Una storia affascinante che ha sedotto finanche l'architetto di fama internazionale Renzo Piano che, per la realizzazione del nuovo santuario dedicato a Padre Pio in San Giovanni Rotondo, ha espressamente richiesto l'installazione di una batteria di 6 fontane dell'Acquedotto Pugliese a corona dell'atrio d'ingresso della chiesa. Non interessano assolutamente a nessuna amministrazione comunale, poche quelle funzionanti nel borgo antico, le altre sono state rimosse nel 2005 quando l'amministrazione decise che andavano tolte "perchè non conforme alle leggi igieniche". Quella di via Pirgiano è stata rubata nella primavera del 2006, oggi qualcuno utilizza quello spazio per parcheggiare le auto.

Sono le storiche fontanine pubbliche: altezza 128 cm., base circolare 38 cm, forma conica, corredata di cappello e vaschetta di recupero delle acque, totalmente in ghisa, rubinetto a getto intermittente con meccanismo interno in ottone, frutto dell'ingegno degli uomini che hanno fatto l'Acquedotto Pugliese, ancora oggi a produzione artigianale. Parliamo del simbolo dell'Acquedotto Pugliese, la storica fontanina che tante piazze della Puglia e del meridione conoscono e che ha portato la prima acqua salubre pubblica in Puglia e che, ancora oggi, rappresenta l'icona indiscussa di questa epocale conquista sociale

Una storia che ha inizio nel lontano 1902, con la legge per la costruzione e l'esercizio dell'Acquedotto Pugliese in cui si dispone che "il Consorzio dovrà costruire a sue spese in ciascun comune, in numero proporzionato agli abitanti, fontanine gratuite pel pubblico, restando in facoltà del comune di disciplinarne l'uso, ed a suo carico il pagamento dell'acqua".

Il regolamento e il capitolato per la costruzione e l'esercizio dell'Acquedotto Pugliese, approvato con Regio decreto nel 1904, ne disciplina la installazione, "in ragione di una per ogni 2500 abitanti nei grossi centri che ne contano più di 20 mila, una per ogni 1500 nei comuni di popolazione compresa tra i 10 e 20 mila abitanti, ed infine una per ogni 1000 abitanti o meno nei centri minori".

"Ogni fontanina - si legge ancora nel regolamento - non dovrà erogare meno di 25 metri cubi d'acqua al giorno e sarà a luce tassata, mediante apposito rubinetto idrometrico, e l'acqua dovrà dai comuni essere pagata al prezzo di 0,20 lire".

Nel 1914, trova attuazione il dettato normativo sulle fontanine e viene stabilito il tipo che oggi conosciamo. Nel corso degli anni si moltiplicano le storie ed i poemi in rima sulla fontanina. Una letteratura popolare, il più delle volte in dialetto ("all'acqua, all'acqua, alla fendana nova, ci non tene la zita - leggasi fidanzata - se la trova" recita ad esempio una filastrocca anonima risalente agli anni '20) che testimonia l'affetto incondizionato che le popolazioni pugliesi riservano a questo semplice strumento di vita.

 

"I bambini devono poter andare a scuola e non essere sfruttati per denaro. Nei Paesi più poveri del mondo, il 60 per cento della popolazione ha meno di 25 anni d’età; ed è un prerequisito per lo sviluppo pacifico del mondo che i diritti dei bambini e dei giovani vengano rispettati. Nelle aree devastate dalla guerra, in particolare gli abusi sui bambini portano al perpetuarsi della violenza generazione dopo generazione”. 

 

“Per la lotta contro l’oppressione dei più piccoli e per il loro diritto all’istruzione” , l’accademia Norvegese ha assegnato alla pachistana Malala Yousafzay e all’indiano Kailash Satyarthi il premio Nobel per la Pace.

Malala aveva 12 anni quando fu ferita alla testa e al collo da un colpo di pistola sparato da un talebano, mentre stava tornando a casa da scuola. Era diventata un soggetto pericoloso, da quando aveva scritto un testo raccontando lo stato di terrore in cui viveva e i roghi delle scuole femminili da parte dei talebani. In quanto donna viene considerata meno di niente e il niente non ha diritti. Ma non solo Malala sopravvive, da allora è la più giovane attivista per i diritti all’istruzione delle donne e dei bambini nei paesi musulmani. Nel 2013 tiene un discorso durante l’Assemblea della gioventù delle Nazioni Unite, a New York, in cui afferma che “i libri e le penne sono le armi più potenti” e che “l’educazione è l’unica soluzione”.

Satyarthi ha 60 anni, da sempre impegnato nella lotta contro il lavoro minorile con la sua organizzazione Bachpan Bachao Andolan, liberando circa 80.000 bambini dalla schiavitù.

“Basterebbero tre giorni di spesa militare mondiale, pari a 11 miliardi di dollari, per far sparire la piaga del lavoro minorile attraverso l’ istruzione data ai 246 milioni di bambini lavoratori» ha affermato in un discorso ad un convegno organizzato da Cgil, Cisl, Uil e Mani Tese.

Nel comunicato che accompagna il premio, si legge, riferendosi ai due attivisti:

 

“A Kailash Satyarthi per il grande coraggio personale, mantenendo la tradizione di Gandhi, guidando varie forme di protesta e dimostrazione, tutte pacifiche, contro il grave sfruttamento dei bambini a scopi di finanziari, contribuendo anche allo sviluppo di importanti convenzioni internazionali sui diritti dei bambini. E a Malala Yousafzay nonostante la sua giovane età già da anni combatte per i diritti della bambine all’educazione e ha dimostrato con l’esempio che bambini e giovani possono anche loro contribuire a migliorare la situazione. E lo ha fatto nelle circostanze più pericolose: attraverso la sua battaglia eroica, è diventata una voce guida per i diritti dei bambini all’educazione".

Patrick Modiano (Patrizio Modiano), è uno scrittore e sceneggiatore ebreo francese di origini italiane, nato il 30 luglio 1945 a Boulogne-Billancourt in Francia, ha vinto, pochi minuti fa il premio Nobel per la Letteratura 2014, per “l’arte di ricordare con cui ha evocato i destini umani più difficili da comprendere e ha svelato l’universo dell’occupazione”.

Nei suoi romanzi ambientati nella Parigi occupata dai nazisti, sono costruiti intorno alla figura dello straniero, dell'esule, dell'ebreo, si intrecciano esistenzialismo e rievocazione.

 

Nei suoi personaggi, Modiano, rivede il padre, un ebreo sicuramente vittima del Nazismo, che, arrestato nel 1943, si dimostrò pronto a tutto per sopravvivere (infatti sfuggì alla deportazione grazie a potenti amicizie collaborazioniste); una figura dalla duplice e ambigua identità, invischiato molto spesso in rapporti di complicità con i carnefici.

 

I possibili vincitori: Philip Roth, Haruki Murakami, Svetlana Alexievich, Ngugi wa Thiong’o, Ismail Kadare, Joyce Carol Oates.

È uscito lo scorso 8 Agosto, per RadioSpia, KUNZ (2014 Remaster edition), la ri-edizione migliorata del primo introvabile Ep degli PSEUDOFONIA, storica band foggiana che ha fatto storia nel decennio 1995/2005, portando in giro per la penisola un folk fatto di temi come l'emigrazione, la malavita, la terra, senza mai scivolare nella caricatura del folk, ma restituendo un senso sovra-musicale a questa forma originale di scrittura.

Dopo 15 anni, KUNZ viene ora ripubblicato dalla label RadioSpia, in una versione ri-masterizzata ed arricchita di una traccia live, operazione curata dallo stesso produttore e sound engineer del 1999, Marco Maffei. Un lavoro di tre mesi che include un parziale restauro dei brani e l'inserimento di una bonus track (Alla Fiera dell'Est).

Sarà questo un primo passo per un ritorno sulla scena della band?

KUNZ è un disco fresco scritto da giovani, senza filtri e senza aspettative esterne né artefatti particolari. - spiega Antonio Bucci, storico componente, compositore e autore degli Pseudofonia - Oggi, quando scrivo qualcosa, penso al fatto che non debba assomigliare troppo a ciò che ho già fatto, penso all'importanza del testo e all'utilizzo minimale degli strumenti, così da ritrovarmi spesso con un pugno di mosche in mano e a dover ricominciare daccapo. (...) Negli anni scorsi le piccole etichette riuscivano a barcamenarsi grazie ai concerti; con minimi investimenti riuscivano a monetizzare con i live e questo garantiva un po' di afflato e di soldi per le produzioni a venire. Oggi le possibilità e gli introiti derivanti dai concerti sono molto ridotti. (...)”.

Gli Pseudofonia sono nati nel 1989 come gruppo musicale studentesco dell'Istituto d'Arte di Foggia, in Puglia. Dopo i primi anni ricchi di sperimentazioni sonore, la band iniziò a partecipare a varie rassegne, proponendo un genere musicale caratterizzato da una miscela di reggae, ska, colonne sonore e canzone d'autore. Tra Puglia e Jamaica, una sorta di patchanka rielaborata, con testi a sfondo sociale e racconti surreali, tra vernacolo e italiano, che li portò ad una serie di vittorie e riconoscimenti in diversi concorsi nazionali.

Nel 1999 uscì il primo disco, un E.P. dal titolo KUNZ che venne recensito entusiasticamente da diverse testate musicali quali Il Mucchio Selvaggio, Buscadero e Rock Sound.

Nel marzo del 2001 vide la luce il loro primo cd, “Tapirulant”, e nel 2004 invece pubblicano l'ultimo lavoro: “Piccole vite da decifrare”, che ha raccolto ampio favore di critica e pubblico.

L'intensa attività live di questi anni ha portato la loro musica in tutta Italia e in diverse trasmissioni radio e tv. La band ha momentaneamente sospeso la produzione, ma non il marchio Pseudofonia.

 Marco Maffei, ideatore e curatore del progetto e mente e cuore di RadioSpia, dichiara: “ho sentito il dovere di recuperare un tale patrimonio musicale della foggianità per renderlo disponibile in tutto il mondo. Nel periodo 1995/1999 la città di Foggia vedeva in embrione diversi movimenti culturali, fra i quali quello del ‘genere Pseudofonia’. Movimenti autentici, originali e intrisi di entusiasmo e voglia di costruire qualcosa di buono. ‘Kunz’ è uno dei più rappresentativi”.

Infine la chicca: siamo nel 1998. Gli Pseudofonia suonano al concerto cittadino del 1 Maggio. Interpretano una loro versione del brano ʻAlla Fiera dell’Estʼ di Angelo Branduardi. Questa versione ha valore storico: oltre alla sua particolarità, è stata registrata dal vivo, durante l’ultimo live del 1 maggio organizzato direttamente dai Sindacati Cgil Cisl e Uil nella città di Foggia. Negli anni che seguirono, nel giorno della Festa del Lavoro, i sindacati si dedicarono ad altri interessi e chi organizzò altri ʻConcerti del 1° maggioʼ, probabilmente provava nostalgia per i concerti e poca fantasia per le date sul calendario.

Nei giorni del disastro dell’alluvione del Gargano, guardando le immagini alla televisione, nei social network o in giro per la mia città, costantemente il mio pensiero andava ad un libro letto qualche anno fa, “Gargano” di Antonio Beltramelli pubblicato dall’ Istituto Italiano di Arti Grafiche di Bergamo nella collana «Italia Artistica», scritto nel 1905 e pubblicato in volume nel 1907.

Il 4 settembre ci sarà una riunione importante a San Giovanni Rotondo, si costituirà, si cercherà di costituire, l’Osservatorio Permanete sulla Legalità (articolo del Fatto del 29 agosto). È un fatto importante. È la presa di coscienza di una degenerante situazione che sta colpendo la città da molti anni. Una reazione necessaria, indispensabile per non essere complici di chi utilizza forme di violenza per lanciare messaggi, incendia auto, oliveti e utilizza bombe. Tutto questo non può succedere e non può diventare solo un semplice titolo della carta stampata locale o trafiletto nella pagina nazionale, un servizio del Tg3 della Puglia. Il silenzio, il far finta che non succede nulla, il continuare la vita di tutti i giorni come se nulla accade significa essere complici.

 

Il rischio è l’abitudine o il prendere le distanze da quello che accade, come se capitasse lontano da qui. Invece no, occorre iniziare a dire che i gesti, questo modo di agire è Mafia e San Giovanni Rotondo da anni vive questa pressione. Certo non la Mafia quella da stereotipo, quella del padrino, non delle famiglie che si contengono il territorio, ma i metodi si. L’intimidazione, la scorciatoia, il rapporto con la politica, tutto questo si chiama Mafia, o metodo mafioso.

 

E questo deve essere combattuto, come dice Don Luigi Ciotti, come sostenevano Falcone e Borsellino: “con la cultura”. Investire in cultura, in informazione, in percorsi educativi. La mafia ha sempre temuto tutto questo. L’Osservatorio permanente sulla legalità deve lavorare tra denuncia e proposta”, perché non basta essere vivi per sperare: bisogna anche credere nella giustizia e impegnarsi a costruirla. Non c’è speranza, senza speranza di giustizia.

 

Primo Levi ci ha insegnato che l’ingiustizia ha due facce. La prima è l’assenza di diritti. … l’altra è quella che si annida nella "zona grigia" … è la zona che sta al confine tra giustizia e ingiustizia, legalità e illegalità. Ma prima che un luogo fisico, è un luogo mentale, interiore. Le coscienze di chi finge di non vedere e di non sentire, di chi agisce solo per calcolo o per paura, di chi è severo con gli altri quanto indulgente con se stesso e, pur lamentandosi di come vanno le cose, non muove mai un dito per cambiarle.

Fortemente attratto da personaggi polizieschi come Maigret di Simenon e Pepe Carvalho, di Manuel Vázquez Montalbán, Andrea Camilleri chiama proprio come lo scrittore spagnolo il suo commissario: Montalbano.

Gentile direttore,
sono un attento lettore del Fatto del Gargano e faccio i complimenti a tutto lo staff per la professionalità con cui trattate le notizie (…).

Una storia d’amore e gelosia.

All’inizio della spiaggia chiamata del Castello, a Vieste, dalle acque chiare emerge un monolite alto 25 metri, un’opera d’arte naturale, chiamata Pizzomunno. Fin dall’antichità, i viestani si tramandano la leggenda di Pizzomunno e Cristalda, due giovani che si amavano appassionatamente. Lui era un pescatore alto e forte, lei una fanciulla bellissima dai capelli biondi.

Ogni sera, Cristalda scendeva in spiaggia per salutare il suo bel Pizzomunno prima che con la sua barca andasse incontro al mare aperto e ogni notte Pizzomunno riceveva la visita delle sirene, che lo aspettavano per cantargli le loro dolcissime canzoni ammaliatrici. Esse desideravano che il giovane diventasse il loro re e amante e gli offrirono lì immortalità. Il cuore di Pizzomunno, però, batteva solo per la sua amata Cristalda e rifiutò. Folli di gelosia, le sirene, raggiunsero Cristalda che attendeva il giovane di ritorno dal mare e l’aggredirono trascinandola in mare.

Pizzomunno alle grida disperate di Cristalda si precipitò da lei, ma era già tardi, il mare l’aveva inghiottita per sempre. Colpito da un dolore devastante, il giovane divenne di pietra e fu così che lo trovarono i pescatori il giorno seguente, sul masso che porta il suo nome.

La leggenda vuole che, ogni cento anni, Cristalda riemerga dalle profondità del mare per incontrare Pizzomunno e rivivere con lui l’emozione di una notte d’amore sulla spiaggia che li fece incontrare.

Nuovo volume del giornalista e scrittore Antonio Del Vecchio. Il 13 agosto, alle ore 18.00, presentazione del libro a Rignano Garganico.

Chi si ricorda dei combattenti e dei reduci rignanesi della II Guerra Mondiale? Pochi e grazie ai pochi racconti dei nostri anziani e a qualche foto sbiadita appesa su qualche parete di qualche vecchia abitazione o in qualche cassetto di qualche vecchia scrivania.

Dal 13 agosto 2014 molti di questi eroi che giovanissimi combatterono per difendere la Patria e dare una speranza alle generazioni future, torneranno virtualmente a passeggiare tra le vie del paese grazie ad un volume di Antonio Del Vecchio che sarà presentato nel centro storico di Rignano Garganico. 

Per l'occasione interverranno l'autore, storici, letterati, autorità politiche e religiose, tutte prese dall'intento di ricordare questi figli di Rignano Garganico che spesso hanno immolato la propria vita nella certezza di una Italia migliore.

Il libro è composto di oltre 230 pagine ed è solo la prima parte di un più immenso lavoro di studio e ricerca che condurrà presto ad una seconda edizione ampliata e complessa.

L'opera sarà disponibile in cartaceo al prezzo simbolico di euro 10.00 e in digitale sugli store Apple, Google e Windows.

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