Agenzia Valerio

Il musicista e camminatore Giovannangelo De Gennaro è in un viaggio pedagogico con un adolescente e un cane, sono partiti da Assisi il 10 febbraio, l’incontro nella tappa a San Giovanni Rotondo, oggi l’arrivo a Monte Sant’Angelo.

Un lungo cammino, da Assisi a Santa Maria di Leuca, un modo per ritrovarsi, per ritrovare se stessi e guardare al futuro in modo diverso. Giovannangelo De Gennaro, noto musicista e camminatore pugliese, nato a Molfetta accompagna A., diciassettenne di Padova, con loro Dharma una vispa cagnetta di un anno, «che è più di una mascotte».

All’arrivo a San Giovanni Rotondo, mercoledì 16 marzo, Dharma ha ancora energia e abbaia ad ogni cane che incontra nel corso principale della città, quando iniziamo a chiacchierare si infila sotto il tavolo e non si sente più, riposa. Dal Molise a San Marco in Lamis, poi San Giovanni Rotondo per poi raggiungere Monte Sant’Angelo, sono queste le tre città garganiche previste dal cammino. «Da Assisi abbiamo seguito i Cammini, Di qui passò Francesco e Con le ali ai piedi, creati da Angela Seracchioli. Il nostro cammino è iniziato il 10 febbraio dalla città di San Francesco, contiamo di arrivare a Santa Maria di Leuca il 1° aprile ci racconta De Gennaro. L’esperienza del nostro viaggio a piedi è un guardarsi dentro, per tutti e due. Io ho più di cinquant’anni, A. diciassette, la cosa incredibile è che durante il viaggio viviamo le stesse emozioni, abbiamo la stessa percezione dei luoghi, sentiamo le stesse cose. Si tratta di un progetto educativo straordinario».

Dietro questa esperienza ci sono educatori e psicologi coordinati dall’ associazione “Lunghi Cammini” di Venezia che dal 2016 ha costituito un gruppo di lavoro intorno all’idea di realizzare dei cammini educativi, di “rottura”, per permettere ad adolescenti e giovani in situazione di disagio sociale o autori di reati di “staccare”, mettersi alla prova, affrontare una grande sfida e ripensare a un progetto di vita. I fondatori dell’associazione la definiscono “un’idea, semplice e ambiziosa”. L’associazione ha importato e adattato il modello messo a punto dall’associazione Seuil in Francia, pioniera del lungo cammino educativo. In questo momento in Italia ci sono altre coppie di viaggiatori come Giovannangelo e A., partite da altri luoghi con altre destinazioni.

De Gennaro non ha l’atteggiamento di un educatore si rivolge a A. come ad un amico, «dopo tutti questi chilometri lui sa tutto di me e io tutto di lui». A. sorride e si intravedono anche gli occhi vivaci tenuti nascosti da un ciuffo riccio e chiaro. «Per avviare il cammino è necessario e sufficiente solo aderire con un breve scritto, per me è stata una scelta sofferta, ci ho pensato a lungo, dopo che mi è stato proposto da una mia conoscente in parrocchia a Padova. Poi, un giorno, ho deciso di andare sul sito internet e di aderire, ed è partito tutto- ci racconta il ragazzo. Il mio obiettivo, oggi, è quello di arrivare a Santa Maria di Leuca e sedermi su uno scoglio e pensare a questo lungo viaggio. Poi rientrare e fare tante cose: riprendere la scuola, che ho lasciato al terzo anno perché non riuscivo ad avere un buon rapporto con i professori e con alcune materie e tornare negli scout». A. ci sembra determinato e sicuramente il percorso sta incidendo sul suo carattere, evitiamo di fare domande sul passato, l’unica curiosità è se ha avuto nel corso di questo lungo cammino un momento di sconforto, l’idea di tornare a Padova alla sua vita, alle vecchie abitudini. «Si. Dopo circa quattrocento chilometri ho pensato di fermarmi, di salire su un treno e di tornare dai miei amici, confesso che ho anche pianto, ma è stata solo una notte, poi ho ritrovato il mio giusto ritmo e l’equilibrio necessario per arrivare alla meta. Devo però fare una cosa prima- ci dice A.- devo telefonare alla vicepreside della scuola, perché devo comunicargli che devo tornare a scuola. Lei è stata importante nei momenti in cui non mi sentivo capito, ha parlato con me senza giudicarmi».

Affidare l’adolescente A. a un uomo, ad un musicista e al cammino evidentemente cura, la medicina funziona, ed è la dimostrazione che educare, etimologicamente deriva dal latino “educere”, significa effettivamente tirare fuori, condurre.

In foto Giovannangelo De Gennaro, A. e Dharma prima di partire per Monte Sant’Angelo a San Giovanni Rotondo nei pressi della chiesa di San Giovanni Battista. 

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