<Agenzia Valerio - Adv

L’appello di Franco Moscone contro guerre, violenza e indifferenza: “Non possiamo restare neutrali, diffondiamo la pace.”

Nel cuore di un tempo segnato da conflitti, paura e incertezza, il messaggio pasquale dell’arcivescovo Franco Moscone (qui la lettera integrale) si leva come un appello forte: “scegliere la pace come unica via possibile per l’umanità”.

Prendendo spunto dal Vangelo di Luca richiama l’episodio dei discepoli di Emmaus: «Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele…». Parole che raccontano la delusione e lo smarrimento di chi aveva visto in Gesù una speranza poi apparentemente infranta dalla Croce. Una riflessione che, secondo Moscone, risuona profondamente anche oggi, in un mondo segnato dalla violenza e dalla logica del potere.

Il parallelo con la contemporaneità è immediato. Guerre, immagini di distruzione e sofferenza, notizie incessanti che attraversano media e social: tutto sembra confermare la vittoria della forza sulle ragioni della vita. «Come non ritrovarci anche noi nella delusione dei due discepoli in fuga?» si chiede l’arcivescovo, denunciando il rischio di rifugiarsi nell’indifferenza o nella rassegnazione.

Eppure, proprio da questa realtà drammatica nasce l’urgenza di un annuncio diverso. «Non possiamo rimanere inerti», afferma con decisione. «Abbiamo un altro racconto da proclamare: è quello della Pasqua». Un racconto che non ignora il dolore, ma lo attraversa e lo trasforma, proponendo una logica opposta a quella dominante.

Nel suo messaggio pasquale, Moscone descrive un mondo dominato dal “rumore assordante” di armi e interessi economici, dove il riarmo viene perfino giustificato come deterrente. Una realtà che coinvolge tutti: vittime, carnefici e spettatori, accomunati da un sistema che sacrifica l’umanità al profitto.

In questo scenario, il cuore del messaggio cristiano torna a farsi strada con forza: dalla Risurrezione nasce una parola nuova e decisiva, «PACE». È questo, sottolinea l’arcivescovo, il primo dono del Cristo risorto, l’unica alternativa reale e ragionevole alla guerra. Una pace che non è debolezza, ma coraggio autentico. Una pace “disarmata, disarmante, umile e perseverante”, capace di costruire giustizia e futuro. Non un’utopia, ma una scelta concreta che interpella ogni credente e ogni cittadino.

Moscone invita a non restare neutrali: «Dobbiamo ribellarci, sdegnarci ed elevare alto il grido della pace». Un richiamo forte alla responsabilità personale e collettiva, perché il silenzio e l’indifferenza rischiano di trasformarsi in complicità. Il messaggio si allarga poi a una dimensione universale: la pace va invocata e costruita nel nome delle vittime innocenti, delle giovani generazioni e di un pianeta sempre più ferito da scelte distruttive. È un appello che guarda al futuro, ma che chiede decisioni immediate.

Infine, lo sguardo si posa sul territorio: dal Gargano, terra profondamente segnata dalla spiritualità di San Michele Arcangelo, parte un invito concreto a seminare pace in ogni ambiente e relazione. «È PACE la parola di Pasqua», conclude Moscone. Una parola che, oggi più che mai, si propone come unica speranza capace di vincere la guerra e restituire all’umanità una prospettiva di vita.

Bang!

Google search engine