Dalle celebrazioni di Padre Pio alle sagre salentine: l’intelligenza artificiale può essere uno strumento straordinario. Ma se le si affida anche il buon senso, il rischio è di ritrovarsi davanti a manifesti che sembrano usciti da un universo parallelo.
C’è un momento preciso in cui l’intelligenza artificiale smette di essere una rivoluzione tecnologica e comincia a diventare una commedia all’italiana: quando le affidiamo un manifesto di paese e poi ci dimentichiamo di controllare cosa ha prodotto. Sia chiaro: l’AI non va demonizzata. Può aiutare a scrivere, impaginare, creare immagini, suggerire idee e persino salvare dalla disperazione chi, davanti a una pagina bianca di Word, comincia a fissare il cursore lampeggiante come fosse una seduta spiritica. Il problema nasce quando la tecnologia viene utilizzata con la convinzione che, essendo “intelligente”, possa fare tutto al posto nostro. Compreso distinguere ciò che è vero da ciò che sembra esserlo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: locandine, brochure e manifesti nei quali l’uso disinvolto dell’intelligenza artificiale finisce talvolta per produrre immagini e contenuti tutt’altro che convincenti. È quanto accaduto anche a San Giovanni Rotondo, dove, inizialmente sui social, è scoppiata una polemica attorno a un manifesto dedicato a Padre Pio e al cavaliere Morcaldi (in foto).
A sollevare la questione è stato il fotografo Giuseppe Saldutto, dell’Associazione Pro Padre Pio “L’Uomo della Sofferenza”, che ha contestato l’utilizzo dell’immagine presente nel manifesto. Secondo quanto denunciato da Saldutto, l’immagine generata artificialmente non sarebbe quindi una fotografia reale. Il fotografo contesta inoltre l’assenza, sul manifesto, dell’indicazione relativa all’utilizzo dell’intelligenza artificiale e chiede pubblicamente ai Frati Cappuccini e all’Amministrazione comunale di intervenire, arrivando a sollecitare scuse pubbliche e l’utilizzo di fotografie autentiche di Padre Pio.
Al di là degli aspetti normativi, che naturalmente spettano agli esperti e agli eventuali organismi competenti, rimane una domanda molto più semplice: ma era davvero necessario?
Per celebrare una figura come Padre Pio, circondata da un patrimonio sterminato di fotografie autentiche, documenti e testimonianze visive, perché inventarsi un’immagine artificiale? È un po’ come avere un album di famiglia pieno di fotografie e decidere di chiamare un pittore per farsi ridisegnare la nonna perché “così viene più cinematografica”.
E non è un caso isolato. Nei giorni scorsi Selvaggia Lucarelli ha raccontato sui social un’altra perla proveniente dal meraviglioso mondo delle locandine generate con l’AI. In una brochure della festa “I colori dell’olio” di Presicce (in foto), in Salento, era rimasta addirittura una risposta dell’intelligenza artificiale all’interno del testo dedicato a Raf. La parte più surreale? Nella conversazione, l’utente aveva chiesto all’AI di rivolgersi a lui chiamandolo “Mio Signore Divino”.
E qui la tecnologia, per una volta, ci regala una domanda filosofica: siamo davanti a un organizzatore di eventi o al creatore dell’universo? A questo punto manca soltanto il programma della serata: ore 20, processione; ore 21, concerto; ore 22, saluto del sindaco; ore 23, creazione dell’universo.
Il problema, dunque, non è l’AI. È l’assenza di un essere umano alla fine della filiera.
Perché l’intelligenza artificiale può generare un’immagine bellissima, ma non sa necessariamente se quel volto appartiene davvero a Padre Pio. Può scrivere una biografia impeccabile, ma può anche lasciarci dentro le istruzioni ricevute dall’utente. Può costruire una locandina spettacolare, ma magari mette sei dita a un santo, sette a un musicista e un cavallo con le zampe che sembrano progettate da un un geometra in piena crisi creativa.
E soprattutto non possiede quella cosa antichissima e ancora insostituibile che si chiama controllo umano.
C’è poi un altro aspetto, meno comico ma più importante: il patrimonio grafico e fotografico delle nostre comunità. Manifesti, fotografie, immagini d’archivio e locandine delle feste patronali fanno parte della memoria collettiva. Sostituirli sistematicamente con immagini artificiali rischia di produrre una curiosa conseguenza: in nome della modernità, finiamo per falsificare la memoria.
Una fotografia storica non deve essere necessariamente più bella. Deve essere vera. E forse è proprio questo il punto che dovremmo ricordare mentre corriamo tutti verso l’ennesima rivoluzione tecnologica: l’AI può aiutarci a raccontare la realtà, ma non dovrebbe essere autorizzata a riscriverla.
Quindi sì all’intelligenza artificiale. Sì alla creatività. Sì agli strumenti nuovi. Ma prima di mandare in stampa il manifesto, qualcuno controlli. Qualcuno che sappia distinguere Padre Pio da un cartone animato. E qualcuno che legga la brochure fino in fondo.
Perché, in fondo, l’intelligenza artificiale può anche essere artificiale. Quella umana, invece, sarebbe meglio non spegnerla.

















