Un paziente di 62 anni torna al target pressorio raccomandato dopo tre mesi dall’innovativo intervento angiografico eseguito a San Giovanni Rotondo grazie a un lavoro di squadra.
Una risposta concreta ed efficace per contrastare le forme più gravi di ipertensione arteriosa che non rispondono alle tradizionali terapie farmacologiche. Presso l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo è stato eseguito con successo il primo intervento di denervazione renale su un paziente calabrese di 62 anni, originario di Isca sullo Ionio (Catanzaro). L’uomo, affetto da una forma di ipertensione arteriosa resistente e classificato ad altissimo rischio cardiovascolare a causa delle complicanze del diabete, non riusciva a stabilizzare i propri valori pressori nonostante l’assunzione quotidiana di ben cinque differenti classi di farmaci antipertensivi. La procedura mininvasiva, eseguita dall’équipe dell’Unità di Neuroradiologia e Radiologia Interventistica in stretta collaborazione con i reparti di Medicina Interna e Nefrologia, ha permesso di riportare la pressione sotto controllo, raggiungendo il target raccomandato a tre mesi dall’operazione.
L’ipertensione resistente è una condizione clinica severa e spesso sottostimata che colpisce tra il 5% e il 30% della popolazione ipertesa. Si configura quando la pressione arteriosa rimane costantemente al di sopra dei valori standard (≥130/80 mmHg verificati tramite monitoraggio delle 24 ore) nonostante l’uso ottimizzato di almeno tre molecole diverse, tra cui un diuretico. In questi scenari complessi, le linee guida della Società Europea di Cardiologia e della Società Europea dell’Ipertensione indicano proprio la denervazione renale come opzione terapeutica prioritaria per abbattere il forte rischio di eventi cardiaci, cerebrali e renali. L’accesso a questo specifico protocollo segue rigidi criteri clinici e strumentali, tra cui il compimento della maggiore età, l’assenza di stato di gravidanza e il mancato riscontro di eventi cardiovascolari acuti nei sei mesi precedenti il trattamento.
Dal punto di vista tecnico, l’intervento consiste in una procedura angiografica mininvasiva della durata compresa tra i 90 e i 120 minuti, eseguita in anestesia locale con sedazione cosciente. Attraverso una piccola puntura a livello dell’arteria femorale destra all’inguine, viene inserito un catetere che risale sotto guida radioscopica fino all’aorta, raggiungendo le arterie renali di entrambi i lati. Preceduto da accurati studi preliminari tramite eco-color-Doppler e angio-TC aorto-renale per mappare l’anatomia dei vasi, l’intervento prevede l’erogazione mirata di radiofrequenze all’interno delle arterie. Questo processo non elimina fisicamente le strutture nervose, ma riduce in modo significativo l’iperattività dei fasci del sistema nervoso simpatico che circondano i vasi. Il calo dell’attività simpatica si traduce in una decongestione a lungo termine della pressione arteriosa, garantendo al paziente una dimissione rapida entro 24-48 ore e il ritorno alle normali attività nel giro di pochi giorni.
La denervazione renale rappresenta una soluzione terapeutica consolidata a livello internazionale, con dati clinici che documentano benefici duraturi nel 60-80% dei soggetti trattati. Nel caso specifico del paziente seguito a San Giovanni Rotondo, i successivi controlli con monitoraggio pressorio delle 24 ore (ABPM) effettuati a 30 giorni e a tre mesi hanno confermato un miglioramento progressivo e costante, culminato con la stabilizzazione della pressione sui valori ottimali di 130/80 mmHg.
















