Giovedì, 19 Maggio 2016 09:42

Cari candidati e candidate, almeno per una volta, sorprendeteci!

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di Andrea Lazzaro Maria Savino

“Sono tutti uguali!!!” Esclama al bar zi' Peppe, dinnanzi allo spettacolo pre elettorale che si respira nell’aria in vista delle prossime scadenze amministrative. Inutile, farlo ragionare, chiedere di distinguere, di non fare di tutta l’erba un fascio... “Sientimi a mmei - mi interrompe bruscamente nel suo strascico napoletano - Sono tutti uguali! Parlano... promettono e nel frattempo qui tutto muore, tutto cade a pezzi...” Dalla discussione mi convinco di una cosa, o meglio, esco rafforzato nell’idea che c’è una frattura reale tra la classe politica - e chi si candida ad esserlo - e la gente.

 

Il 5 maggio sono state depositate le liste, a San Giovanni Rotondo e nei comuni della provincia dove si vota per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali. L’auspicio è che adesso si punti, malgrado i proclami, le dichiarazioni, gli spot ad effetto, su una campagna elettorale rispettosa che sappia porsi in ascolto dei tanti “zi' Peppe” e dei bisogni reali della gente disposta anche ad esplorare nuove strade, che non siano quelle tradizionali del do ut des. Una politica che parte dal basso e che raccoglie le istanze della gente.

 

Sogno o son desto? Chiedo troppo? Forse si, forse mi illudo.

Se c’è un dato che caratterizza queste amministrative è la lontananza - ancora di più rispetto al passato - della politica dalla gente, dai suoi problemi, dai suoi bisogni, ma ancora l’incapacità di dialogare con la base, anche e soprattutto in campagna elettorale. Anche il pullulare di liste civiche per molti sono “una presa in giro, perché sembrava che al loro interno le cose dovessero cambiare, invece l’odore della vecchia politica si sente”.

Ci separano appena due settimane dal voto. Non sono così ingenuo da credere in una inversione di tendenza, perché questo stile non si improvvisa dall’oggi al domani ed è frutto di scelte profonde pensate, vissute e sofferte.

In questa campagna elettorale delle cose vorrei - tuttavia - chiedere a chi si candida a governare la Città: non fate semplicemente i “questuanti di voti”, ponetevi - con lo lo stesso impegno che state mettendo nel chiedere il voto - in ascolto dei bisogni di coloro che vi candidate a “servire” e soprattutto non speculate, con promesse che sapete di non poter mantenere, sui bisogni della gente.
Mi preoccupa anche lo stile del confronto politico a cui ho assistito nelle ultime settimane. Ma ciò che mi preoccupa più di tutto è l’incapacità di ascolto e di fare, prima ancora, silenzio. Là dove i messaggi sono abbondanti e ridondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio.

 

Mi preoccupa l’incapacità a far tacere le parole che presumono di aver già capito senza prima avere cognizione dei problemi reali che la gente vive. Ascolto e silenzio sono apertura alla domanda. A pensarci bene, forse, oggi il primo problema di chi fa politica non è di comunicare male, ma di non ascoltare. E per ascolto non intendo il semplice tendere l’orecchio, un’iniziativa di facciata. Non è un sondaggio l’ascolto, ma una disposizione mentale e politica: la consapevolezza che la “base” della società, lungi dall’essere qualunquista, sovente ne sa di più di chi governa. L’ascolto non dovrebbe servire per adeguarsi ruffianamente alle proteste (in questo tutti, a destra, sinistra e al centro, sopra e sotto, si stanno mostrando maestri a suon di dichiarazioni e comunicati stampa), ma per trovare soluzioni migliori, per modificare, dopo avere ascoltato anche i propri progetti in funzione della voce dei cittadini. Dovrebbe, ancora, servire a ridurre la distanza tra i luoghi dove la classe politica elabora pensieri e strategie (ammesso che tali luoghi esistono ancora! Da noi si preferiscono i bar, i locali alla moda ed i vari uffici a disposizione) e quelli dove la “gente” vive la quotidianità dei suoi problemi. Quando la politica si allontana dalle persone e dagli interessi concreti, genera solo delusione e da risposte a domande che la gente neppure si pone.

Cari candidati e candidate - almeno per una volta – sorprendeteci! Sì abbiate il coraggio di farlo.
In genere la politica, specie da noi, non ama affatto le sorprese e preferisce battere le strade del compromesso che fa leva sui bisogni della gente. Una cosa comunque è certa: nessun programma elettorale è così esauriente da circoscrivere tutte le risposte, né così perfetto da rendere superfluo il confronto con le altre forze politiche e con quell’ampio tessuto vitale che si usa definire società civile. Questo fa la differenza! E per ritornare a “Sono tutti uguali!” di zi' Peppe, ricordiamoci che “...quando diciamo che i politici sono tutti uguali facciamo un favore ai cattivi, ai disonesti e agli stupidi”. Votare è scegliere e scegliere è distinguere.

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Giuseppe Limosani Il Maestro Partigiano