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Mezzo secolo dopo lo scoppio della colonna d’arsenico che ferì il Golfo, la città sipontina si riunisce dal 24 al 27 settembre per fare il punto su ambiente, salute e bonifiche negate.

Il calendario segna cinquant’anni esatti da quella che l’Italia intera avrebbe tristemente ribattezzato come la “Seveso del Sud”. Era la mattina del 26 settembre 1976 quando, alle ore 9:50, all’interno del polo petrolchimico Anic/Enichem (situato formalmente nel comune di Monte Sant’Angelo ma a ridosso del quartiere Monticchio di Manfredonia), si consumò un grave incidente industriale, a cedere fu la colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca: un boato violentissimo squarciò la torre e liberò nell’aria una nube tossica composta da oltre trenta tonnellate di anidride arseniosa e ossido di carbonio. I veleni si depositarono ovunque, contaminando le spiagge, i centri abitati, i campi e gli uliveti circostanti. Quell’evento drammatico recise bruscamente il complesso rapporto di “odio e amore” del territorio con la fabbrica, che avrebbe dovuto garantire occupazione e benessere. Cinquant’anni dopo, la vera eredità resta un territorio profondamente ferito da una bonifica parziale e mai decollata secondo le reali necessità.

Per non dimenticare il trauma collettivo e analizzare l’eredità sanitaria di quella scelta industriale, la comunità sipontina promuove il programma istituzionale e associativo “Manfredonia, 50 anni dopo: dalla memoria il futuro”, un ciclo di eventi pubblici in agenda da giovedì 24 a domenica 27 settembre. Il focus si aprirà giovedì 24, alle ore 18:00, nel chiostro di Palazzo San Domenico, con la conferenza scientifica “Salute e ambiente nel SIN di Manfredonia: quali evidenze, criticità, prospettive?”. Il tavolo, introdotto dai saluti istituzionali del sindaco di Manfredonia Domenico La Marca, del primo cittadino di Monte Sant’Angelo Pierpaolo d’Arienzo, del sindaco di Mattinata Michele Bisceglia e del Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, punterà i riflettori sullo stato epidemiologico della popolazione. Interverranno Lucia Bisceglia (direttrice generale AReSS Puglia), Filomena Lacarbonara di Arpa Puglia e l’epidemiologo Annibale Biggeri, coordinatore della fondamentale Ricerca Epidemiologica Partecipata avviata un decennio fa sul territorio.

Le attività proseguiranno venerdì 25 settembre alle ore 19:00 presso lo Spazio Apocrifi del Porto Turistico Marina del Gargano con l’evento-dibattito “Panorami distopici: la ‘normalizzazione’ come arma dell’ingiustizia”. Curato dalla compagnia Bottega degli Apocrifi in sinergia con l’Università di Padova, l’appuntamento indagherà i meccanismi sociali e comunicativi che storicamente portarono alla minimizzazione dell’impatto del disastro chimico nei giorni immediatamente successivi all’esplosione; il dibattito ospiterà i contributi dello stesso professor Biggeri, dell’ex direttore di Arpa Puglia Roberto Giua, della storica Giulia Malavasi e di Anna Maria Nannavecchia (AReSS Puglia). Sabato 26 settembre, giornata del cinquantesimo anniversario del disastro, i lavori torneranno nel chiostro di Palazzo San Domenico alle ore 18:00 con l’incontro “Quando la partecipazione incontra la ricerca: il popolo inquinato può far rifiorire i territori”, che darà voce al riscatto civile delle popolazioni colpite da reati ambientali attraverso le relazioni delle esperte Cristina Mangia (Cnr), Giulia Malavasi, Chiara Piccolo, Valentina Acquafredda (Unifg) e Lorenza Moretti (Università La Sapienza).

La serata del 26 settembre si sposterà successivamente in Piazza del Popolo per un momento di profonda commemorazione collettiva e di preghiera, organizzato in memoria delle vittime e del territorio ferito dalla Comunità Laudato sì e dalla Casa dell’Arte di Mattinata, alla presenza del vescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, padre Franco Moscone. Il percorso dei quattro giorni si concluderà infine domenica 27 settembre, a partire dalle ore 19:00, in Piazza Papa Giovanni XXIII, con l’iniziativa “La piazza che cura: associazioni, memoria e futuro per Manfredonia”. Promosso dalla Casa della Salute e dell’Ambiente insieme al Comune e alla rete delle organizzazioni ambientaliste, sanitarie e culturali del territorio, l’evento trasformerà lo spazio urbano in un laboratorio a cielo aperto di condivisione e cittadinanza attiva, volto a strutturare reti operative su quattro macro-aree strategiche: salute e prevenzione, tutela dell’ambiente, solidarietà di comunità e politiche per la cultura e i giovani.

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