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Sono rientrati in Ucraina: “Ora è calma in questa città. Impariamo a vivere in condizioni di guerra. Grazie a tutti!” il messaggio, Oksana ha inviato anche una sua foto con la piccola Nicol in braccio.

Solo sei mesi fa Oksana, incinta alla 36esima settimana, era scappata da Kiev in Ucraina per sfuggire ai bombardamenti. Ventisette ore di auto, con suo figlio Luca di 3 anni e la nonna, per raggiungere l’aeroporto più vicino, a Varsavia. Poi un volo per Roma, infine l’ultimo tratto in auto con gli amici italiani, destinazione Biccari, sul Sub Appenino Dauno, in provincia di Foggia, dove l’intera comunità si era adoperata per accoglierli.

Ma dopo quel lungo viaggio, tra mille peripezie fatte di check-in, ispezioni, code, attese, Oksana ha iniziato a star male e si è reso necessario il ricovero in Ostetricia e Ginecologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Dopo il parto cesareo d’urgenza (in foto), la piccola Nicol è rimasta in osservazione in Terapia Intensiva Neonatale solo a scopo precauzionale. 

Qualche giorno fa ad Anna Maria Prencipe, la psicoterapeuta dell’Ospedale che ha continuato a seguire Oksana e la sua famiglia anche a distanza, è arrivato un bel messaggino su WhatsApp, fanno sapere dall’ospedale di San Pio: “Siamo tornati in Ucraina, ora è calma in questa città. Impariamo a vivere in condizioni di guerra. Grazie a tutti!”

Subito dopo il testo, Oksana ha inviato anche una sua foto con la piccola Nicol in braccio: bionda, occhi azzurri e paffutella (foto piccola). 

Bang!

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