Lunedì, 14 Ottobre 2019 14:38

San Giovanni Rotondo, il sacrificio di centinaia di ulivi secolari per far posto a vasconi di acque reflue

Scritto da  Leonardo Fania
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I fratelli Giovanni ed Eugenio Miscio (foto di proprietà) I fratelli Giovanni ed Eugenio Miscio (foto di proprietà)

La triste storia di alcuni elementi caratteristici del nostro territorio. Con un progetto di più di 5 milioni di euro approvato nel 2017 e aggiudicato il 15 ottobre 2018, l’Ente di Bonifica deliberavai lavori per “utilizzazione delle acque reflue del comune di San Giovanni Rotondo per la razionalizzazione delle aree irrigue in località Le Matine”

Avranno la peggio e saranno spazzati via. È il triste destino in serbo per decine di ulivi secolari che, a causa di un progetto del Consorzio di Bonifica Montana del Gargano in località Matine, saranno abbattuti lasciando così sul terreno, che si prepara ad accogliere tonnellate di cemento, centinaia , se non migliaia, di anni di storia.


La stessa sorte toccherà ai muretti a secco che circondano l’uliveto. Muretti che L'UNESCO ha iscritto nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell'umanità in quanto rappresentano "una relazione armoniosa fra l'uomo e la natura".
Ma andiamo con ordine. Con un progetto di più di 5 milioni di euro approvato nel 2017 e aggiudicato il 15 ottobre 2018, l’Ente di Bonifica deliberava i lavori per “utilizzazione delle acque reflue del comune di San Giovanni Rotondo per la razionalizzazione delle aree irrigue in località Le Matine”. Attraverso, dunque, un imponente lavoro di scavo che percorre il costone della montagna, le acque saranno convogliate in enormi vasconi e di lì distribuite nelle varie campagne. Acque, ovviamente “ripulite”, provenienti dal depuratore di San Giovanni Rotondo. Un progetto utile e interessante per la collettività, indubbiamente, ma che non tiene conto di quanto le ruspe troveranno sul loro intricato quanto inspiegabile cammino. Un tracciato poco lineare, studiato a tavolino, inspiegabile, appunto.


ulivo

Già, perché l’area individuata per lo scavo e la sistemazione dei vasconi è abitata da centinaia di anni, forse migliaia secondo alcune stime, da ulivi che, nonostante la veneranda età, continuano a produrre l’olio che ha reso il Gargano e la Puglia famosi in tutto il mondo Si tratterebbe, dunque, di uno scempio paesaggistico e naturalistico senza portata anche perché un eventuale trapianto di questi vegliardi in altre zone (previsto all’inizio del progetto ma poi abbandonato per un problema di costi), finirebbe per ammazzare la pianta. Una sorte segnata, quindi. Da qui l’appello dei fratelli Eugenio e Giovanni Miscio che, attraverso gli esposti alle autorità competenti e con alcuni post su Facebook, stanno provando a sensibilizzare i cittadini di San Giovanni Rotondo e del Gargano a questo problema.

Un appello che, come dicevamo all’inizio, coinvolge anche le celebri “macere”, i muretti a secco che contraddistinguono il nostro territorio e le nostre campagne. Decine di metri circondano il luogo scelto per la costruzione dei vasconi e una datazione sommaria attribuisce anche a queste opere d’arte - visto che, come detto, sono state dichiarate di recente patrimonio dell’umanità dall’UNESCO - un’età centenaria. Nonostante questo, le ruspe hanno cominciato il loro “sporco” lavoro e hanno buttato giù, solamente per fortuna, una piccolissima parte di questo patrimonio che aspetta di fare una brutta fine. Un ulteriore beffa viene dal fatto che l’Unione Europea, attraverso i Fondi di Sviluppo Regionale, contribuisce, con diversi milioni di euro, al ripristino di queste opere contribuendo, sembra assurdo, anche al loro disfacimento, visto che finanzia l’opera di cui stiamo parlando. Un’autentica contraddizione che fa sorridere ma lascia tanto amaro in bocca.
Viene spontaneo domandarsi il perché di tanta insensibilità. Si sarebbe potuto approntare un progetto realmente sostenibile, in linea anche con quanto la natura suggerisce.ulivo2 Invece si assiste ad un’aggressività senza scrupoli, spiegata solo attraverso il fatto che i lavori devono essere perentoriamente consegnati entro un anno dal loro avvio, fine primavera 2020, pena il pagamento di costosi risarcimenti. Vile denaro, insomma.
Fa specie sottolineare che questo episodio viene alla ribalta a pochi giorni dal 99esimo anniversario dell’eccidio di piazza dei Martiri. I nostri nonni, per ricordare le vittime di quel gesto, piantarono i famosi lecci. Anch’essi furono sradicati e piantati altrove. Quasi vent’anni dopo la storia si ripete.

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