Stampa questa pagina
Venerdì, 29 Gennaio 2016 17:00

Poesia & Gargano

Scritto da  Redazione
Vota questo articolo
(0 Voti)

Seconda poesia della rubrica Poesia & Gargano. Pubblichiamo a scadenza regolare una poesia di un autore nato nel Gargano o che abbia avuto modo di transitare, soggiornare e conoscere il Gargano. In tal modo si intende rendere non un semplice omaggio alla nostra terra, portare l'attenzione sul modo di guardare questo pianeta, e ogni suo luogo, per abitare poeticamente il mondo, e farlo nostro.

 

ANITA PISCAZZI

Nella parte più nera di me c’è il sud

Nella parte più nera di me c’è il sud
quel sud da raccogliere come si fa coi granchi
quando c’è risacca e il vento spolvera
nude braccia e nude mani.

Potrei donarti solo le stagioni nostalgiche
quelle che si colorano come i limoni
sfiancati al sole
e sul ramo potrai puntellarti
e stare attento che l’upupa non ti sfiori
se la notte sarà forte e rosa

ma se rimpolperai l’aspro frutto t’ingannerà
il ghigno del fiore
fino ad abbagliarti

e Filomena
canterà il suo sfiatato lamento
che non saprà sigillare parole
in orchidee carminie.

Ma non vedrò niente
che ti possa affamare il desiderio
come pianto di madre senza figlio
che rampolla allo sguardo
mostrando il ventre al sole.

Laverò i tuoi piedi e li carezzerò
con i capelli di Flora
fino a gioire al passo che sentirò
sulla soglia.

Vaso di alabastro così fragile sei
raccoglierò i tuoi cocci semmai ti frantumerai
li suturerò per forgiare anelli coi tuoi riccioli
non per rapirti ma per liberarti dai veli
del tuo guardare senza vedere
che scioglie al primo passo l’ultima neve

aspetterò accordando quello che è rimasto
in fiato a una canna
finché non riuscirai a sentire oltre l’inaudito.

Che la notte resti un attimo
senza l’imbratto della luna
per fare buio sui muri di calce e spago

porteremo con noi l’urlo primitivo
che ci fece nascere
e torneremo alla nostra tana
a rimettere a una a una le pietre
per ricominciare da capo.

Questa terra agnello
nell’ ora della Passione

érkete o paska

teste di morti zuccherate
per le feste sugli altari
buccia secca leccata dal mare
quel mare che ce la fa alla fine del tutto
a consolare Armida.
Questa terra che finisce
nell’ora della Pentecoste
nei grembi ali di prefiche
dalle braccia di panno
piegate a scaldare il pane

piche sirno apànn-mu.

Questa terra che cade a pezzi
incidente della storia
come può riconoscermi?
Fiore di cartapesta
sotto una cupola di tufo.
Questa terra sudario di corvi e di nodi ai piedi
sangue di olive strizzate alle lune nuove

o fengo mavro

terra di diavoli in processione
al venerdì santo
che battono colpi
a case sonnacchiose.

Maremàje, pref. di C. Serricchio, Campanotto, Pasian di Prato (Ud), 2012

 

anita piscazzi

Anita Piscazzi, vive ad Acquaviva delle Fonti (Ba), ha cominciato a scrivere poesie a diciannove anni. Classe 1973, laureata in lettere moderne e diplomata in pianoforte, apprezzata articolista, scrittrice di saggi, docente di lettere presso un istituto superiore di Bari. Ha pubblicato diversi libri di poesie. Recentemente ha visitato il Gargano ed ha tenuto un reading a San Severo (Fg).