Giovedì, 17 Settembre 2015 08:30

Legambiente, il nostro garantismo

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di Franco Salcuni, Presidente di Legambiente FestambienteSud

A proposito dello scioglimento per condizionamenti mafiosi del consiglio comunale della cittadina di Monte Sant’Angelo, è opportuno fare chiarezza su alcuni punti. Innanzitutto è necessario essere garantisti, applicando però una doppia forma di garantismo.

La prima è quella giudiziaria che tutela gli imputati e che non permette di dichiararli colpevoli fino a sentenza definitiva. La seconda forma è quella che garantisce precauzionalmente i cittadini e le istituzioni, allontanando dal luogo del reato chi è indiziato di averlo commesso, affinché non lo reiteri, o semplicemente, anche in assenza di espliciti reati di natura penale, affinché una dinamica politica, istituzionale o sociale incancrenita continui a mantenersi viva, condizionando e corrompendo la vita di un’intera comunità. Noi siamo garantisti nei confronti delle persone che compaiono nella relazione prefettizia, nel contempo, però, sosteniamo con forza che bene hanno fatto le istituzioni centrali ad intervenire in presenza di un quadro indiziario generale che fa pensare ad un inquinamento criminale della vita democratica.

E’ legittimo, da parte dei consiglieri comunali dichiarati decaduti dal decreto di scioglimento, presentare ricorso al Tribunale Amministrativo e poi eventualmente al Consiglio di Stato affinché verifichi la sussistenza delle motivazioni che hanno portato allo scioglimento. Noi avremmo però preferito, se è vero che nessuno ha nulla da temere e da nascondere, che si dimettessero tutti prima dello scioglimento per dimostrare di essere pienamente a disposizione delle istituzioni e dando un segnale forse più rassicurante ai cittadini che li hanno votati, ma queste sono scelte personali e politiche che spettano solo ai protagonisti della storia. Detto questo, dalla lettura della relazione del Prefetto di Foggia noi abbiamo tratto alcune impressioni che vogliamo esporre e che ci restituiscono un quadro, diciamo così, “sociologico” circa la situazione ambientale di Monte Sant’Angelo, peraltro abbastanza diffuso anche in altri comuni. La prima impressione è che dalla relazione emerge una criminalità molto abile nel costruire rapporti con esponenti politici e funzionari della pubblica amministrazione, al fine di creare attorno a sé un ambiente sociale ed istituzionale favorevole. La seconda riguarda la forte attenzione da parte delle famiglie criminali verso l’occupazione dei posti di lavoro, sia nella pubblica amministrazione che nelle imprese che gestiscono appalti e servizi per conto della pubblica amministrazione. L’effetto è una crescita del radicamento delle clientele nel territorio, a discapito degli altri gruppi sociali, che provoca un cambiamento strutturale nella società. S’indebolisce il ceto medio culturale e produttivo onesto, soggetto ormai da decenni a una forte emorragia migratoria, e crescono i “clientes” della mala politica e delle reti criminali, ormai stabilizzati grazie all’occupazione della maggior parte dei posti di lavoro.

La terza considerazione riguarda la politica che sfiora spesso il mondo criminale rischiando però la “sindrome da apprendista stregone”: si cercano appoggi elettorali senza badare troppo all’odore dei voti, pensando di poter tenere sotto controllo la situazione. Invece spesse volte la situazione s’inverte e si finisce sotto l’influenza delle famiglie criminali, che nel frattempo si sono attrezzate per gestire direttamente sia la rappresentanza politica e tecnica nelle istituzioni che un vero e proprio sistema d’imprese di riferimento. Questi processi di deterioramento del tessuto sociale, economico e istituzionale sono sotto gli occhi di tutti e sarebbe un gravissimo errore, anche nel caso in cui il tribunale amministrativo dovesse annullare il provvedimento di scioglimento, non prendere come veritiero lo spaccato sociologico che emerge dalla relazione prefettizia. I cittadini di Monte Sant’Angelo avvertono da tempo un forte disagio per l’evidenza di un cambiamento strutturale della società che ha portato alla crescita dell’influenza sociale dei gruppi criminali, e non sarebbero affatto meravigliati se il quadro di inquinamento delle istituzioni venisse confermato. Si avverte piuttosto la paura che il tutto finisca in una bolla di sapone e che quest’opportunità, sentita da molti come un’occasione di cambiamento, svanisca nel nulla. Oggi, in ogni caso, è necessaria una reazione immediata e concreta. Tocca all’associazionismo cercare di aiutare i commissari a governare al meglio la nostra comunità, per cercare di aggredire strutturalmente gli squilibri sociali e i vizi istituzionali che portano alla crescita dell’influenza criminale. Tocca ai partiti e ai movimenti politici garantire una sorta di “tracciabilità” dei voti: nessuna forza politica che si candidi al governo della città potrà, d’ora in avanti, nascondere la provenienza del consenso che raccoglie. Occorre infine essere consapevoli del fatto che, se anche il sindaco Di Iasio e la sua maggioranza venissero reintegrati, nessuno potrà negare l’esistenza e la gravità dei problemi e che nulla a Monte potrà più essere come prima. In ogni caso è necessario che cambino sia la politica che l’organizzazione e l’assetto dell’apparato burocratico, a garanzia della sicurezza dei cittadini e della sana vita democratica della comunità.

*questo scritto rappresenta una sintesi dell’intervento di Legambiente all’incontro Mafia e Potere del 13 settembre scorso ed è comparso come editoriale sulle colonne del quotidiano l’Attacco del 16 settembre 2015

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