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Una lettera aperta al Direttore Generale, Gino Gumirato,  denuncia sacrifici ignorati, scelte gestionali contestate e il rischio di un tracollo umano e sanitario per l’Ospedale fondato da San Pio.

La disdetta improvvisa e generalizzata dei contratti collettivi di lavoro arriva come un «augurio di Natale amaro» per i lavoratori di Casa Sollievo della Sofferenza. È questo il senso della lettera aperta indirizzata al Direttore Generale, Gino Gumirato (in foto), nella quale il personale – medici, sanitari, tecnici, amministrativi e operatori – esprime «sconcerto, amarezza e profonda preoccupazione per il futuro dell’Ospedale di San Giovanni Rotondo». La lettera è a firma di Donato Menichella, segretario nazionale dell’Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri.

Nella missiva si ricorda come, tre anni fa, l’arrivo dell’attuale Direzione fosse stato presentato come la soluzione, per salvare l’Ospedale, grazie a un piano strategico che chiedeva a tutti di «fare la propria parte». Un appello che, secondo l’associazione, non è rimasto inascoltato: la Regione ha stanziato risorse straordinarie, il personale ha accettato sacrifici economici e carichi di lavoro crescenti, i fornitori e il sistema bancario hanno sostenuto il piano. Nessuno si è sottratto.

Particolarmente rivendicato è il ruolo dei medici e del personale sanitario, che hanno sempre raggiunto e superato gli obiettivi di produzione fissati dalla Direzione, mossi da «amore e fiducia» verso un Ospedale considerato una casa, non una semplice azienda. Per questo la motivazione addotta oggi – un EBITDA inferiore alle attese – appare incomprensibile e ingiusta, soprattutto se usata per giustificare il passaggio a contratti di ispirazione privatistica, giudicati «fortemente penalizzanti» sotto il profilo economico e giuridico.

La lettera pone quindi una domanda: se la produzione ha rispettato gli obiettivi, dove nasce il mancato risultato economico? Le ipotesi avanzate sono nette: «un piano irrealistico, una gestione inadeguata dei costi, una motivazione non veritiera o finalità diverse non dichiarate. In ogni caso, si afferma con forza, la responsabilità non può ricadere sul personale».

Le conseguenze, secondo l’Associazione, sono preoccupanti: «fuga di professionalità, perdita di competenze, demotivazione diffusa e difficoltà a reclutare nuove risorse in una sede già logisticamente disagiata. Tutto ciò rischia di ridurre la produzione, aggravare la crisi finanziaria e compromettere l’unico presidio di riferimento per un’area vastissima, con danni diretti ai pazienti e al sistema sanitario regionale e nazionale».

Il tono si fa infine etico quando si richiama la figura di San Pio: «cosa avrebbe detto il fondatore nel vedere applicate logiche di sanità “profit” ai suoi collaboratori?». Casa Sollievo della Sofferenza viene definita non un’azienda qualunque, ma un patrimonio umano, spirituale e sociale costruito in settant’anni di storia. L’appello conclusivo è un invito alla riflessione e all’assunzione di responsabilità, affinché decisioni giudicate «poco comprensibili» non conducano l’Ospedale, proprio alla vigilia del 70° anniversario, verso un punto di non ritorno.

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