Giornalista

La giunta del Comune di San Giovanni Rotondo stanzia 12.000 euro per il calendario degli eventi natalizi. Si occuperà ilComitato feste Patronali di una serie di iniziative culturali, popolari, tradizionali e sociali all’insegna dell’arte, delle tradizioni e dello spettacolo, oltre addobbi vari e manifestazioni,  si legge nella delibera . Tutto il cartellone sarà concordato con l’Amministrazione Comunale. Il 70% della somma è già nelle disponibilità del Presidente del comitato Feste Patronali ed Eventi di San Giovanni Rotondo, Carmine Mancini.

Sempre per le feste natalizie  sono stati deliberati altri 4.600 euro per il progetto “Angeli per un giorno” che prevede la distribuzione di 750 pacchi di natale ad anziani della città. Iniziativa lodevole, singolare la motivazione dell’assessore alle politiche sociali Michele Di Maggio. Nella premessa della sua relazione afferma: «premesso che  l’atmosfera magica del Santo  Natale  ha la capacità di mobilitare i sentimenti più profondi dell’uomo; che l’Amministrazione Comunale, consapevole della mancanza di senso che coglie  le giovani generazioni,  intende  in occasione del Santo Natale inserirsi in questa atmosfera  magica  per “agganciare” i giovani e avvicinarli alla realtà degli anziani attraverso comportamenti solidali e di rispetto generazionale». A Natale sono tutti più buoni; per la cronaca all’interno del pacco dono ci sarà: panettone, spumante e spille.

Caro sindaco Luigi Pompilio, la smetta di offendere, la smetta di fare il professorino in comunicazione. Faccia il sindaco e lo faccia seriamente. Si occupi della nostra città e la smetta di essere sempre nervoso e intollerante con la stampa.

 

In merito all'articolo, "San Giovanni, cane azzanna bimba: il padre scrive al sindaco, Pompilio non risponde", che ho scritto qualche giorno fa e che evidentemente a lei non è piaciuto, le faccio presente che ho semplicemente raccolto l'invito di un padre a cui hanno azzannato la figlia che ha provato in tutti i modi a contattare lei e qualche componente della sua Amministrazione. La questione, mi riferiscono, è arrivata anche in Consiglio comunale e non avete concluso nulla. La risposta non doveva arrivare al cittadino tramite facebook o tramite carta intestata di Palazzo San Francesco, doveva arrivare tramite un'azione concreta che andasse nella direzione auspicata dal cittadino. Lei che ha fatto «cose che non ha mai fatto nessuno per i cani» che cosa ha fatto per l'educazione alla museruola? Mi pare nulla. 

 

L'assessore all'Ambiente ha risposto «non ci sono sufficienti Vigili Urbani», anche se non è stata contattata attraverso «una missiva dopo che la stessa abbia percorso i canali previsti dalla normativa vigente in merito al rapporto cittadino-Ente pubblico». Ed è stata questa risposta e il suo silenzio, se pur solo tramite facebook, che hanno spinto il malcapitato papà a rivolgersi alla stampa. Vede che la sua è una smentita da primo della classe, inutile. Lei è stato eletto per fare il sindaco non per dimostrare quanto è intoccabile o per fare il correttore di titoli della stampa locale. 

 

Lunedì lei incontrerà il padre della povera ragazza, abbiamo già previsto di tornare a parlare del caso dopo l'incontro, scriverò dei suoi impegni per l'educazione all'utilizzo della museruola. Fatti veri, azioni, se ci saranno, non distinguo e inutili puntualizzazioni. Questo perché io non faccio «polemiche tanto per farle» lei è stato costretto dal nostro articolo ad occuparsi della questione sicurezza e cani, questo è il segno che noi aiutiamo la comunità a crescere. Continueremo a scrivere di lei e non le chiederemo se i titoli degli articoli sono di suo gradimento, se ne faccia una ragione. 

 

Con affetto.

L'amore per i cani è costato caro ad una bambina di otto anni di San Giovanni Rotondo. Voleva una foto mentre accarezza un cane lupo cecoslovacco, si tratta di una razza molto particolare classificata tra i cani pericoloso perché tendenzialmente dominati, cioè hanno bisogno di un "branco", di una guida, lasciati a se stessi senza educazione diventano molto pericolosi, sono numerose su internet le storie che riguardano incidenti che hanno coinvolto cani di questa razza.

In una decina di giorni è tornato di attualità il tema del Parco nazionale del Gargano. Il presidente del Parco, Stefano Pecorella, ha partecipato a forum e trasmissioni tv. Incontriamo Franco Salcuni di Legambiente a cui abbiamo posto alcune domande per capire meglio che cosa succede e perché questa esigenza nel discutere di un'area protetta che pare a tutti indispensabile. Legambiente chiede più apertura e nell'intervista non manca qualche polpetta avvelenata indirizzata alla politica e a Pecorella.


Si torna a parlare di Parco Nazionale del Gargano secondo lei perché?
«Perché ne parliamo noi. Legambiente ha deciso di risvegliare i cittadini dal torpore dell'indifferenza nei confronti di un progetto che avrebbe potuto e potrebbe ancora mettere il Gargano al riparo da ogni tipo di crisi economica e sociale».

 

Dal punto di vista di Legambiente il Parco è mai decollato?
«Il parco è caduto ostaggio della politica territoriale. Nasce come un grande progetto tecnico-culturale che avrebbe dovuto valorizzare le migliori competenze del territorio e catalizzare le migliori risorse umane a livello nazionale, ma poi, da una decina di anni a questa parte, è diventato una sorta di pessima comunità montana, ostaggio dei partiti e dei sindaci. Il mondo scientifico e culturale, il tessuto dell'economia sostenibile, le università, l'associazionismo che avrebbero dovuto essere i veri protagonisti della rinascita del territorio, sono stati sostituiti dai politici, nominati dai ministri amici di turno, che badano a raccogliere voti e costruire clientele».

 

I cittadini, i residenti dei comuni che compongono il Parco come vivono questa istituzione?
«Malissimo. La vivono come un'Istituzione fantasma nella maggioranza dei casi. Per un'altra parte della popolazione il Parco è ancora un nemico anche se di fatto ancora non riesce a mettere in atto una vera politica vincolistica. Un nemico fantasma. Poi ci sono i disillusi, coloro che hanno voluto e ancora vogliono il Parco, ma sono impotenti di fronte alle spietate lottizzazioni di cui il parco è stato oggetto. Nessuno ormai lavora per costruire un Parco nazionale del Gargano in cui i cittadini siano protagonisti». 

 

Non pensa che se c'è poca coscienza ambientalista sia anche colpa di chi doveva impegnarsi per una cultura ambientale: la politica, la scuola, l'associazionismo?
«Alla fine hanno prevalso i partiti e la spartizione. Tutti gli altri sono stati estromessi. La cultura ambientale dei cittadini e la sensibilità nei confronti dei problemi del territorio da parte dei cittadini credo invece che sia cresciuta negli ultimi anni, come lo è in tutti i cittadini italiani. Il problema in Italia, e il Gargano non fa eccezione, non sono i cittadini, ma sono le strane dinamiche che s'instaurano tra decisori in cerca di voti e gruppi d'interesse organizzati, in grado di portare voti». 

 

Franco Salcuni presidente del Parco Nazionale del Gargano quale è la prima cosa che farebbe?
«Non c'è bisogno che diventi presidente del Parco, potrebbe e dovrebbe farlo chiunque non fosse interessato unicamente alla sua carriera politica: aprire le porte dell'Ente, chiamare i cittadini a decidere, chiamare le migliori menti del territorio ad abitare e a rivivificare un progetto morente. Aria fresca, competenze, associazionismo protagonista per rimettere in moto un grande processo di partecipazione e ridare vita a un sogno. Anche Pecorella può farlo, a condizione che rompa il suo "cerchio magico" composto da qualche sindaco e qualche consulente manfredoniano. Le "cabine di regia" troppo ristrette non servono per i grandi progetti. Oggi il Parco può ridare speranza al Gargano solo se diventa il catalizzatore di un grande processo di cambiamento, smettendo di essere utilizzato come un bancomat dei voti e un trampolino di lancio verso fulgide carriere politiche».

Masseria "Scialptidd", classica tenuta nell'entroterra di Monte Sant'Angelo. In questo angolo del Promontorio vivono, da tre anni, Martin e Bouchta, lui tedesco e lei cittadina italiana con origini del Marocco«Avevo uno stipendio buono, ho deciso di investire qui, in questo posto che reputo meraviglioso»

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