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Un giovane ha pubblicato alcuni screenshot di messaggi attribuiti a un noto imprenditore locale, che nega ogni responsabilità. Il ragazzo chiarisce: «Non mi sono sentito offeso, volevo richiamare l’attenzione su un problema sociale».

È polemica a San Giovanni Rotondo per alcuni commenti omofobi che sono comparsi sui social network nella tarda serata di ieri. Al centro della vicenda, uno scambio di messaggi che, secondo quanto denunciato pubblicamente da un giovane dichiaratamente omosessuale, lo avrebbe visto coinvolto con un noto imprenditore della città. La vicenda è stata resa nota dallo stesso ragazzo, che nella mattinata di oggi ha pubblicato sui social alcuni screenshot dei messaggi contestati, attribuendoli all’imprenditore (in foto). Tra le frasi compare anche un riferimento all’omosessualità come «una malattia da cui si può curare», espressione che ha suscitato reazioni e aperto un dibattito sul rispetto delle differenze e sul linguaggio utilizzato nelle conversazioni online. Sulla ricostruzione dei fatti, tuttavia, è necessario mantenere prudenza: le circostanze dell’accaduto non sono state chiarite e l’imprenditore ha respinto le accuse, fornendo una versione diversa rispetto a quella inizialmente circolata.

Sulla vicenda è intervenuta anche il sindaco di San Giovanni Rotondo, Floriana Natale, insieme ad alcuni consiglieri comunali, che hanno espresso solidarietà al giovane. La prima cittadina ha affidato ai social una riflessione sul valore del rispetto reciproco e sulla responsabilità che ciascuno dovrebbe assumersi, anche nelle interazioni virtuali. «Le differenze di orientamento sessuale, di provenienza, di cultura, di fede, di condizioni personali o di modo di vivere non possono diventare il pretesto per negare a qualcuno il semplice rispetto», ha scritto Natale.

Di fronte ai numerosi messaggi di solidarietà ricevuti, il ragazzo ha voluto precisare il significato della propria iniziativa, sottolineando che l’intento non era quello di alimentare polemiche né di presentarsi come una persona ferita dall’accaduto. «Ci tengo però a precisare che, personalmente, non è successo nulla che mi abbia ferito o scosso: non mi sono sentito offeso e non era mia intenzione creare allarmismi o alimentare polemiche», ha scritto. Il giovane ha spiegato di aver voluto richiamare l’attenzione su una questione che, a suo avviso, riguarda l’intera società e non soltanto la propria esperienza personale. «Perché ciò che oggi può sembrare una semplice battuta, domani potrebbe ferire qualcuno che non ha la stessa forza o serenità nell’affrontare certi pregiudizi», ha aggiunto. Un messaggio che sposta il focus dalla vicenda individuale a una riflessione più ampia sul peso delle parole e sulle conseguenze che certi atteggiamenti possono avere sulle persone più vulnerabili.

L’imprenditore coinvolto, impegnato anche nell’associazionismo e nel sociale, respinge con forza le accuse e nega di aver scritto i messaggi finiti al centro della polemica. Secondo la sua versione, quanto accaduto potrebbe essere collegato a un accesso non autorizzato ai suoi profili social, verificatosi dopo aver scaricato un’applicazione per il recupero delle foto. «Ho scaricato un’app per il recupero delle foto e da quel momento qualcuno si è impossessato dei miei social, non sono io l’autore di questi messaggi», ha dichiarato. Una ricostruzione che contrasta con quella del giovane e di molti utenti attivi sui social.

La vicenda resta dunque da chiarire. Nel frattempo, il confronto sviluppatosi sui social e gli interventi istituzionali hanno riportato al centro dell’attenzione il tema del rispetto delle differenze e della responsabilità nell’uso delle parole, anche negli spazi digitali. Al netto delle responsabilità individuali, il caso ha aperto a San Giovanni Rotondo una riflessione più ampia su come una comunità possa riconoscere e contrastare i pregiudizi, promuovendo una convivenza fondata sul rispetto reciproco, anche e soprattutto sui social network.

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