Martedì, 02 Marzo 2021 08:14

San Giovanni R.: nuova vita al materiale di risulta nell’impianto Della Rocca, ecco l’economia circolare

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Il centro recupero materiale inerte Il centro recupero materiale inerte

Un impianto all’avanguardia opera nella cittadina garganica, l’azienda si occupa del trattamento dei rifiuti inerti per la riconversione in materiali edili nuovamente impiegabili, un esempio pratico di come funziona la famosa “economia circolare”. 

Dare nuova vita a materiali di scarto provenienti da lavori edili, grandi e piccoli, è questa la mission dell’azienda della famiglia Della Rocca a San Giovanni Rotondo. Si chiama “economia circolare”, un cerchio che si chiude, perché tutto si trasforma e nulla si distrugge. Una azienda che si occupa del trattamento dei rifiuti inerti per la riconversione in materiali edili nuovamente impiegabili. L’amministratore legale è Giuseppe Della Rocca, che con i fratelli, Francesco e Giacomo, inizia l’attività già nel 2017.

 

Sono le prime ore del mattino e qui si è già operativi, siamo nella parte bassa della piana di San Giovanni Rotondo, a pochi passi dalla circonvallazione,in contrada Piano del Marchese. Alle nostre spalle ci sono le montagne e appare , come una cartolina, la zona sacra del paese: si distingue benissimo la chiesa costruita da Renzo Piano e la facciata dell’ospedale di San Pio che luccica grazie ai raggi del sole. Arrivano i camion, il primo passaggio è posizionarsi sopra una pesa. Durante la nostra visita arriva un furgone pieno di materiale frutto della demolizione di un tetto, si distinguono le tegole dal coloro inconfondibile. Dopo la pesa e i controlli, accertato che non ci siano materiali inquinanti, come eternit e tanto altro, parte il lavoro della macchina tritatutto. Una ruspa, dal movimento ripetitivo, continua ad alimentare il grosso macchinario. Bisogna girare attorno all’impianto per ritrovare il materiale che la macchina restituisce con una nuova forma e una nuova vita (foto in basso). Tra poco, qui, ci finiranno anche le tegole rosse e non saranno più così riconoscibili.

 

Lo schema di funzionamento del processo di riciclaggio prevede tre principali fasi operative. La fase di core del ciclo è costituita dalla lavorazione dei rifiuti, che consiste nella loro frantumazione meccanica,il punto terminale del ciclo corrisponde con l’immagazzinamento del materiale riciclato pronto per essere avviato ai numerosi nuovi impieghi previsti.

 

«La nostra azienda ha una lunga storia nel movimento terra e autotrasporti,grazie al lavoro di nostro padre Michele che iniziò nei primi anni ottanta.  Conosciamo bene cosa significa l’importanza di un corretto smaltimento e come, oggi, è importante l’impiego di materiali riciclati in sostituzione di aggregati vergini di origine naturale- ci spiega Giacomo che ci accompagna nella visita all’azienda. Questo impianto, estremamente all’avanguardia, permette di ridurre notevolmente l’impatto ambientale, abbattendo così il consumo di suolo e la realizzazione di nuove cave».

 

Quindi il riciclo del materiale permette di superare il concetto di discarica classica, garantendo una nuova vita a tutti i materiali. In questo modo è possibile valorizzare i prodotti inerti che altrimenti verrebbero smaltiti inquinando l’ambiente e evita la costruzione di nuove cave estrattive. «Si. Nella discarica “classica” si conferisce il materiale che viene depositato, noi lo trasformiamo in materiale pronto per essere di nuovo utile nell’edilizia- aggiunge Giacomo. Il ciclo viene chiuso con la produzione di nuovi materiali riciclati, con elevate caratteristiche prestazionali, riducendo così la quantità di materiali destinati a discarica».

 

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In foto: il materiale pronto per tornare in commercio

 

Giriamo attorno all’impianto in movimento dove continua l’attività e troviamo diverse qualità di prodotti pronti per tornare ad essere nuovamente utili, pronti per il commercio. Il tutto ci pare funzionare alla perfezione, tuttavia si potrebbe fare di più, «si potrebbe maggiormente favorire l’utilizzo di questo tipo di impianto. Nei bandi di gara, negli appalti pubblici, si trovano regole chiare rispetto a come smaltire il materiale inerte, anche se questo poi non assume, come dovrebbe, centralità- aggiunge Giacomo. Noi crediamo molto in questa nostra scommessa, questo impianto non è solo una semplice fonte economica per la nostra famiglia, ma è un’esigenza che nel nostro lavoro abbiamo sempre riscontrato, sia per lo smaltimento corretto del materiale che per la qualità del prodotto da riciclo, ed è un servizio che vogliamo offrire al nostro territorio».Conclude.

 

Insomma da rifiuto a diventare materia prima il passo qui è breve, ed è chiaro cosa significa, materialmente, la definizione End of Waste” (Cessazione della qualifica di rifiuto). Un piccolo esempio virtuoso di economia circolare e di impresa sostenibile, in alternativa all’attuale modello economico lineare. Qui non si butta niente, come facevano i nostri nonni.

 

 

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