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Sono trascorsi cinque anni dal massacro del 9 agosto presso la stazione ferroviaria dismessa di San Marco in Lamis, in cui furono assassinati Luigi e Aurelio Luciani, vittime innocenti di un agguato. Ecco la testimonianza di Arcangela Luciani, vedova di Luigi.

“Un anno fa sono stata minacciata di morte, quest’anno quasi dieci ettari di grano sul mio terreno è stato bruciato e spesso mi chiedo cosa potrà ancora accadermi. Cosa certa è che oggi io sono ancora qui con il mio dolore, con la mia rabbia. Io sono qui e non smetterò mai di chiedere verità e giustizia per i miei cari. Io sono qui con le mie speranze, con la voglia di andare avanti, di lottare, di ricominciare. Io sono qui e continuerò a raccontare la mia storia ma non per suscitare pietà ma per cercare di risvegliare le coscienze delle persone affinché nessun’altra famiglia possa essere travolta dal mio stesso dolore. ‘Io ci vedo, io ci sento, io parlo’ , basta silenzi, basta omertà, basta accettare passivamente tutto l’orrore e le ingiustizie che ci circondano. Cari politici voi da che parte state? Il giudice Giovanni Falcone diceva che per sconfiggere la mafia, o qualsiasi altra forma di oppressione, occorrono tantissime persone oneste, competenti e tenaci assieme ad una classe politica e amministrativa capace di compiere semplicemente il proprio dovere. Ritrovate la voce, Scegliete le parole. Impegnatevi nei fatti. Ora tocca a voi. Mio marito e mio cognato il 9 agosto del 2017 erano nel posto giusto”.

Sono le parole di Arcangela Luciani (foto piccola), vedova di Luigi, in prima linea nella lotta alla mafia, che scrive in una lunga e toccante lettera pubblicata dal quotidiano La Repubblica nel giorno dell’anniversario del duplice omicidio dei fratelli Luciani.

Sono trascorsi cinque anni dal massacro del 9 agosto presso la stazione ferroviaria dismessa di San Marco in Lamis, in cui furono assassinati Luigi e Aurelio Luciani, vittime innocenti dell’agguato di mafia a Mario Luciano Romito e al cognato Matteo De Palma.

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