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Un esercizio di democrazia e di partecipazione culturale è andato in scena al Teatro Comunale “Lucio Dalla”, in occasione dell’incontro finale di “futura”.

Un bilancio di fine corso e un’occasione per dibattere e ragionare assieme al pubblico sulle politiche culturali di una città e di un territorio. L’appuntamento, intitolato “futura: se fossero solo numeri non moriremmo di desiderio”, ha preso il via con un dettagliato report su tutti numeri della stagione: tra dicembre e maggio 17 titoli per 19 recite hanno richiamato a teatro 5.061 spettatori. L’incremento della media di pubblico per singolo spettacolo rispetto alla stagione precedente è stato pari al 66%. Sono stati sottoscritti 133 abbonamenti full a 12 spettacoli, 53 abbonamenti light a 8 spettacoli, 4 abbonamenti università a 6 spettacoli.  Un totale di 190 abbonamenti, che hanno inciso sugli ingressi totali per il 41% e che testimoniano di un grande lavoro di fidelizzazione che permette oggi di parlare della “comunità teatrale del Teatro Comunale Lucio Dalla”.

In una provincia a cui la classifica sulla qualità della vita del Sole Ventiquattrore continua a regalare le ultime posizioni, c’è un teatro cittadino a vocazione nazionale che è presidio di ricerca artistica permanente. “Non vi abbiamo invitato per raccontarvi di un miracolo; vi abbiamo chiesto di venire qui stasera per aiutarci a trasformare quello che ha l’aspetto di un miracolo, cioè per natura un caso irripetibile, in una prassi, ovvero un processo analizzabile, criticabile, monitorabile, sostenibile e soprattutto, migliorabile”, concludono gli Apocrifi.

Dai presenti è emerso con forza desiderio di condivisione, in una conversazione pubblica e animata fra cittadini/spettatori, Istituzioni e operatori del settore. Si è discusso dei singoli spettacoli proposti, dei percorsi di formazione che hanno accompagnato l’intera stagione, di come implementarli e di come far sì che tutto questo sia un’operazione sostenibile.  E si è compreso insieme che il Dalla e la sua comunità teatrale sono pronti a osare di più, privilegiando i linguaggi del contemporaneo, sostenendo cioè il rischio artistico, che in Italia oggi non trova ancora il sostegno che dovrebbe.

“Il presidio culturale di Bottega degli Apocrifi è un presidio intelligente e critico di cultura, e non solo di cultura teatrale. Quello che accade qui, fra queste mura, deve essere una possibilità, una prassi e un esempio per tutta la Puglia. Sono qui a testimoniare questa qualità della proposta artistica e la grandezza di una politica culturale residenziale che si è trasformata in un’esperienza vissuta da tutta la comunità. La Puglia intera deve guardare al lavoro degli Apocrifi per migliorare le sue politiche culturali e per riappropriarsi di spazi, pratiche e metodi fondamentali per coinvolgere e stingere un patto strutturale con il pubblico”, la riflessione di Paolo Ponzio, presidente del Teatro Pubblico Pugliese.

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