“Non è da sottovalutare l’impatto sociale ed educativo che spettacoli del genere possono avere, in particolare, su bambini e ragazzi che potrebbero acquisire una visione distorta”.
Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma del Collettivo koll.Era di San Giovanni Rotondo in merito alla presenza del circo in questi giorni nella cittadina garganica.
La sofferenza ti diverte?
Schiavi nati in gabbia e costretti ad esibirsi per l’effimero piacere di un pubblico che finanzia i suoi sfruttatori: questo è oggi il destino di duemila animali detenuti nei circhi in Italia, all’attivo ne contiamo ancora un centinaio.
Con la conversione del DDL “Milleproroghe”, il Senato ha prolungato -dal 18 Maggio 2022 al 18 Agosto 2024- i tempi di determina per la regolamentazione degli spettacoli dal vivo, che dovrebbero vietare l’utilizzo di animali nei circhi. Questo significa che lo spettacolo dell’orrore viene ancora oggi sovvenzionato con 3 milioni di euro di fondi pubblici erogati dal Ministero per i Beni culturali ed il Turismo.
Fruste, speroni e puntali sono acquistati come strumenti di lavoro e di coercizione.
L’ambiente a cui queste creature, tra le quali tante appartenenti a specie protette e/o in via d’estinzione, sono costrette senza via d’uscita è totalmente inadeguato alle loro esigenze abitative, nutrizionali, comportamentali e sociali.
È solito per proprietari ed addestratori di tali tendoni rispondere alle accuse con spicciole giustificazioni secondo le quali il benessere dell’animale sia visibile, dato il rapporto amichevole nei loro confronti. Siamo consapevoli che, al contrario, ciò che muove l’uomo è tutt’altro che un sentimento d’amicizia ma l’autentica consapevolezza che un animale non potrà mai tradire la mano che lo nutre, anche se essa lo bastona.
Lucrare su una creatura che soffre, sia essa umana o non, è un gesto ignobile e che noi condanniamo senza sé e senza ma.
Questi animali ignorano completamente la vita libera e non hanno acquisito le capacità necessarie (per esempio quella di procacciarsi autonomamente il cibo), ciò li porta a non essere autonomi e di conseguenza inadatti ad un reinserimento in natura.
Fino ad ora il ”lavoro” a cui sono obbligati è esattamente quello che vediamo: essere ridicolizzati e maltrattati, ridotti ad un mero strumento in grado di generare profitto a chi agisce su di loro il sopruso, in costanti condizioni di stress fisico e psicologico tra una tournée nel mondo ed un’altra senza avere scelta, trasportati su autostrade roventi o gelide come fossero esseri privi di senno.
Inoltre, non è da sottovalutare l’impatto sociale ed educativo che spettacoli del genere possono avere, in particolare, su bambini e ragazzi che potrebbero acquisire una visione distorta del ruolo che le altre specie ricoprono nel mondo, nella natura ed a sottostimarne le esigenze. Sentiamo di opporci fortemente a questo inquietante spettacolo specista e figlio di meccanismi violenti, posto a lucrare sulla salute fisica e psicologica degli animali.
















