Enichem, 40 anni fa il grave incidente, per non dimenticare

Scritto da Giovedì, 15 Settembre 2016 10:36

L’Enichem di Manfredonia, le speranze tradite di un territorio, le morti, l’arsenico, la lotta di Nicola Lovecchio.    

Alle 9,30 del 26 settembre del 1976 lo scoppio della colonna di lavaggio dell’ammoniaca nello stabilimento petrolchimico Anic in località Macchia-Monte Sant’Angelo causò la dispersione in atmosfera di 20/30 tonnellate di arsenico, una sostanza altamente tossica.

 

#arsenico40, a Manfredonia il 23, 24, 25, 26 e 30 settembre, con un ricco programma di incontri, laboratori teatrali, mostre e tanto altro per cercare verità e giustizia, per onorare i morti operai e cittadini, per «pensare un futuro diverso per il nostro territorio» scrivono gli organizzatori dell’evento: “il Coordinamento Cittadino Salute Ambiente di Manfredonia” (nato circa un anno e mezzo fa per fare luce sullo stato di salute della cittadinanza a seguito del disastro “occultato”), l’Amministrazione Comunale e la Commissione scientifica della Ricerca Epidemiologica.

Qualche anno fa scrissi, un testo, reading, dal titolo “Un pezzo di Stato”, dopo aver letto il libro “I fantasmi dell’Enichem” di Giulio Di Luzio che ricostruisce la storia dell’Enichem e di Nicola Lo vecchio, morto nel 1997.

Ecco una parte di quel reading, il mio contributo a #arsenico40, per non dimenticare.

 

(…) L’Enichem di Manfredonia è una storia dimenticata, è la storia di un luogo bellissimo dove la natura ci ha messo fichi d’india, macchia mediterranea, una sorgente di acqua, l’acqua di cristo, e sole tanto sole, l’uomo ha sovrapposto uno stabilimento chimico. Alla bellezza e generosità della natura l’uomo ha risposto con tanto disprezzo. (…)

 

In campagna elettorale la Dc diceva: “all’Enichem posti di lavoro per tutti”! Si parlava di 5000 posti di lavoro, ne sono stati assunti 850 e molti lavoratori sono morti prima dei cinquanta anni.

 

Il quotidiano La Repubblica in un articolo denuncia: “Arsenico presente stato assente”. Il settimanale Panorama pubblica un’inchiesta dal titolo inequivocabile:” Più veleno più voti”, in cui si dice tra l’altro: il petrolchimico è stato fatto lì e non magari a 10 km di distanza perché lì a cavallo fra i comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo, serviva di più alle fortune elettorali dell’onorevole democristiano Vincenzo Russo. Potentissimo a Foggia , Russo è il boss incontrastato della zona. Quando ha potuto sbandierare nel suo collegio la creazione di un’industria, che avrebbe dato lavoro a 5000 persone, l’ascesa di Russo è diventata irresistibile.

 

Proviamo ad immaginare un comizio dell’onorevole Russo: …“ finalmente lo Stato si occuperà del sud, anzi un pezzo di stato verrà fin qua giù”…

 

Pure il Partito Comunista, il Pc, voleva il Petrolchimico e diceva che ambientalisti, militanti di Lotta Continua e di Democrazia Proletaria erano dei provocatori politici. Una volta l’impianto audio dei militanti di Dp si bloccò proprio qualche minuto prima del comizio, si doveva parlare del problema, dire che bisognava chiuderlo il Petrolchimico, che si stava inquinando. Allora i militanti di democrazia proletaria disperati chiesero alla locale sezione del Pc un megafono , un megafono in prestito…li fu negato.

 

Piccolo ricordo personale

Quando ero piccolo le distanze erano decisamente più ampie, questa mia convinzione può dipendere da molte cose, dalle automobili meno potenti e veloci , dalla dilatazione del tempo legata alla semplice percezione dei ricordi e dalla memoria. In ogni modo l’Anic, come tutti la chiamavano, mi sembrava lontanissima dal luogo dove vivevo, in realtà erano appena una ventina di chilometri. Ci passavo qualche volta quando andavo al mare con la mia famiglia. Una estate abbiamo affittato una casa per quindici giorni a Mattinata, dopo una lunga insistenza di mia madre. Di quel viaggio ricordo una sensazione di pericolo legata al fatto che il viaggio era lungo e che bisognava attraversare una galleria lunghissima. Mi ricordo esattamente quando venne inaugurata la galleria per Mattinata e proprio per quella opera giudicata da tutti la modernizzazione che mancava al Gargano che probabilmente si decise di optare per quella meta. Poi mi ricordo dei commenti in auto quando si passava davanti all’Enichem, ad un certo punto gli adulti commentavano i fatti e associavano quella struttura enorme a quel parente che rischiava di essere licenziato perché il petrolchimico era a rischio chiusura. Io invece mi attaccavo al finestrino della macchina e mi piaceva osservare le luci che funzionavano anche di giorno e le immense ciminiere che fumavano, mi ricordava una foto pubblicata sul libro di geografia della scuola, credo che fosse a supporto delle pagine dedicate alla Lombardia o al Piemonte, comunque ad una regione del nord dove l’attività principale era l’industria. Quando provavo a chiedere che cosa si produce in quella fabbrica. Le risposte erano straordinarie, una volta mi raccontarono che era una industria dove lavoravano i cinesi che produceva gel e lacca per i capelli, io i cinesi non gli avevo mai visti al mio paese, però mi affascinava l’idea di tanti omini con gli occhi a mandorla che producevano gel e immaginavo dei grossi silos pieni di sostanza di colore blu. Questa idea dei cinesi che producevano il gel mi accompagnò per una stagione intera fino all’estate successiva quando in auto, sempre con la mia famiglia e con destinazione vacanze, passammo davanti ad una altra fabbrica sempre a Manfredonia però dall’altra parte, verso Siponto, prima del passaggio a livello per la strada di Margherita di Savoia, mi apparve una strana costruzione a forma di botte tutta in cemento e vetri e rigorosamente abbandonata, anche in quel luogo mi scattò una curiosità che mi fece domandare che cosa si produceva in quella fabbrica e la risposta fu incredibilmente uguale: gel e lacca per i capelli produzione rigorosamente Made in China!

 

Credo che quella innocente bugia dei mie parenti sia stato un modo per tutelarmi per non raccontarmi che a pochi chilometri di distanza dalla mia città, nel mio Gargano, si produceva veleno e morte. (…)

 

 

 

Ultima modifica il 15 Set,2016
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Gennaro Tedesco

Giornalista

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Giuseppe Limosani Il Maestro Partigiano