Mercoledì, 26 Dicembre 2018 13:45

Parco Nazionale del Gargano, la visione romantica e innovativa di Gaudiano

Scritto da  mg
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Cita Vocino ricordando Orazio per descrivere le bellezze e le potenzialità del Gargano. Punta tutto sulla pianificazione strategica a lungo termine sorretta da quattro funzioni interconnesse: conservazione ambientale, fruizione sociale, sviluppo locale e comunicazione culturale

Lorenzo Gaudiano (in foto), l'outsider. Ha scelto di candidarsi a direttore del Parco Nazionale del Gargano, rientra nella terna dei nomi (unitamente a Carmela Strizzi e Maria Villani) che sarà sottoposta al Ministero dell'Ambiente guidato dal generale dei Carabinieri, Sergio Costa. Abbiamo contattato Gaudiano per capire qual è la sua idea di Area Protetta e come intende, qualora dovesse ricoprire l'incarico di direttore, procedere nell'azione di sviluppo.

Lorenzo GaudianoDi cosa si occupa?

Sono un biologo, dottore di Ricerca in Scienze Evoluzionistiche ed Ambientali, attualmente ricercatore presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Bari. Mi occupo di Biologia della Conservazione ovvero di questioni relative alla perdita, al mantenimento o alla restaurazione di biodiversità. Nell’ultimo quinquennio le attività lavorative sono state incentrate principalmente sul coordinamento tecnico/scientifico di Progetti di Sistema, promossi dal Ministero dell’Ambiente e dalle principali aree protette della Regione Puglia, relativi a specie faunistiche, anche di interesse gestionale.

 

Quali sono le potenzialità del Parco Nazionale del Gargano?

Nel 1914, Michele Vocino, nel suo magnificente “Lo Sperone d’Italia”, scriveva: “Dove le selve millenarie, i mugghianti querceti ricordati da Orazio, ancora serbano forse intatta al paesaggio la fisionomia di lontanissimi tempi, le sinuosità della montagna appaiono più serene; i burroni scompaiono quasi sotto la massa compatta degli alberi; le alture tutte tinte di verde cupo, degradano di mano in mano, dolcemente, verso il mare...”. Credo non si possa descrivere al meglio l’universo di risorse di questo piccolo continente.

 

Di cosa ha realmente bisogno il Parco e le comunità interessate nell'area medesima?

Il patrimonio naturale, i valori antropologici, archeologici, storici, architettonici, quelli relativi alle attività agro-silvo-pastorali, l’educazione, la formazione e la ricerca scientifica non possono essere elementi disgiunti di una realtà, che seppur multiforme, è unica. Promuovere una forma coordinata e pianificata, che coinvolga tutti i portatori di interesse, in veste dinamica e innovativa, resta la mission prioritaria. La pianificazione deve includere scelte gestionali basate su un quadro strategico di riferimento, sufficientemente ampio e lungimirante, non dimenticando che nessuna strategia efficace di regolazione dell'accessibilità, di distribuzione dei flussi turistici, di integrazione delle attività economiche sostenibili o necessarie per la conservazione ambientale, può escludere il riferimento all'intero contesto territoriale interessato.

 

L'area protetta è più un luogo da tutelare/proteggere o da valorizzare?

L’area protetta dovrebbe essere interpretata mediante quattro funzioni interconnesse: conservazione ambientale, fruizione sociale, sviluppo locale e comunicazionepubblicità2 culturale. E' dunque in relazione a tali finalità - o meglio ancora al loro intreccio - che è necessario definire il ruolo specifico della pianificazione. Le politiche finora attuate, nonostante i significativi successi quantitativi ottenuti in termini sia di conservazione di specie e di habitat minacciati che di promozione dello sviluppo locale, non sono riuscite ancora a determinare la costruzione di un vero e proprio “sistema” di presidio del patrimonio naturale e della qualità ambientale.
Per rendere più efficace la gestione e più chiara la funzione credo sia necessario definire invece, un insieme di cosiddetti obiettivi di scopo capaci di identificare e di rendere dichiarabile la missione da perseguire in relazione ai caratteri propri del territorio del Gargano. Si tratta dunque di specializzare le funzioni dell’area protetta e, su questa base, svolgere un continuo monitoraggio della loro efficacia per verificare così la corrispondenza tra i criteri di scopo prefissati e i risultati effettivi, differenziando il grado e il tipo di attori istituzionali e sociali da coinvolgere nelle scelte gestionali e pianificatorie.

 

Perchè ha scelto di candidarsi a direttore del Parco Nazionale del Gargano?

Per un fortissimo senso di appartenenza e per le radici che questo territorio ha saldamente ancorate in me. Qui mi sono formato, ho condotto le prime esperienze professionali, qui ancora mi confronto sulle tematiche di conservazione e valorizzazione. Proporre un piccolo contributo diventa un atto necessario oltre che un privilegio assoluto.

 

Ha letto la nota delle associazioni ambientaliste? Che idea si è fatto?

Ho letto alcuni comunicati in cui si evince la presa di posizione durissima da parte delle associazioni ambientaliste. Dietro credo si celi la preoccupazione di persone che realmente hanno a cuore “I Fatti del Gargano” e che rappresentano, ad ogni modo, una preziosa risorsa per questo territorio. Certo di una scelta oculata da parte del Consiglio, determinata in scienza e coscienza, i temi cardine dell’ideologia ambientalista, riassunti nella tutela e nel miglioramento dell’ambiente naturale, dovrebbero essere pregnanti in ciascuno dei candidati a tale carica.

 

Futuro, scelta del direttore: come andrà a finire?

Seguo costantemente le attività del Ministro Sergio Costa (in foto a sinistra) e di tutto il suo entourage e ho piena fiducia nelle scelte future

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