Il ghetto di Rignano, subito una soluzione

Scritto da Martedì, 16 Febbraio 2016 15:07

L’incendio del ghetto di “Rignano” (in realtà nel Comune di San Severo) deve rappresentare la fine di questa forma di non accoglienza degli immigrati nel nostro territorio. Qualcuno ha parlato di dimostrazione di insuccesso delle politiche di accoglienza dell’amministrazione Vendola, vorrei ricordare che dalla Puglia è nato il modello, tanto criticato, di “accoglienza diffusa” sul territorio e a sperimentarlo è stata proprio la giunta guidata da Vendola. La storia del ghetto di Rignano è una storia che sicuramente dimostra un certo imbarazzo da parte della sinistra quando si tratta di temi riguardanti gli immigrati. Certo il ghetto non è stato costruito dalla Regione e possiamo certamente dire che l’azione politica è andata più nella direzione di un miglioramento delle condizioni igienico sanitarie del luogo che per una risoluzione definitiva, e non facile, della questione.

 

Dalle “Sagre del programma” di Emiliano è arrivato un messaggio chiaro: “i ghetti vanno chiusi”. Il presidente della regione, Michele Emiliano, ha dichiarato che “l’incendio si è verificato proprio quando la decisione di smantellare tutto è arrivata dalla Regione” , e i fatti e le carte gli danno ragione. Non può essere degna di una visione di accoglienza un ghetto, non può bastare un incarico a Emergency per trattare la questione in “modo di sinistra”, i ghetti vanno chiusi e trovate altre forme per accogliere i migranti. Si, accogliere. Perché quelle quattrocento perone che vivevano in modo stabile in quella città fantasma, unite alle altre millecinque nel periodo della raccolta del pomodoro, lavorano nel nostro territorio, sono forza lavoro del nostro territorio e sono sottopagati, umiliati dalle stesse persone che poi magari invocano ruspe e si ispirano a Salvini. La raccolta delle olive, la raccolta dei pomodori, il lavoro nei campi, la manovalanza sono tutti lavori che svolgono gli ospiti del ghetto, quelli che pur lavorando non riescono a pagare l’affitto per una casa dignitosa.

 

La Puglia che guarda al futuro, che vuole essere terra di convivialità e di convivenza deve finalmente indignarsi fino in fondo a qualunque residuo di schiavismo e di Medioevo, siamo già in ritardo. La provincia di Foggia è la prima provincia in Italia per numero di stranieri in agricoltura con il 6,4 per cento, la prima tra le 16 province che insieme assorbono il 50,6% della totalità dei migranti nei campi. L’intervento successivo all’incendio deve dimostrare che la legalità deve diventare fattore di sviluppo virtuoso dell'economia della Puglia. Una cosa deve essere chiara: se gli immigrati venissero assunti regolarmente, pagati adeguatamente non vivrebbero in condizione disumane, lo ribadisco. Non ci può essere un terzo mondo a due passi da casa, è qualcosa di inconcepibile ed inaccettabile. È chiaro che se la questione la spostiamo dal punto di vista ideologico a quello pratico una soluzione dobbiamo immaginarla.

 

Esempi concreti da cui trarre ispirazione per attuare politiche dell’accoglienza sostenibili ce ne sono molti. Ma molto poco conosciuti. Come lo Sprar di Mazzarino, nella provincia di Caltanissetta, dove l’associazione “I Girasoli” accoglie giovani migranti facendoli sentire a casa e, allo stesso tempo, insegnando loro mestieri utili anche al tessuto sociale locale. O come, all’altro capo della penisola, nel bresciano, dove la cooperativa K-Pax sperimenta con successo l’efficacia dell’elaborazione e della realizzazione di un percorso personale di integrazione formativa, lavorativa e abitativa in tempi chiari e definiti”. Anche qui: poche decine di migranti, non migliaia. E con una grande differenza: soggetti vulnerabili, quali i richiedenti asilo, non entrano a contatto con la criminalità o lo sfruttamento (lavorativo o sessuale) che spesso ruota attorno ai maxi campi, ma vivono come in una famiglia allargata e risultano integrati con la comunità ospitante e, nella maggior parte dei casi, hanno imparato o già svolgono lavori che vanno a beneficio dell’intera comunità.

Ultima modifica il 16 Feb,2016
Vota questo articolo
(3 Voti)
Gennaro Tedesco

Giornalista

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Informazioni sui cookies

1. Che cosa è un cookie?

2. Come è possibile disattivare i cookies?

Informazioni sui cookies

Che cosa è un cookie?

Che cosa è un cookie? Un cookie è un piccolo file di testo che viene memorizzato dal computer nel momento in cui un sito web viene visitato da un utente. Il testo memorizza informazioni che il sito è in grado di leggere nel momento in cui viene consultato in un secondo momento. Alcuni di questi cookies sono necessari al corretto funzionamento del sito, altri sono invece utili al visitatore perché in grado di memorizzare in modo sicuro ad esempio il nome utente o le impostazioni di lingua. Il vantaggio di avere dei cookies installati nel proprio pc è quello di non aver più bisogno di compilare le stesse informazioni ogni qualvolta si voglia accedere ad un sito visitato in precedenza.

Perché ilfattodelgargano.it utilizza i cookies?

Il sito web ilfattodelgargano.it (di seguito portale) utilizza i cookies al fine di fornire ai propri visitatori un’esperienza di navigazione modellata il più possibile intorno alle proprie preferenze. Tramite i cookies la Fondazione fa in modo che ad ogni visita sul sito non si debbano ricevere o inserire le stesse informazioni. I cookies vengono utilizzati anche al fine di ottimizzare le prestazioni del sito web: essi infatti rendono più facile la ricerca veloce di elementi e prodotti specifici all'interno del sito. Al fine di proteggere i propri dati personali da possibili perdite e da qualsiasi forma di trattamento illecito la Fondazione ha preso opportune misure tecniche ed organizzative.

Come posso disattivare i cookies ?

È possibile modificare il browser per disattivare i cookies tramite una procedura molto semplice. Attenzione: disattivando i cookies sia nome utente che password non saranno più memorizzati sul box di login del sito.

Firefox:

  1. Apri Firefox
  2. Premi il pulsante “Alt” sulla tastiera
  3. Nella barra degli strumenti situata nella parte superiore del browser, seleziona “Strumenti” e successivamente “Opzioni”
  4. Seleziona quindi la scheda “Privacy”
  5. Vai su “Impostazioni Cronologia:” e successivamente su “Utilizza impostazioni personalizzate” . Deseleziona “Accetta i cookie dai siti” e salva le preferenze.

Internet Explorer:

  1. Apri Internet Explorer
  2. Clicca sul pulsante “Strumenti” e quindi su “Opzioni Internet”
  3. Seleziona la scheda “Privacy” e sposta il dispositivo di scorrimento sul livello di privacy che desideri impostare (verso l’alto per bloccare tutti i cookies o verso il basso per consentirli tutti)
  4. Quindi clicca su OK

Google Chrome:

  1. Apri Google Chrome
  2. Clicca sull'icona “Strumenti”
  3. Seleziona “Impostazioni” e successivamente “Impostazioni avanzate”
  4. Seleziona “Impostazioni dei contenuti” sotto la voce “Privacy”
  5. Nella scheda “Cookies” è possibile deselezionare i cookies e salvare le preferenze

Safari:

  1. Apri Safari
  2. Scegli “Preferenze” nella barra degli strumenti, quindi seleziona il pannello “Sicurezza” nella finestra di dialogo che segue
  3. Nella sezione “Accetta cookie” è possibile specificare se e quando Safari deve salvare i cookies dai siti web. Per ulteriori informazioni clicca sul pulsante di Aiuto ( contrassegnato da un punto interrogativo)
  4. Per maggiori informazioni sui cookies che vengono memorizzati sul vostro computer, clicca su “Mostra cookie”