Sabato, 01 Maggio 2021 18:31

San Giovanni Rotondo: "Revochiamo la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini"

Scritto da  di Piergiuseppe Corritore*
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È urgente cancellare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. È giunto il momento che l’attuale Consiglio comunale emani una delibera di revoca della scomoda cittadinanza onoraria, anche per la presenza e le opere di San Pio.

 

Il Novecento, definito dall’autore britannico Eric Hobsbawn il “secolo breve” o il “secolo delle idee assassine”, come teorizzato dallo storico inglese Robert Conquest, è il periodo che ha visto «il genere umano aggredito e calpestato da idee criminali», come afferma lo stesso Conquest. Infatti, in mezzo ai due conflitti mondiali, si erano diffusi i tre grandi totalitarismi – fascismo, stalinismo e nazionalsocialismo – che, in breve tempo soggiogarono intere nazioni come l’Italia, l’Unione Sovietica e la Germania. Non da meno furono anche i colpi di stato di Portogallo e Spagna, rispettivamente del 1926 e 1936, ispirati al fascismo. Lo Stato totalitario ridusse il cittadino da persona ad individuo di massa e aprì la strada alla divinizzazione dello Stato, la cosiddetta “statolatria”, caposaldo della filosofia hegeliana, in cui la figura del dittatore e dello stesso Stato finì per conquistare le coscienze del popolo in un vero e proprio culto.

 

In Italia le elezioni del 1924, vinte dai fascisti a seguito di brogli denunciati in Parlamento dal deputato socialista Giacomo Matteotti, portarono il Re ad incaricare Benito Mussolini per la formazione di un governo. Ben presto e con l’assassinio dello stesso Matteotti da parte di squadristi fascisti, ci fu una svolta autoritaria con la creazione di un regime dittatoriale. Non solo: la promulgazione di leggi liberticide avrebbe dominato la scena politica, ma anche il culto del Duce stesso. Fu per questo motivo che, dietro “indicazione” dell’Associazione dei Comuni, le città italiane conferirono la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. La data, 24 maggio 1924, non fu scelta a caso: si trattava, infatti, del IX anniversario dell’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale.

 

Anche San Giovanni Rotondo concesse al Duce questo riconoscimento. La Delibera del Consiglio Comunale n. 140 del 24 maggio 1924, “esalta la napoleonica figura del nostro Duce, che nella sua attività spirituale integra tutte le tradizioni, le virtù e la gloria della nostra stirpe e che ha saputo imporsi all’ammirazione di tutto il mondo, scrivendo la più bella pagina della storia patria, la pagina del glorioso quarto Rinascimento. Conclude col proporre di voler conferire a S. E. Mussolini la cittadinanza onoraria di questo Comune, per offrire all’invitto Duce la prova tangibile di riconoscenza e di devozione di questo paese. […] Ritenuto che questo paese sente tutto l’orgoglio di annoverare tra i suoi cittadini S. E. Benito Mussolini. Unanimemente. Delibera di conferire, siccome conferisce a S. E. Benito Mussolini, Presidente del Consiglio dei Ministri, la cittadinanza onoraria di San Giovanni Rotondo”.

 

Sono passati quasi cento anni da quel giorno e il corso degli avvenimenti si è incamminato in direzioni opposte alle aspettative che il fascismo offrì. Le glorie e le imbattibilità si sgretolarono ben presto di fronte ad una dittatura sempre più feroce, alla vergogna delle leggi razziali e alla follia di una guerra combattuta a fianco di una alleato, quello tedesco, ancora più folle.

 

Perché cancellare anche nella nostra città, sulla scia di altre località italiane, il massimo riconoscimento che una comunità può offrire? San Giovanni Rotondo è conosciuta al mondo per la presenza e le opere di San Pio da Pietrelcina, è riconosciuta quale Città dell’Accoglienza e della Riconciliazione – e solo questo motivo è utile ad una cancellazione del più alto onore verso un dittatore che trascinò un’intera nazione in un conflitto mondiale! – tra le cui strade sono passati santi come Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta, di cui alcune sono intitolate proprio a chi dell’antifascismo ha fatto il suo programma di vita: è sufficiente ricordare nomi illustri come Antonio Gramsci, Enrico Berlinguer, Giuseppe Di Vittorio, Alcide De Gasperi, don Giovanni Minzoni, Aldo Moro, Salvo D’Acquisto, Peppino Impastato, don Lorenzo Milani, Giuseppe Saragat, Sandro Pertini; non manca anche chi, a livello locale, ha manifestato il proprio dissenso al fascismo: i socialisti Luigi Di Maggio e Luigi Tamburrano, il democristiano Biase Lauriola, il comunista Matteo Merla, il contadino Tobia Ercolino condannato a sei anni di carcere nel 1940 “per offese al Duce”; chi contribuì alla lotta partigiana come Giuseppe Limosani e Matteo Corritore che, catturato dalle truppe nazifasciste, vide la morte per mano delle stesse; il Sottotenente dei Bersaglieri, Michele Biancofiore che, avendo scelto di continuare la guerra dalla parte degli Alleati, morì in una battaglia contro i soldati tedeschi nel dicembre 1943, tre mesi dopo la caduta del regime di Mussolini; è da ricordare il tributo di sangue di quattordici vittime che, agli albori del fascismo, videro la morte davanti il municipio; basti ricordare i nomi dei cinque soldati sangiovannesi che morirono nella guerra coloniale in Africa e gli ottantuno nostri concittadini caduti sui vari fronti durante la Seconda Guerra Mondiale. Per ultimo, ma per speciale onore, è bene citare la prima vittima del fascismo, Giacomo Matteotti, a cui san Giovanni Rotondo ha dedicato la strada che abbraccia il centro storico, cuore della città, i cui vicoli sono stati solcati dai passi dei citati concittadini che donarono la propria vita per la falsa esaltazione di un personaggio che, nel cui merito, sono da ascrivere solo follia, distruzione e morte.

 

A settantacinque anni dalle prime elezioni dopo il periodo dittatoriale che videro nella scelta democratica la Repubblica quale forma di Stato e la selezione di coloro che scrissero la Costituzione fondata proprio sull’antifascismo, è giunto il momento che l’attuale Consiglio comunale emani, sperando nell’unanimità, una delibera di revoca della scomoda cittadinanza onoraria di Benito Mussolini.  

 

 

*L'autore, Piergiuseppe Corritore (in foto), è convinto antifascista, iscritto all'ANPI, laureato in Scienze Religiose  presso la Facoltà Teologica Pugliese, insegna religione presso gli istituti Libetta di Peschici e Castelli di Carpino. Ha pubblicato nel 2016, con l'editore Andrea Pacilli, Giuseppe Prencipe, un prete sociale a San Giovanni Rotondo.

 

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