Dal Santuario di Monte Sant’Angelo, nel giorno della festa del Patrono della Polizia di Stato, l’Arcivescovo richiama le istituzioni alla tutela della sanità pubblica e chiede di fermare la corsa al riarmo: «Alla pace non esiste alcuna alternativa».
Nel giorno della solennità di San Michele Arcangelo, Patrono della Polizia di Stato e figura profondamente legata alla storia e alla spiritualità del Gargano, dal Santuario di Monte Sant’Angelo si è levato un appello dedicato alla tutela della vita, alla sicurezza delle comunità e alla costruzione della pace. Alla presenza delle autorità civili e militari e di una moltitudine di pellegrini, l’Arcivescovo Franco Moscone ha rivolto una riflessione che ha intrecciato una questione fortemente sentita sul territorio, quella della sanità pubblica, con il tema più ampio della corsa agli armamenti e dei conflitti internazionali.
Al centro dell’intervento dell’Arcivescovo c’è la recente soppressione della seconda postazione del 118 e della relativa ambulanza a Manfredonia. Una decisione che, secondo Moscone, suscita «profonda preoccupazione e sconcerto» e pone una questione che va oltre la semplice organizzazione dei servizi sanitari. La ricerca dell’equilibrio dei conti, ha sottolineato l’Arcivescovo, non può tradursi nel depotenziamento dei presidi di emergenza presenti sul territorio. Una postazione del 118, infatti, rappresenta un elemento concreto di sicurezza per la popolazione.
La riflessione dell’Arcivescovo si è poi allargata dal contesto locale allo scenario internazionale. Secondo Moscone, ciò che accade sul territorio non può essere separato da una più ampia discussione sulle priorità politiche ed economiche dell’Italia e dell’Europa. L’Arcivescovo ha denunciato quella che considera una contraddizione: da una parte il ridimensionamento di servizi sanitari pubblici, dall’altra l’impiego di risorse ed energie nel settore degli armamenti e nei conflitti che continuano a interessare diverse aree del mondo, dall’Ucraina e dalla Russia al Medio Oriente e al Golfo.
È proprio dalla figura di San Michele Arcangelo che l’Arcivescovo ha tratto il significato più profondo del suo messaggio. Dalla vetta del Gargano, ha affermato, deve continuare a levarsi l’annuncio del Vangelo: il bene può prevalere soltanto se viene concretamente alimentato, mentre il male deve essere privato di ciò che quotidianamente lo sostiene. Nella riflessione di Moscone, tra i fattori che alimentano il male vi sono «l’egoismo, l’interesse speculativo, la sopraffazione e la ricerca del profitto ad ogni costo». In questo senso San Michele viene presentato come un «guerriero disarmato e disarmante»: una figura che, nella lettura proposta dall’Arcivescovo, invita a rovesciare la logica secondo cui la sicurezza passa necessariamente attraverso l’aumento degli strumenti di violenza.
«Il vero riscatto», è il senso del messaggio, passa invece dal disarmo dei cuori, dei pensieri, delle scelte e delle mani.
Dal Santuario di San Michele, luogo simbolico del Gargano e meta di pellegrinaggio, l’auspicio dell’Arcivescovo si rivolge quindi tanto alle istituzioni quanto alle comunità: ritrovare la strada del perdono, della misericordia, della pace e del bene comune.
















