarebbe stato preso di mira da un gruppo di adolescenti.
La vicenda, stando alla ricostruzione diffusa dal M.E.D.A. (Movimento Europeo Diversamente Abili), avrebbe avuto inizio lo scorso aprile. Una decina di ragazzi, di età compresa tra i 13 e i 14 anni, avrebbe iniziato a rivolgere al giovane insulti e molestie, trasformando progressivamente le provocazioni in una persecuzione sempre più insistente.
Tra gli episodi segnalati ci sarebbero i continui disturbi notturni al citofono dell’abitazione, al punto da costringere la famiglia a scollegarlo, e oltre 60 telefonate anonime ricevute nell’arco di un solo mese. Alle molestie si sarebbero poi aggiunti anche lanci di pietre contro la casa.
La situazione sarebbe ulteriormente degenerata nella notte tra il 5 e il 6 agosto, quando il ragazzo, esasperato dalla lunga serie di provocazioni, sarebbe sceso in strada. Qui sarebbe stato raggiunto da un fitto lancio di pietre, riportando diverse lesioni: un trauma cranico, la frattura delle ossa nasali e varie contusioni. Il giovane è stato quindi ricoverato presso l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.
Secondo quanto riferito dal M.E.D.A., le conseguenze della vicenda non si sarebbero limitate alle ferite fisiche. La paura avrebbe infatti portato il ragazzo a isolarsi e avrebbe inciso anche sul percorso terapeutico, con un ridimensionamento delle terapie. Dopo una breve tregua, inoltre, il gruppo avrebbe nuovamente preso di mira la famiglia con ulteriori comportamenti persecutori.
A intervenire pubblicamente sulla vicenda è Massimo Nigro, Segretario Politico Nazionale del M.E.D.A., che ha espresso «profondo dolore, rabbia e una fermissima condanna» per quanto accaduto.
«Nella mia veste istituzionale e come cittadino–afferma Nigro– sono profondamente colpito e distrutto nel sentire che un ragazzo già fragile sia stato costretto all’isolamento e al depotenziamento delle sue terapie per la paura». Per il rappresentante del Movimento, quanto denunciato non può essere archiviato come una semplice ragazzata: «Non è in alcun modo tollerabile che questi atti vengano liquidati come “bravate”».
Il M.E.D.A. ha inoltre espresso il proprio sostegno all’azione intrapresa dall’avvocato della famiglia, Francesco Pio Leonardo Urbano, già garante comunale per le persone con disabilità, che ha formalizzato una denuncia-querela presso la Stazione dei Carabinieri di San Giovanni Rotondo.
La richiesta del Movimento è ora rivolta alle autorità: un intervento deciso per accertare le responsabilità e impedire che episodi simili possano ripetersi. «Chiediamo alla Magistratura, alle Forze dell’Ordine e a tutte le Autorità competenti di agire con il pugno chiuso e deciso», conclude Nigro, invocando «sanzioni esemplari e interventi immediati» contro chi prende di mira le persone più fragili.

















