Nicola Lagioia ha vinto il 69° Premio Strega, edizione 2015, con il suo libro "La ferocia" (Einaudi). Lo scrittore ha avuto 145 voti. "Dedico a Chiara, mia moglie, la vittoria e questo libro. Senza di lei 'La ferocia' non sarebbe stato possibile", ha detto Lagioia tenendo in mano la bottiglia del liquore Strega che ha fatto bere anche alla moglie. Il vincitore ha fatto anche riferimento alla situazione greca spiegando che: "La ferocia, come il titolo del libro, è quello che sta accadendo ora ad Atene. Siamo sulla stessa barca, se fallisce la Grecia fallisce anche la Germania".

Al secondo posto Mauro Covacich con 'La sposa' (Bompiani), con 89 voti, e al terzo la scrittrice misteriosa Elena Ferrante con 'Storia della bambina perduta' (E/o), 59 voti.

Curiosità in merito all’identità di Elena Ferrante, che inizialmente era data per favorita. Ferrante è celebrata come la scrittrice rivelazione del momento, ma nessuno sa chi sia e se quello è il suo vero nome. Si tratta di uno pseudonimo?

Il 16 giugno scrivevo, nella rubrica Bersaglio Mobile, 'Ad un anno dalle bombe resta solo il silenzio' (leggi QUI). A distanza di 15 giorni occorre aggiornare quanto meno il titolo: 'Ad un anno dalle bombe, restano gli atti criminali'. Troppi i 'De Luca sangiovannesi'.

Orsara capitale del vino

Scritto da 30 Giu,2015

Orsara, in 5mila alla 28esima Festa del Vino

Un evento a costo zero per le casse comunali che porta benefici economici e d’immagine

Sono i numeri, e la qualità delle attività svolte sabato 27 giugno 2015, a decretare il successo della 28esima Festa del Vino a Orsara di Puglia: tra chi ha acquistato il ticket d’accesso alla Galleria Enogastronomica (1.100 persone) e quanti hanno partecipato ai concerti e alle altre attività (le visite guidate, il convegno, le due mostre e il laboratorio di panificazione) sono state circa 5mila le persone giunte nel borgo, secondo la stima effettuata dalla locale Stazione dei Carabinieri in base al flusso in entrata delle automobili.

Un risultato ancor più positivo se si pensa Geo-Festa del Vino 2015 è un evento a costo zero per le casse comunali e, dunque, non pesa minimamente sulle sulle ‘tasche’ dei cittadini, ma porta benefici diretti all’economia del paese. Benefici che non sono soltanto di ordine economico, ma riguardano anche l’immagini di Orsara, un paese che con la 28esima edizione di Geo-Festa del Vino ha confermato di saper promuovere il proprio patrimonio culturale. “Siamo naturalmente molto soddisfatti dell’esito della manifestazione”, ha dichiarato il sindaco di Orsara di Puglia, Tommaso Lecce.

“Con grande piacere – ha aggiunto primo cittadino – comincio i miei ringraziamenti dal vicesindaco, Rocco Dedda, che ha fatto un lavoro egregio di organizzazione, raccordo e di motivazione nei confronti delle realtà giovanili del paese. Ringrazio la mia squadra di assessori, le forze dell’ordine, dirigenti e personale del Comune di Orsara e la polizia municipale. Un riconoscimento doveroso per quanto è stato fatto va a Regione Puglia, Acao (Associazione Commercianti e Artigiani Orsaresi), Pro Loco Orsara, Avis Orsara, Orsa Maggiore, Gal Meridaunia, La Spasetta, la web radio Colpo in Canna, Promo Daunia e Cantina Il Tuccanese”, ha concluso Tommaso Lecce. “Mi unisco ai ringraziamenti espressi dal nostro sindaco”, ha affermato il vicesindaco Rocco Dedda, responsabile degli eventi e assessore con delega alle Politiche Giovanili, “e aggiungo Michele Labruzzo e Dora Buccino per grafica e realizzazione delle locandine; Patrizio De Michele e Rocco Martino per la selezione dei gruppi musicali e gli impianti”. Sindaco e vicesindaco, a nome dell’Amministrazione Comunale, ringraziano i ristoratori, i gestori delle cantine, i volontari dell’infopoint , i giovani del servizio d’ordine e poi, ancora, Antonio Mescia e Rocco Cocca per la messa a disposizione di alcuni locali. “Ogni anno riusciamo a migliorare alcuni aspetti di questo evento. è riuscire a crescere e permettere che le nuove generazioni diventino sempre più protagoniste della nostra offerta culturale, turistica e dei servizi rivolti all’accoglienza. Le nostre manifestazioni non sono fini a se stesse e non costituiscono un peso per il bilancio comunale”, ha spiegato Rocco Dedda. “Valorizzando il ruolo, la creatività e le competenze espresse dalle associazioni e dai talenti del nostro paese, con un cartellone quasi interamente ‘made in Orsara’, stiamo ottenendo buoni risultati, come ci testimoniano ogni volta le tantissime persone che arrivano in paese per godersi quanto siamo capaci di offrire”.

Ho letto con molta attenzione le 190 pagine di “ Laudato si'” di Papa Francesco che parte proprio con un forte riferimento a san Francesco: «Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».

                                                  

È stato definito come un testo “No Global”, qualcuno ha detto che il Papa condanna la proprietà privata, io nelle 190 pagine non ho trovato traccia e riferimenti a questi temi, ho invece, finalmente, letto una presa di posizione forte contro chi distrugge questo mondo per fare economia.

Tutto ciò lo trovo estremamente e semplicemente normale, trovo naturale che la chiesa cattolica abbia una posizione di rispetto e tutela della terra, anzi era preoccupante il silenzio, che da dopo san Francesco d’Assisi, la chiesa avesse su questi temi. L' Enciclica è importante perchè è una presa di posizione ufficiale, la sfida è che bisognerà quanto prima renderla credibile con delle scelte chiare altrimenti il rischio è che siano belle parole con poca efficacia.

 

Come ho trovato finalmente “liberatorio” la visita e le relative scuse ai Valdesi. Francesco è stato il primo pontefice a visitare un tempio valdese. Il papa, a Torino, ha chiesto scusa ai Valdesi per quanto fatto contro di loro dai cattolici.  «Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!».

Chi sono i Valdesi? Il fondatore della chiesa evangelica valdese fu Pietro Valdo, un ricco mercante di Lione che verso il 1170-75, in seguito a una profonda crisi spirituale, cambiò radicalmente vita dando i suoi beni ai poveri e mettendosi a predicare l'Evangelo al popolo. Rifiutandosi di obbedire al vescovo di Lione Guichard e alle altre autorità ecclesiastiche della città che gli imponevano, in quanto laico, di non predicare al pubblico, fu scomunicato assieme a coloro che presto si unirono a lui, per seguire il suo esempio e il suo ideale di vita cristiana. Quello che lo distinse da Francesco d'Assisi fu che egli non fondò un ordine monastico, ma continuò a vivere in mezzo alla gente da semplice laico, leggendo e predicando il contenuto di alcuni libri della Bibbia.

 

Quando si pensa ai valdesi si pensa ad una chiesa del nord, anzi dell’estremo nord Italia, ma c’è una storia tutta legata alla provincia di Foggia, quella di Orsara di Puglia. È la storia di due emigrati orsaresi che insieme ad un gruppo di amici e di anticlericali fondarono il movimento di fede evangelica. La lotta clericale è subito intensa. Una lotta volta a indebolire la piccola comunità valdese: discriminazioni di ogni genere, scontri in strada, sassaiole non solo verso la chiesa ma verso i membri della chiesa. Il vescovo di Troia (Foggia) si trasferisce a Orsara dove rimane quindici giorni per dirigere la lotta. La lotta clericale si intensificherà successivamente con l'arrivo a Orsara di frati e altri predicatori che dovevano usare ogni mezzo (insulti, calunnie, ecc...) per discreditare i protestanti e scongiurare le adesioni alla Chiesa protestante. È solo un piccolo esempio di come i cattolici si sono comportati nella storia.

Ci sono da sempre due chiese, due modi di interpretare la “missione” di evangelizzazione e di rapporto con Dio, la differenza è che oggi, quella che è stata sempre minoritaria, governa.

Mi sto convincendo che qualche volta i miracoli esistono.

Ore 22.35 del 16 giugno 2014. Una bomba carta viene fatta esplodere nei pressi dell'abitazione del consigliere comunale del Pd Antonio Santoro. Ore 2.20 del 29 giugno 2014 una bomba, di potenza superiore rispetto a quella del 16 giugno, viene fatta esplodere nei pressi della villetta del consigliere comunale Carmelo Chiumento.

Più che un libro è una ricerca minuziosa tra i documenti degli Archivi di Foggia e di Lucera, "Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti" di Michele Eugenio Di Carlo. “Lo sbarco dei Mille di Garibaldi in Sicilia   e i mille giorni che sconvolsero Vieste. Due testimoni che sentono l'urgenza, il bisogno di lasciare una testimonianza dei giorni terribili che stanno vivendo. I giorni in cui scrivono sono quelli in cui un esercito straniero sta abbattendo una nazione con più di sei secoli di storia e una dinastia che da un secolo e mezzo governa con mano ferma il Regno delle Due Sicilie. E nello stesso tempo un altro esercito, ugualmente agguerrito e più numeroso ancora, senza divise, invade le strade del paese e bussa alle porte di ogni casa per combattere gli odiati simboli e gli alleati degli usurpatori, in un crescendo di accuse anonime, omicidi, furti e violenze che arrivano sino agli eccidi, agli ammazzati in piazza”. Si legge nella potfazione a cura del giornalista Saverio Cioce.

 

A Vieste il 27 Luglio 1861 ci fu la morte di 9 cittadini, uccisi dai cosiddetti briganti, chiamati, a quanto pare, da cittadini locali per vendette personali. Con l’annessione del Regno di Napoli a quello di Sardegna e l’allontanamento di Garibaldi e dei suoi soldati, l’esercito piemontese, invece di ricorrere ad un armistizio con i ribelli, ormai tacciati di brigantaggio, mise in atto quelle leggi marziali con indiscriminate fucilazioni. Esse invasero tutto il territorio dell’Italia Meridionale operando eccidi specie nella Basilicata. Il Gargano non fu esente da incursioni e scontri, molti di questi si verificarono nel periodo 1860-1865 a Mattinata, a S. Marco in Lamis, a Rignano Garganico, a Poggio Imperiale e ad Ischitella senza contare la serie di fucilazioni avvenute nella Foresta Umbra,nei boschi di Vieste e in altre località del Gargano. Venne istituitolo stato d’assedio e si applicò senza misericordia la trista e funesta Legge Pica, che prevedeva per tutti quelli che si davano alla macchia la fucilazione senza processo, la deportazione forzata in Sardegna dei familiari e dei sospettati ed anche la fucilazione a chi si recava in campagna, senza autorizzazione, come avvenne per 18 innocenti pastori che stavano tosando le pecore in territorio di Rignano Garganico.

 

Michele Eugenio Di Carlo nasce nel 1955 a Milmort, periferia di Liegi. Nel 1965 si trasferisce in Italia a Vieste. Consegue il diploma liceale nel 1975 e si laurea a Perugia in scienze agrarie agli inizi del 1981.Negli anni ottanta e novanta viene eletto quattro volte nel Consiglio Comunale di Vieste, nell’ambito del quale negli anni 1988-89 svolge la funzione di assessore all’agricoltura e alle foreste Si trasferisce a Cevo in Valcamonica nel 1993. Nel 2000 torna a Vieste e promuove numerose battaglie in difesa dell’ambiente e a tutela della salute. Nel 2007 viene eletto alle primarie nell’assemblea regionale pugliese del PD, ma subito dopo si avvicina al mondo della cultura e dell’associazionismo attivo del Gargano. Dal 2009 al 2012 è presidente del Comitato di tutela del mare del Gargano. Ha collaborato con i giornali “Vieste Oggi” e “Gargano Nuovo”.

Il libro è in vendita, oltre che in tutte le librerie on-line, nel sito delle EDIZIONI DEL POGGIO (www.edizionidelpoggio.it).

Neanche il tempo di essere proclamato nuovo presidente della Regione Puglia che Michele Emiliano propone al Movimento 5 Stelle l'Assessorato all'Ambiente del governo regionale.

Manca poco alla chiusura di questa campagna elettorale, il 31 maggio si vota per il rinnovo del consiglio regionale. Ancora un po’ di attesa e sapremo chi saranno gli eletti, chi sarà il presidente della Regione Puglia per i prossimi cinque anni. In provincia di Foggia, si vota per il rinnovo del consiglio comunale in pochi comuni, tra cui Cerignola. Possiamo già dire che il vincitore, mediatico si intende, è sicuramente Gerardo Bevilacqua il candidato naïf cerignolano, fenomeno da guardare con particolare attenzione, frutto di una deriva preoccupante. Che cosa manca, che cosa è mancato fino ad oggi alla campagna elettorale? Oltre gli slogan, è mancata una visione poetica del territorio, delle città. Siamo già tutti orfani di Vendola. Di cosa invece abbonda questa campagna è di contrapposizioni umane, più che politiche. Adesso la palla passa agli elettori, che grande opportunità. Dal punto di vista della comunicazione, paradossalmente, vincono le campagne elettorali più trash, dicevamo, alla Bevilacqua per intenderci. Vincono perché la regola: “nel bene o nel male purché se ne parli” difficilmente sarà superata tanto più nell’era della comunicazione fai da te. Ma il verdetto delle urne, siamo tutti certi, confermerà il trend dei sondaggi delle ultime ore.

In questo “mercato” di proposte, faccioni e slogan come scegliere chi votare? Io credo che uno sguardo alle biografie dei candidati è utile,guardare alla coerenza dei singoli, tanto per usare un termine un po’ retrò. E’ necessario guardare l’operato del candidato e non solo se ha già ricoperto incarichi politici ma anche che cosa ha realizzato nella vita,ovviamente che cosa ha realizzato per la collettività e non per se. Perché se la politica non è arte diventa un mestiere.

Chi votare? Paradossalmente, il periodo della campagna elettorale è il momento peggiore per farsi un'idea sulle reali intenzioni di una forza politica o di un candidato, perchè in questo periodo la maggior parte dei candidati e dei partiti politici è portata a marcare le proprie posizioni in funzione del voto. Bisognerebbe essere informati sempre. E allora come può un “normale” cittadino farsi una idea sulle posizioni dei candidati? Come fa l'elettore a capire, a fidarsi?

Forse, come con il calcio dove tutti gli italiani sono allenatori, bisognerebbe che tutti i cittadini diventassero anche un pò politici. Di certo, durante questo periodo di campagna elettorale, è bene evitare di subire passivamente i messaggi elettorali valutando con molta attenzione e senso critico le dichiarazioni dei politici, come dicevamo, considerare anche chi sono e da "dove" vengono i candidati. Aggiungo che in qualche caso è necessario guardare anche le biografie degli amici del candidato, di quelli che sostengono apertamente il candidato.

Di una cosa siamo certi che non votare non risolve i problemi, anzi. Ricordatevi, soprattutto nei prossimi anni, soprattutto quando vi lamenterete, di questa grande opportunità che si chiama voto.

Nonostante la notorietà raggiunta a livello nazionale ed europeo dal nostro conterraneo Andrea Pazienza, per aver saputo tradurre in disegni e grafici simili a brani letterari le sue angosce e tutti gli elementi di tensione storici, culturali e sociali di un’epoca, di una rivolta generazionale trasmutata poi nel riflusso politico generalizzato, e si chiede in giro, dalle nostre parti chi era Andrea Pazienza, ti rendi conto che pochi ne hanno sentito parlare o ne sanno qualche cosa.

Ma soprattutto ti rendi conto che quasi nessuno sa perchè Andrea Pazienza è diventato oltre che famoso, anche un punto di riferimento, un interprete del malcontento giovanile, della introversione emotiva e della rivolta silenziosa; cioè un mito per intere generazioni le quali hanno vissuto loro malgrado e sulla propria pelle una pseudo normalizzazione civile, una finta acquiescenza totale al “sistema”, una falsa condivisione a regole scritte ad uso e consumo per altri.

Eppure Andrea Pazienza, con le sue visioni sul futuro e attraverso i personaggi e le storie raccontate con i suoi fumetti, ha anticipato di un ventennio il declino culturale, sociale e morale nel quale sarebbe caduto l’intero nostro Paese; un declino che Pazienza ha simboleggiato per reazione con il personaggio cinico, sadico e senza scrupoli quale ad esempio è Zanardi.

Quindi Zanardi per Pazienza rappresenta il declino inarrestabile del Paese e della società, un declino che ogni giorno di più oggi ci mostra i segni della decadenza intellettuale, civile e morale e che coinvolge in ultima istanza soprattutto sia la classe politica che la classe dirigente; e non solo loro.

Tra i personaggi da lui raccontati in grafica, forse Zanardi è il più significativo, cioè quello che esprime meglio i disaggio giovanile da lui avvertito sui tempi che stavano per sopraggiungere.

Zanardi, il cinico e l’amorale bullo della periferia metropolitana senza futuro e senza idee pronto a compiere qualunque nefandezza per il solo gusto di ribadire la sua forza, la sua presunta superiorità e il controllo sul territorio e sugli altri.

E forse Zanardi ricorda anche uno dei tanti “Ragazzi di vita” banali della periferia romana raccontati dal neo realista Pierpaolo Pasolini, un bullo simile al capo branco pronto ad incitare gli altri a compiere ad esempio uno stupro di gruppo su una ragazza; colui che rappresenta il mito dell’assassino seriale impunito; un bullo che anche in età adulta continua imperterrito ad usare i suoi nefasti metodi al di la e in tutti i contesti in cui vive ed opera.

Zanardi, il vuoto dentro, il male assoluto tipico di chi compie torture gratuite su animali, crudeltà mentali sugli altri con ingiurie e vessazioni e conclude l’opera compiendo atti sadici e omicidi; azioni tutte queste che oggi ci ricordano anche quelli che per presunta superiorità compiono atti di aggressione e poi, per concludere il gioco, inviano agli amici i filmati delle proprie nefandezze con i smartphon.

E tutto questo non è stato raccontato negli anni belligeranti del ’77 bolognese del secolo scorso; negli anni cioè della contestazione giovanile e delle bombe, ma negli anni Ottanta, cioè negli anni del rientro della protesta giovanile, gli anni della cosiddetta normalizzazione civile, gli anni dell’edonismo reaganiano e del thatcherismo, gli anni della “Milano da bere”, gli anni del post terremoto dell’Irpinia. Gli anni che per l’Italia dovevano rappresentare quelli del riscatto sociale definitivo di una parte consistente del Sud dall’atavica miseria e arretratezza culturale attraverso la cosiddetta politica dei redditi e la scolarizzazione forzata di massa.

Gli anni che hanno visto arrivare e dissipare al Sud un fiume incontrollato di danaro pubblico, denaro che tra l’altro ha determinato il salto di qualità della camorra napoletana e delle altre mafie tra cui anche quella foggiana e garganica.

Gli anni che si sono conclusi con il totale disimpegno politico e culturale a favore dell’effimero, del narcisismo, dell’appariscente, del vano, dell’ignoranza, e dell’egoismo tra corruzione dilagante ed arresti eccellenti.

Gli anni dell’inizio della fine di un’epoca fatta di speranza e di impegno politico tradotti poi miseramente in tanti posti di lavoro pubblici inutili distribuiti dietro pagamento e la inutile scolarizzazione gratuita di massa.

Da allora infatti, dagli anni Settanta, un po’ alla volta e inesorabilmente tutto non è stato più come prima; tutto il sistema è saltato; ogni regola e norma è stata capovolta o (come si dice in gergo) è stata riformata favorita dal vento e dal culto del cosiddetto liberismo economico risolutore di ogni crisi e di ogni malessere.

Da questa immane maceria fumate avvolta dal nero della notte cupa e fredda e dai lampi all’orizzonte, dalla collina della miseria ubicata al centro della città scura e semi bombardata, con alti palazzi distrutti e cadenti che si stagliano sullo sfondo, chi predomina alto e fiero dal sopralzo fatto di detriti e di immondizia male odorante, è il solito Zanardi tutto vestito di nero, con aria e portamento vittorioso e gaudente, con il naso aquilino pronunciato in primo piano, gli occhi bianchi socchiusi, accecanti e ridenti e il ghigno che mostra infinita gioia e soddisfazione per ciò che è riuscito a combinare.

E sarebbe questa una delle tante immagini che Andrea Pazienza disegnerebbe oggi a dimostrazione di quanto già pensava all’epoca, ai primi degli anni Ottanta, e che secondo lui sarebbe avvenuto oggi come di fatto è purtroppo avvenuto.

(L'articolo è stato pubblicato, nei giorni scorsi, anche dal quotidiano L'Attacco)

Matteo Pio Pazienza, architetto, urbanista e pubblicista.  Ha pubblicato tra l'altro "La San Giovanni di Padre Pio nel XXI , "Viaggio nella Daunia","Viaggio nella terra di Padre Pio, tra vento di bora e vento di favonio".

Il testo, impreziosito dalla prefazione del filosofo Virgilio Melchiorre, uno dei massimi pensatori viventi in Italia e docente per decenni alla Università Cattolica di Milano, tratta il tema del dolore dell'amore intrecciati tra di loro.

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Giuseppe Limosani Il Maestro Partigiano