<Agenzia Valerio - Adv

Se un semplice striscione scritto a mano viene trattato come una minaccia, che messaggio stiamo dando ai cittadini? Che esprimere dissenso, anche in silenzio, è pericoloso?

Durante l’ultima serata del festival letterario “Il Libro Possibile”, evento da oltre 220.000 euro di fondi pubblici, è accaduto un fatto tanto simbolico quanto preoccupante: uno striscione con la scritta “La salute è un diritto” (foto), esposto pacificamente da alcuni cittadini del Comitato per la Sanità Negata, è stato rimosso dalle forze dell’ordine.

Lo striscione, che riportava un principio sancito dalla Costituzione (art. 32), non conteneva slogan violenti né messaggi politici. Era il segno tangibile di una richiesta civile e disperata, sostenuta da ben 5.846 firme, per denunciare le gravi carenze dell’assistenza sanitaria sul territorio.

Ma evidentemente, anche solo ricordare un diritto basilare può diventare “scomodo” se rischia di incrinare l’immagine patinata e instagrammabile di una città che vuole apparire perfetta.

La richiesta del Comitato, guidato dal dott. Giovanni Denittis, era semplice: esporre in silenzio, senza disturbare l’evento, un messaggio che parlasse a chi era seduto sul palco. In platea c’erano l’assessore regionale alla Sanità, il sindaco di Vieste (nonché presidente della Provincia) e l’assessora comunale alla Cultura. Nessuna contestazione, nessun disturbo: solo una presenza silenziosa, portatrice di una questione reale e urgente.

Invece, secondo quanto denunciato da alcuni presenti e confermato dallo stesso Denittis, le forze dell’ordine hanno chiesto e ottenuto la rimozione dello striscione. Nessuna spiegazione ufficiale. Nessun cenno di solidarietà o apertura al dialogo da parte delle istituzioni presenti. Anzi, il presidente del comitato riferisce di essere stato persino maltrattato verbalmente.

Se un semplice striscione scritto a mano viene trattato come una minaccia, che messaggio stiamo dando ai cittadini? Che esprimere dissenso, anche in silenzio, è pericoloso? Che la realtà va nascosta se non si adatta alla vetrina?

Questa non è più solo una questione locale. È un campanello d’allarme per tutti: quando i diritti fondamentali iniziano a essere considerati “disturbo”, significa che la democrazia comincia a scricchiolare. E in quel caso, il problema non è lo striscione. Il problema è chi lo rimuove.

a cura di Teresa Maria Rauzino

Bang!

Google search engine