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I migranti del progetto Sai protagonisti del progetto “Patrimonio culturale e comunità in trasformazione” dell’Università di Bari, un percorso intenso che ha trasformato l’archeologia in strumento di dialogo.

Il progetto “Patrimonio culturale e comunità in trasformazione” dell’Università di Bari, giunto alla sua terza edizione, ha coinvolto beneficiari del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) del Comune di Manfredonia in un percorso archeologico e culturale.

Provenienti da diversi paesi (tra cui Bangladesh, Afghanistan, Nigeria, Ucraina e Perù), i partecipanti hanno preso parte a laboratori teorici e pratici culminati nella visita agli scavi archeologici di Siponto, realizzati sotto la direzione delle Università di Bari e Foggia.

«È un modo diverso di vivere la relazione con i nuovi cittadini, un nuovo modo di intendere l’interazione culturale. È un momento in cui si instaura un dialogo che parte dal riconoscimento dell’altro, dalla valorizzazione dell’altro per ciò che è e come ricchezza, e si possono costruire dei ponti che rafforzano le relazioni e i percorsi di reinserimento in un nuovo contesto sociale e culturale» evidenzia Elena Carletti sociologa dell’Università di Bari.

Coordinato da Velia Polito, Elena Carletti e il prof. Giuliano Volpe, il progetto ha utilizzato l’archeologia – in particolare il metodo della stratigrafia – come metafora per esplorare le storie personali e collettive. I partecipanti hanno realizzato la propria “stratigrafia in barattolo”, raccontando i livelli della loro vita, tra memorie dolorose e speranze.

L’iniziativa si ispira alla Convenzione di Faro, promuovendo una visione del patrimonio culturale come bene condiviso e vissuto dalle comunità, utile a costruire dialoghi interculturali e percorsi di inclusione sociale.

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