Martedì, 21 Giugno 2016 10:27

Un' altra Vieste è ora possibile in un Gargano sostenibile?

Scritto da  Michele Eugenio Di Carlo
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L' imponente flusso turistico sul territorio di Vieste, confermatosi al primo posto in Puglia, è sostanzialmente legato alle eccezionali qualità dell'ambiente e del paesaggio, mentre vengono del tutto, e intenzionalmente, trascurate le immense ricchezze legate al patrimonio culturale, storico e archeologico.

 

La minimizzazione di questo patrimonio, che affonda le proprie radici nella Preistoria passando per il mondo greco e romano, nasce nell'ambito di una visione egemonica ottusa che anteponendo il turismo estivo legato essenzialmente al consumo del territorio, lo rende antitetico e in competizione con un patrimonio culturale che ha bisogno di regole, di tutele, di rispetto. Oggi è ancora più necessaria, come ha scritto Marina Mazzei nel testo Gargano Antico, "una programmazione degli interventi che tenga conto delle enormi potenzialità offerte da una politica di valorizzazione dell' antico… nel caso del Gargano l'aspetto paesaggistico e ambientale del promontorio non può far passare, così come invece accade, in secondo piano il valore che l'antichità riveste… ".

 

E' del tutto evidente che occorre pensare ad uno sviluppo non più misurabile con la cementificazione: è il momento di dire con fermezza “stop al consumo di territorio”.

Occorre individuare, a Vieste come nel resto del Gargano, nuove visioni prospettiche che realizzino uno sviluppo sostenibile basato sulla forza aggregante delle esperienze umane, delle identità territoriali, delle culture, affinché la storia dei luoghi e le radici delle nostre città non siano relegate ad un ruolo subalterno.

 

Le problematiche legate all’occupazione, alla difesa dell’ambiente, alla tutela della salute, alla promozione e alla valorizzazione del territorio, diversamente dal passato, devono essere affrontate dai giovani e nuovi amministratori con la competenza di sapersi relazionare e coordinare con gli altri comuni del Gargano al fine di perseguire obiettivi comuni con azioni congiunte e convergenti.

 

E’necessario difendere l'ambiente costiero sostenendo battaglie comuni contro le ricerche petrolifere e contro gli impianti eolici off-shore – come già si sta facendo – ma occorre anche guardare la realtà di un mare sottoposto a scarichi indiscriminati di ogni genere, perché la tutela della salute pubblica non può essere messa in secondo piano rispetto a qualsiasi attività umana.

 

La proposta proveniente dal mondo della cultura e dell’associazionismo garganico di costituzione di un organismo che, attraverso un protocollo d'intesa sottoscritto da Parco, amministrazioni comunali, associazioni, agenzie di cultura, ponga le condizioni sul come, quando, dove sfruttare, in forma pubblica e sociale, le risorse del sole e del vento, è un valido punto di partenza per risolvere problematiche energetiche e offrire nuove opportunità all’intero comprensorio del Gargano, senza consegnarlo a lobby e multinazionali.

 

Rilanciare il turismo salvaguardando l’ambiente significa impegnarsi seriamente al fine di attivare gli itinerari della storia, della religione, della cultura, i sentieri dell'anima e del gusto, che in altri tempi hanno attratto poeti, scrittori, fotografi e giornalisti di fama, viandanti colti, mossi dalla letteratura e dall'archeologia, dalla botanica e dall'entomologia, dall'aroma dell'olio e dal profumo delle zagare, dallo spirito dei luoghi in stagioni non balneari.

 

Riproporre un Parco letterario del Gargano, in memoria dell'amico Filippo Fiorentino, può essere il volano di una nuova stagione di sviluppo nell’ambito della qualità e dell’eccellenza, nel segno del rispetto dell’uomo e della natura, un’occasione per destagionalizzare i flussi turistici, garantendo una rete di sviluppo sostenibile capace di ancorare le giovani generazioni alla nostra terra.

E’ un progetto, un’idea, un’intuizione che la città di Vieste non può ignorare volendo costruire un'azione comune di incontri e di convergenze con altri territori.

 

 La proposta di un Distretto biologico del Gargano a rifiuti zero, che ha visto attivi il mondo della cultura e dell’associazionismo del Gargano e partecipi numerose personalità rappresentanti del mondo Bio e Slow-food, a livello regionale e nazionale, non può avere la città di Vieste ai margini; alcuni passi fatti in questo senso vanno estesi e rafforzati.

 

Le problematiche legate al lavoro, all’ambiente, allo sviluppo, devono essere affrontate passando dalla chiusura di una dimensione locale ad una più ampia a livello territoriale, per improntare lo sviluppo a criteri di sostenibilità, rimettendo al centro dell’economia l'agricoltura da sempre bistrattata, mai come in questo momento utile a garantire molteplici forme di tutela del territorio.

 

E’ necessario imprimere un ulteriore marchio di qualità a un territorio già ricchissimo di beni materiali e immateriali, valorizzando e promuovendo il patrimonio paesaggistico, naturale, ambientale, qualificando meglio l’offerta turistica, mettendo virtuosamente in circolo le risorse, le tradizioni, le tipicità.

 

Occorre svolgere e portare a termine un lavoro lungo e costante nel tempo che può avere come protagonisti solo giovani amministratori competenti, appassionati e onesti, che sappiano immaginare Vieste «città attiva», nell'ambito dell’intera comunità politica, sociale, culturale del Gargano , al fine di puntare decisamente e unitariamente verso uno sviluppo equo, solidale, che metta al centro del percorso un laboratorio di idee e di iniziative dall’alto profilo etico e culturale, senza indulgere verso i soliti interessi privati, che finora hanno prodotto solo danni al territorio, al suo sviluppo, al mondo del lavoro.

 

E’ necessario condividere l’ idea che un territorio di eccellenza e di qualità non può permettersi discariche e inceneritori che attentano all’ambiente e alla salute di cittadini e ospiti; un’idea che si accompagna però strettamente ad una politica a “rifiuti zero”, non più rinviabile.

 

Un rifiuto non è solo la misura del fallimento di un sistema produttivo, è anche il segno di politiche ambientali condotte senza metodo, con superficialità, se non il risultato di connessioni e contingenze con la criminalità, che non tengono in nessun conto la tutela ambientale, lo sviluppo etico, la salvaguardia della salute.

Quanto è stato possibile realizzare in grandi metropoli americane, ma anche in alcuni centri della Capitanata, deve essere realizzato anche a Vieste e nel resto del Gargano.

 

La nuova amministrazione della città di Vieste deve attuare , nell’ambito di una strategia unitaria dei comuni del Gargano, un sistema efficace di raccolta differenziata, riorganizzando totalmente il servizio, dando agli utenti tutti gli strumenti utili per realizzarla, investendo in una capillare campagna di sensibilizzazione, di partecipazione e d’informazione.

 

Il territorio di Vieste, come gran parte della costa del Gargano nord, è stato sottoposto alla minaccia e all’attacco della cementificazione selvaggia. L’ultima grande operazione edilizia, la famosa Legge 3, ha dimostrato tutti i suoi limiti e ha dispiegato tutti i suoi effetti negativi. La Legge 3 non ha prodotto la destagionalizzazione sperata, non ha migliorato i livelli occupazionali, bensì ha determinato la cementificazione di aree demaniali della costa che erano bisognose di tutela, ha sprecato in pochi anni una volumetria che distribuita in alcuni decenni avrebbe offerto al comparto edile lavoro stabile e sicuro.

Inoltre, l’eccessiva volumetria ha prodotto fenomeni di concorrenza nel comparto turistico e di sotto utilizzazione delle strutture.

L’immobilizzazione di capitali, non sempre fruttiferi, e il ricorso al prestito, hanno mandato in crisi parte dell’imprenditoria locale con riflessi negativi sugli aspetti qualitativi e quantitativi del lavoro dipendente stagionale.

L’utilizzazione sfrenata di capitali nel comparto edile derivanti dalla Legge 3, in definitiva, ha sottratto capitali necessari a creare attività produttive e livelli occupazionali stabili e distribuiti nell’arco di tutto l’anno.

Non è nemmeno più possibile, attraverso strumenti urbanistici, prevedere uno sviluppo nel campo edile, come non è più pensabile consumare ulteriore territorio.

Siamo arrivati al limite del non ritorno. La natura, la terra, l’acqua, l’aria non sono risorse infinite.

 

Il nostro patrimonio paesaggistico, fonte primaria della nostra attività principale, rischia di essere compromesso per sempre e definitivamente, i nostri beni storici e archeologici definitivamente ignorati e abbandonati, le identità culturali e gli aspetti peculiari del territorio inghiottiti sempre più da parallelepipedi grigi e informi.

Bisogna avere il coraggio di dire basta al consumo di territorio.

Un consumo di territorio che, anche da noi, ha prodotto l’abbandono dei centri storici e la creazione di estese periferie urbane senza servizi e di quartieri dormitorio, che hanno tolto spazio alla concreta possibilità di svolgere vita sociale.

Bisogna affidare lo sviluppo di Vieste ad una politica urbanistica volta al risparmio di suolo e alla “crescita zero”, indirizzando il comparto edile verso il restauro, la ristrutturazione, la riqualificazione estetica e funzionale del patrimonio edilizio esistente e delle aree costiere degradate, anche attraverso le tecniche innovative della bio-edilizia e del restauro paesaggistico e ambientale.

E' ora possibile una Vieste sostenibile o «gattopardi, sciacalli e pecore» continueranno a credersi «il sale della terra»?


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