Agenzia Valerio

Si intitola “Chi cante e sone no more maje”, il singolo d’esordio dei Cantautori Dauni, la formazione voluta da Nazario Tartaglione.

Il gruppo pone l’accento su una figura importante per ogni tempo, quella dell’autore che a cavallo tra musica e letteratura canta la propria terra, nell’attualità come nella storia, proponendosi di arricchire la futura tradizione.

Composta da Matteo Marolla, Nicola Giuliani, Federico Scarabino, Cino Iannacone, Salvatore Villani, Antonio Francesco Parisi, Alessandro Napolitano e Nazario Tartaglione, la formazione dei Cantautori Dauni ospita nella sua prima produzione, Roberta Palumbo, interprete di tradizione e canzone d’autore e lo fa con un brano dedicato ai Padri Cantori del Gargano e di ogni luogo, come ai cantautori storici di Capitanata: Matteo Salvatore e Toni Santagata.

Ben accolto sul web, Chi cante e sone no more maje propone un testo che tra storia e attualità canta la voglia di vivere dei contadini del primo novecento come quella di rinascere dopo le limitazioni dettate dal Covid ’19.

Le voci degli otto cantautori e dell’interprete portano i colori di San Severo, Apricena, San Marco in Lamis, Rignano Garganico e Monte Sant’Angelo, insieme alla consapevolezza che fare squadra è fondamentale per crescere e far crescere la propria terra. Centrali i versi:”Sona, sona che non c’è pietà/ per chi ha l’anima di un altro colore/ noi briganti della musica/ Chi cante e sone no more maje”, a ricordare la parabola tra lo sfruttamento storico nelle campagne e i moderni ghetti.

“In un momento in cui la canzone sta cambiando, rischiando di perdere il proprio volto e il rapporto fondamentale con la melodia, la canzone di radice, legata ad un territorio specifico e candidata a fare tradizione, può svolgere un ruolo importante per l’identità del linguaggio canoro: per questo i cantautori di radice divengono ancor più importanti” commenta Nazario Tartaglione, autore e produttore del brano.

Il video, realizzato ad Apricena, vede i volti e le voci degli artisti fondersi con paesaggi locali e mediterranei, a ricordare l’appartenenza ad un mondo culturale e musicale ampio, e insieme il potenziale della nostra musica, che diviene così world music.
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