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Un omaggio a un uomo di sport e impegno civile: il ricordo per “Eppe”, scomparso nel gennaio 2021 dopo una lunga battaglia contro la malattia.

La pista di atletica leggera dello stadio comunale sarà intitolata a Giuseppe Merla, Peppino per tutti. Un gesto di memoria per un uomo che ha dedicato una parte importante della sua vita allo sport e alla comunità di San Giovanni Rotondo. Il suo nome resterà così legato a quel luogo dove sicuramente avrebbe voluto correre, lasciando un ricordo indelebile in quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Giuseppe Merla, per tutti “Peppino”, era nato a San Giovanni Rotondo nel 1962 ed è scomparso nel gennaio del 2021, dopo anni trascorsi a combattere contro una malattia che aveva segnato la sua vita e che, alla fine, non gli ha lasciato scampo. A rendere ancora più dolorosa quella perdita fu il Covid, contro il quale Peppino si trovò a combattere nell’ultima, difficile parte della sua esistenza.

Una pista, dunque, ma soprattutto una memoria. Una memoria fatta di corse, sacrifici, amicizie, passioni condivise e di quell’inesauribile voglia di fare che aveva sempre contraddistinto Giuseppe, uomo di poche parole, ma sempre quelle giuste. La sua storia, infatti, non può essere racchiusa soltanto nell’attività sportiva. Peppino è stato una presenza importante nella vita culturale, sociale e civile di San Giovanni Rotondo, capace di lasciare un segno in ambiti diversi.

Militante appassionato e sempre presente nel circolo di Rifondazione Comunista, Peppino viveva la politica non soltanto come impegno, ma come parte della sua idea di comunità, di partecipazione e di stare insieme. Era una presenza immancabile alle feste di partito, tra sorrisi e momenti condivisi, sempre con quella semplicità e quella passione che lo rendevano vicino alle persone. Già alla fine degli anni Ottanta, insieme a un gruppo di amici, fondò l’associazione culturale “CIAK”, della quale fu presidente. Quell’esperienza divenne ben presto un punto di riferimento per tanti giovani, grazie a iniziative culturali, sociali e ricreative. Era il modo di Peppino di stare insieme agli altri: creare, coinvolgere, mettere in movimento energie e idee, cambiare il mondo.

Proprio in quegli anni coltivò e condivise la sua passione per le arti visive, in particolare per il cinema e la fotografia. Quest’ultima, con il tempo, sarebbe diventata anche parte della sua vita professionale, accompagnandolo per anni. Collaborò come fotografo con il settimanale “Il Corriere del Sud”.

Ma lo sport è sempre rimasto uno dei fili conduttori della sua esistenza. Poi arrivò la corsa, una passione già conosciuta in gioventù e che, negli anni successivi, tornò a occupare un posto sempre più importante nella sua vita. L’ingresso nell’Atletica Padre Pio rappresentò una nuova pagina del suo percorso sportivo. Giuseppe Merla non fu soltanto un atleta: entrò nel direttivo dell’associazione e mise a disposizione della società e della città le sue capacità, la sua esperienza e il suo entusiasmo.

Per lui lo sport non era competizione. Era comunità. Era stare insieme, condividere la fatica, raggiungere un traguardo, incoraggiare chi correva accanto. Nel corso della sua attività podistica partecipò a numerose manifestazioni sportive in Italia e anche all’estero, rappresentando e onorando la sua città con quella passione genuina.

E proprio per questo l’intitolazione della pista, decisa dall’attuale amministrazione comunale, appare come un riconoscimento particolarmente significativo. Quella pista non sarà soltanto il luogo in cui si correrà. Sarà il luogo in cui, idealmente, continuerà a correre anche il ricordo di Peppino. A chi lo ha conosciuto resteranno il sorriso, le passioni, le battute, le fotografie, le tante iniziative organizzate insieme e, soprattutto, il ricordo di un uomo che aveva scelto di esserci: nello sport, nella cultura, nella vita sociale della sua comunità.

“Peppino” Merla continuerà così a vivere nelle storie di chi lo ha conosciuto, negli amici e compagni che hanno condiviso con lui una parte del cammino, negli sportivi che ne hanno apprezzato l’impegno e nei giovani ai quali ha dedicato energie e passione. E forse non esiste modo più bello per ricordare un uomo che ha amato la corsa, le maratone, la politica e la città. Perché una maratona finisce quando si arriva al traguardo. Il ricordo, invece, continua.

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