Non è stata una finzione condita con caricature e battutacce in vernacolo di bassa lega. No. È stata una maledetta fotografia, snervante, della società contemporanea scattata in una delle città più famose del mondo: San Giovanni Rotondo.

Domenica 13 dicembre 2015, alle ore 19.00, presso gli spazi espositivi del MAT Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo (FG), all’inaugurazione di ‘Segni e Sogni di Mario Milano’, una mostra personale dedicata al fumettista di fama internazionale Mario Milano.

L’esposizione promossa dall'Amministrazione Comunale, attraverso l'Assessorato alla Cultura e curata dall’autore e dal MAT, è legata strettamente alle attività di promozione del media fumetto sostenute da anni dal MAT e da SPLASH! Archivio ‘Andrea Pazienza’, centro di documentazione permanente dedicato ad Andrea Pazienza, inaugurato lo scorso 18 aprile, che ha sede nel museo.

Durante il vernissage, nell’auditorium del MAT, interverranno: Francesco Miglio (Sindaco di San Severo), Celeste Iacovino (Assessore alla Cultura del Comune di San Severo), Elena Antonacci (Direttore MAT Museo dell’Alto Tavoliere), Antonello Vigliaroli (operatore culturale del MAT). Nel corso della serata saranno presentate le nuove importanti acquisizioni di SPLASH! Archivio ‘Andrea Pazienza’ donate dall’International Inner Wheel – Club di San Severo.

La mostra, visitabile fino a domenica 14 febbraio 2016, sarà costituita da oltre 80 tavole e illustrazioni originali tratte dalle produzioni dell’autore: da Nick Raider a Magico Vento, da Touna-Mara a Tex Willer. Attraverso il fumetto e il disegno, considerato come un’espressione fondamentale dell’animo umano, Mario Milano è riuscito ad esprimere il suo stile, personalizzando personaggi già esistenti e creandone di nuovi, lavorando sia per il pubblico italiano che per il prestigioso mercato francese.

Saranno inoltre esposte in anteprima nazionale alcune tavole originali dell'albo a colori di Tex Willer disegnato da Mario Milano in uscita per Sergio Bonelli Editore il prossimo agosto 2016.  L'ingresso è gratuito.

Mario Milano nasce l'8 settembre del 1968 a Foggia, dove attualmente risiede e lavora. Diplomatosi in scenografia nel 1992 presso l'Accademia di Belle Arti della sua città, alterna all'attività di scenografo quella di disegnatore di fumetti e illustratore. Successivamente collabora con alcune “fantine” realizzando storie brevi a fumetti. Nel 1994 inizia un rapporto di collaborazione con la Sergio Bonelli Editore tuttora attivo, disegnando per la serie Zona X.
Nel 1999 disegna per la serie Nick Raider, cui seguirà l'impegno per Magico Vento. Nel 2006 viene pubblicata la sua prima storia per Tex. Nello stesso anno inizia un rapporto di collaborazione con la casa editrice francese Les Humanoïdes Associés, che porterà nel 2007 alla pubblicazione del primo episodio di Touna-Mara, cui seguirà un secondo episodio. Dal 2009 con la casa editrice Glénat lavora ad un nuovo progetto dal titolo la Compagnie des Ténèbres, una trilogia di cui è stato pubblicato il primo episodio.
Recentemente ha terminato una storia per la serie Color Tex, che verrà pubblicata la prossima estate. Dal 2010 insegna Arte del Fumetto presso l'accademia di Belle Arti di Foggia. Parallelamente si dedica all'illustrazione e alle performance artistiche.

L’esposizione sarà visitabile presso gli spazi espositivi del MAT Museo dell’Alto Tavoliere con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì ore 9.00 – 13.30 / 17.30 – 20.30; sabato ore 18.00 – 21.00; domenica e festivi (25, 26 dicembre e 6 gennaio) ore 10.30 – 13.30 / 18.00 – 21.00; 31 dicembre ore 9.00 – 13.30; 1° gennaio ore 18.00 – 21.00. L’ingresso è gratuito.

La conferenza sui cambiamenti climatici in corso a Parigi, Cop 21, difficilmente si concluderà con annunci che potranno in qualche modo intervenire seriamente sulle questioni del clima. Una cosa è certa, e su cui sono pronto a scommettere, i leader che stanno discutendo a Parigi non si avvicineranno minimamente alla chiarezza, alla semplicità e alle soluzioni che papa Francesco delinea nella sua Lettera Enciclica “sulla cura della Casa Comune”. Ed è improbabile che l’accordo per la limitazione delle emissioni inquinanti raggiunto dai 195 Paesi rappresentati al vertice sarà vincolante. Pare di ripercorrere quel percorso che ha portato alla stesura del famoso Protocollo di Kyoto.

Ma se invece sarà un successo i settori industriali si divideranno tra vincitori e vinti: "avrà da guadagnarci il comparto delle tecnologie per il risparmio energetico, mentre aumenterà la pressione sui produttori di energia da carbone e petrolio, i gruppi automobilistici, le compagnie aeree e i cementifici". Sono le previsioni di Credit Suisse -rese note dal quotidiano Il Fatto Quotidiano. Secondo gli analisti della banca svizzera, un più rapido passaggio all’energia pulita e maggiori investimenti in soluzioni per l’efficienza energetica andranno a favore dei produttori “con un’esposizione superiore alla media a gas, solare, eolicoidroelettrico. Così come delle compagnie che offrono soluzioni per l’efficienza dei consumi nel settore residenziale e in quello dei trasporti”. Tra i potenziali vincitori ci sono il gruppo austriaco Verbund, la spagnola Iberdrola, la portoghese Edp, la britannica Centrica. Ma anche Royal Dutch Shell e Total. Svantaggiate invece la tedesca Rwe e la ceca Cez. “La maggior parte dei gruppi del petrolio e del gas investono anche nelle rinnovabili, con l’eolico, il solare e i biocarburanti come settori di intervento più comuni”, ricorda il rapporto. “Tuttavia, nessuno di questi segmenti di business in questo momento è determinante se confrontato con la parte legata agli idrocarburi”. Per questo “il peggior esito per le compagnie petrolifere sarebbe un meccanismo globale e obbligatorio di attribuzione di un prezzo alle emissioni di carbonio, con relativi costi di implementazione e spese per adeguarsi”.

Per quanto riguarda i gruppi automobilistici, il rischio è legato al fatto che “il loro potere di fare il prezzo è limitato, cosa che impedisce loro di scaricare sui consumatori maggiori spese in ricerca e sviluppo e in altri investimenti”. In più “l’industria dell’auto è già sotto la lente dopo lo scandalo delle emissioni legato a Volkswagen“. E il 14 dicembre il Parlamento europeo voterà sulla proposta di legge relativa ai nuovi test. “Un risultato aggressivo della conferenza Cop21 metterebbe pressione aggiuntiva sulle aziende”, spiegano gli analisti. I gruppi meno esposti sono Tesla e Toyota, mentre i più a rischio risultano essere Peugeot, Renault e ovviamente Volkswagen.

Le compagnie aeree, già in sofferenza in seguito all’emergenza terrorismo, in caso di approvazione di standard più rigidi per quanto riguarda le emissioni dei motori degli aerei dovranno sostenere ingenti investimenti per rinnovare le flotta. A subire l’impatto più pesante sarebbero, stando all’analisi di Credit Suisse, Air France e Lufthansa. La prima ha “sottoinvestito per sistemare il proprio bilancio e ha meno spazio di manovra rispetto a tutte le altre per aumentare gli investimenti”. Scarso impatto invece, secondo gli specialisti del comparto aereo della banca svizzera, per Ryanair e EasyJet..

“Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e l’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari, dimentichiamo che noi stessi siamo terra…Alla fine ci incontreremo faccia a faccia con l’infinita bellezza di Dio- scrive papa Francesco in Laudato Sì- e potremo leggere con gioiosa ammirazione il mistero dell’universo, che parteciperà insieme a noi alla pienezza senza fine… Nell’attesa ci uniamo per farci carico di questa casa che ci è stata affidata, sapendo che ciò che di buono vi è in essa verrà assunto nella festa del cielo. Insieme a tutte le creature, camminiamo su questa terra”.

La lezione, la sfida, è che bisogna prendersi cura di questa realtà “amica”, da cui dipende la nostra stessa vita, questo significa capire cosa la sta facendo soffrire, cosa la impedisce di risplendere in tutta la sua bellezza, cosa ne soffoca il respiro vitale, per lei e per noi. Io dico che ha già vinto papa Francesco.

Sarà inaugurata sabato 14 Novembre, alle ore 18:30 nella Sala Grigia del Palazzetto dell'arte “Andrea Pazienza” di Foggia, la mostra dell'artista canadese Jim Picco (Calgary 1954). Le opere saranno esposte da sabato 14 Novembre a sabato 28 con un evento collaterale giorno 21.

L'evento, curato da Antonio Scotellaro, è patrocinato dal Comune di Foggia, con l’Assessorato alla Cultura e Sistema Museale Civico coordinato dalla Direttrice Gloria Fazia, e dalla casa editrice “Andrea Pacilli editore”.

I testi critici sono affidati oltre che al curatore, al critico americano Nicholas Roukes ed a Gaetano Cristino, con uno scritto inedito dell'artista Jim Picco: una riflessione pragmatica dell'artista sul proprio fare. La fotografia e i reportage sono a cura di Mimmo Attademo e Giusi Di Stefano.

La mostra percorre tutto l'iter creativo dell'artista canadese, dalla pittura ad olio, al collage, alle forme in 3D delle sculture e agli allegorici assemblaggi, sviluppato nel corso della sua esperienza artistica nella sua città, Calgary, passando per Barcellona e concentratosi a Panni, sui Monti Dauni. Il nucleo principale delle opere comprende infatti il periodo dal 2010/15 tutte realizzate nello studio di Panni eletto dall’artista a suo ritiro italiano.

L’esposizione dedicata a Jim Picco Facce Inventate; presenta dunque un’ampia scelta di pezzi, quasi 100, tra opere varie. Troviamo dipinti ad olio con Agitated Artist, Generali, Pistoleri, i collage (funzionali alla rappresentazione simbolica di figure umane), gli assemblaggi e le minuziose platee di sculture che popolano il mondo fantastico dell'artista. Una programmazione serrata, insomma, per permettere al pubblico di interagire con i risultati di questa nuova “Apocalittica Vitalità” esposta per la prima volta compiutamente, qui in terra di Capitanata, al Palazzetto dell'Arte “Andrea Pazienza” di Foggia, contenitore culturale che si sta in pochi anni distinguendo per eventi e mostre sempre più di qualità e riscontro di pubblico.

L'orario visite è il seguente: Martedì-Sabato 9:00 - 13:00 / 16:00 – 20:00.

Per diversi giorni sarà presente l'artista all'interno della mostra per sviluppare incontri dibattiti e conversazioni con gli ambienti culturali del territorio.

dal libro "Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti"

Al plebiscito annessionistico diede un enorme contributo, prima di dimettersi, il governo di Liborio Romano, che chiese, raccolse e portò a Napoli (e Torino) richieste di annessione che provenivano dalla periferia di un regno appena conquistato. E le richieste arrivarono copiose dai municipi amministrati da elementi borghesi, quasi sempre possidenti terrorizzati da sollevazioni contadine dal carattere anarchico e «comunista», ma decisi a difendere i propri interessi consolidati osteggiando apertamente i democratici, i quali con le loro proposte atte a favorire il conseguimento di migliori condizioni di equità e giustizia sociale non erano più ritenuti idonei a rappresentarli.

I democratici erano ormai visti d’impedimento alla ufficializzazione dei rapporti tra la monarchia sabauda e il ceto dominante e dirigente della società meridionale. Ma questi democratici avevano anche perso il sostegno delle masse contadine, a causa del comportamento ambivalente che la Dittatura garibaldina aveva assunto in Sicilia, dove non solo essi stessi si erano opposti ai contadini in rivolta con una repressione violenta e sanguinosa, ma anche le promesse riforme agrarie erano fallite, soprattutto riguardo alla reintegra dei terreni demaniali usurpati e alla suddivisione in quote dei demani comunali a braccianti senza terra e piccoli contadini…

Al plebiscito erano stati ammessi a votare i cittadini che godevano dei diritti civili e politici e che avevano compiuto ventuno anni. Era una base elettorale fortemente censuaria, tanto che l’ambasciatore inglese Elliot riferiva al proprio governo che i risultati del plebiscito riguardavano solamente il 19% dei cittadini maggiorenni.

Il controllo del voto era scontato, visto che le schede per il sì e per il no erano contraddistinte da colori diversi; sulla scheda era semplicemente scritto: «Il Popolo vuole l’Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale e suoi legittimi discendenti».

L’irregolarità del voto è stata confermata da numerosi studi, tra i quali quello autorevole di Tommaso Pedìo che ha scritto:

Basta che si manifesti il desiderio di votare per il mantenimento dei Borbone, perché si venga arrestati rinviati a giudizio per rispondere di attentato a distruggere la forma di Governo; basta un semplice sospetto, perché si proceda al fermo preventivo che impedisce a numerosi cittadini di partecipare alle operazioni di voto.[1]

 Alcuni aneddoti narrano che in un incontro con alcuni suoi ministri, Vittorio Emanuele II, a proposito dei meridionali che stavano per essere annessi, si sarebbe lasciato sfuggire una frase diventata celebre: «Unirsi con i meridionali era come mettersi a letto con un malato di vaiolo»; non meno conosciuta quella che avrebbe pronunciato Massimo D’Azeglio: «Meglio andare a letto con un lebbroso che con un meridionale». 

Come venne accolto il plebiscito a Vieste?

La situazione a Vieste, come in tutta la provincia, non era affatto tranquilla. Il «popolaccio», costretto a subir da secoli un sistema economico, sociale e politico fortemente classista, che nemmeno riusciva a concepire la parità di doveri e diritti, riprese a ribellarsi al sistema, ormai convinto, non a torto, che la miserabile e infelice condizione in cui versava non sarebbe cambiata in meglio dopo l’annessione all’Italia unita.

Il Perrone, già il 1° novembre, stilava il resoconto dei giorni del plebiscito:

"La sera de’ 20 ottobre i tristi cercarono di provocare una reazione, e quindi strage e rovine. Per accreditare la voce sparsa che dovevasi cominciare con l’arresto di tutti i liberali, si fece quella sera arrestare Nicola del Piano liberale esaltato. Vi furono grida di viva Francesco, e canzoni cantate dalla canaglia contro Garibaldi. La notte de’ 20 e 21 si appiccarono biglietti di minacce agli usci de’ liberali, ed al mio uscio ne fu appiccato uno per impaurirmi, onde il mattino de’ 21 non avessi presieduto da Sindaco a’ Comizi. Arti vili e diaboliche di malvagi. Il giorno 21 si tennero i Comizi in Viesti come in tutta l’Italia meridionale. Votarono tutti i liberali. Si astennero i monaci, il Capitolo, tranne il Canonico D. Tommaso Fazzini: si astennero anche tutti i popolani, ed i tristi nemici della patria. La sera de’ 21 vi furono altre grida reazionarie. Il 22 rapportai il tutto al Governatore della Provincia per mezzo del telegrafo. Il Governatore promise mandare in Vieste un battaglione di garibaldini. Il popolaccio si spaventò, e fece senno: i tristi mestatori, e spargitori del malcontento fremono" .

La versione del Perrone sarà confermata dall' Anonimo nel manoscritto con l'aggiunta di alcuni nomi di liberali vittime delle intimidazioni, volte a non far svolgere le operazioni di voto del plebiscito:

"... L’affissione ancora di cartelli minacciosi durante la notte del 20 ottobre, fatti appiccare alle porte del Sindaco di allora, Sig. Alfonso Perrone, e de’ più noti liberali, come Gaetano Bosco, Michele Sacerdote Nobile ed altri, onde non far succedere il plebiscito... ".

Quali significati attribuire ai risultati del plebiscito a Vieste, dove vi furono 1627 voti per il sì e uno solo per il no?

Li suggerisce lo stesso Perrone quando afferma che preti, monaci, borbonici, popolani si astennero…

Perché, altrimenti, si sarebbe portati a credere che galantuomini, possidenti, istruiti, popolani con reddito alto, cioè gli ammessi al voto titolari di diritti civili e politici, fossero tutti liberali; il che risulta del tutto inverosimile.

 

 

 



 

 

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». È questo l’articolo 21 della Costituzione. Ed oggi, con la chiusura della vicenda processuale di Erri De Luca, ha vinto la libertà di opinione, sia chiaro non quella di offendere le persone o di diffamare, ma la libertà di opinione.

«Il fatto non sussiste», ha detto il giudice. Anche perché era difficile, anzi assurdo, provare che alle dichiarazioni dello scrittore siano seguite delle azioni violente. De Luca era sotto processo per alcune dichiarazioni rilasciate in cui sosteneva che il progetto del treno ad alta velocità (TAV) avrebbe dovuto essere sabotato. Ed è proprio il termine “sabotato” che viene contestato dalla Digos. Un termine praticato da figure come Ghandi e Mandela.

Termina con la formula “principe”, quella che non ammette repliche, e che non lascia intravedere alcun margine di responsabilità. Il giudice, a fronte di una condotta mai negata dallo scrittore, anzi rivendicata poco prima in aula, ha valutato la prevalenza del diritto di parola garantito dalla Costituzione, rispetto al possibile reato di istigazione a delinquere.

Secondo lo scrittore «non ci sono precedenti, è un processo spuntato come un fungo, non so se il primo di una nuova Italia o l'ultimo di una vecchia Italia». Resta il dubbio che nella sentenza abbia influito l’opinione pubblica, i tanti appelli e il movimento che si è costruito attorno a De Luca. Io voglio continuare a pensare e sperare che la legge è uguale per tutti.

Sabato 24 ottobre, alle ore 19.00, presso l'Auditorium del MAT Museo dell'Alto Tavoliere di San Severo, andrà in scena lo spettacolo musicale 'A suon DiVino', con Francesca Olivieri (soprano), Antonella Pensato (pianoforte), Antonio Carretta (tromba) e Marilù Piccolantonio (voce recitante).

Il concerto evidenzierà, attraverso uno straordinario viaggio musicale narrato, le molte affinità tra vino e musica, le loro capacità di consolare, unire, donare gioia, inebriare gli animi e condurci in un mondo fantastico e onirico. Il binomio tra vino e cultura si è materializzato durante la storia della musica. Musicisti immortali, da Verdi a Mozart a Mascagni o Rossini, hanno scritto pagine indimenticabili ed eterne dedicate al vino, foriere di gioia e letizia, e il momento conviviale del brindisi ha assunto un ruolo chiave nel contesto operistico e nello svolgimento dell'azione scenica. L'ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti.

Al termine del concerto, degustazione di vini e di prodotti gastronomici locali nelle sale del MAT.

La serata si concluderà alle ore 21.00 presso il Frantoio Dauno (Il Chiuseto - Strada Prov. 142 San Severo. - San Paolo di Civitate) con il workshop 'Oil Camp' sull'olio tra produzione, storia e paesaggio.

L'evento è inserito nel progetto ‘Profumi del mondo antico’, finanziato dal GAL Daunia Rurale, PSR 2007-2013 Programma di Sviluppo Rurale della Regione Puglia, Leader Asse III Misura 321 Az.1a, e realizzato dal Comune di San Severo.

Stavolta non si tratta solo di annunci. Pare che, stavolta, i rinforzi arriveranno. Almeno si spera, anzi ci crediamo visto che l'annuncio di potenziare il tribunale di Foggia è arrivato dal numero 2 del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini.

Qualche dubbio resta. Ed è fondato nella storia del territorio e nella visita lampo di ministri (che annunciano, promettono e non mantengono), vice ministri, sottosegretari, eccetera, eccetera, eccetera.

Due anni fa, settembre 2013, scrivevo sul mio blog (Bersaglio Mobile) un pezzo: "Mafia, lo Stato abbandona il Gargano: scialbi annunci ministeriali e trasferimenti di magistrati". Il tutto era nato dal fatto della certa chiusura del tribunale di Lucera (il cui distretto comprendeva zone ad alto rischio criminalità come quella di San Nicandro Garganico per esempio) e delle due sedi distaccate Rodi Garganico e Apricena. Chiusura che, di fatto, ha determinato il trasferimento di Domenico Seccia: simbolo della lotta alla criminalità organizzata, alla mafia garganica. Il magistrato–scrittore, secondo logiche difficili da capire o da interpretare, qualora se ne venisse a conoscenza, è stato spostato da Lucera a Fermo (nel nome il destino?).

Nel frattempo sulla Montagna Sacra si ammazzava (e si ammazza), si spacciava (e si spaccia), si estorceva (e si estorce), si commettevano (e si commettono) soprusi di ogni genere. Senza contare gli affari tra pezzi della Pubblica Amministrazione e clan del territorio.

Scrivevo di "scialbi annunci ministeriali" perché, un anno prima (l'11 ottobre 2012) dalla pubblicazione dell'articolo sul blog, l'allora ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, aveva annunciato: «presto una sede della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) sul Gargano». Dichiarazione rilasciata a Vieste per l'inaugurazione dello Scialì, locale distrutto dalle fiamme della mafia e riaperto grazie al coraggio dell'imprenditore. Ovviamente quella dichiarazione è morta lì dove è nata, ovvero a Vieste che nel frattempo ha fatto registrare altri episodi di cronaca legati alla mafia del Gargano. Su tutti l'omicidio (gennaio 2015) del boss Angelo Notarangelo, detto Cintaridd.

Dall'annuncio dell'ex ministro Cancellieri a quello di Legnini, la Capitanata, il Gargano, hanno riempito le cronache locali e nazionali di altri fatti di criminalità e di mafia come ad esempio lo scioglimento del Consiglio comunale di Monte Sant'Angelo per infiltrazioni mafiose. O come i vari attentati registrati ai danni di amministratori locali (San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo su tutti) con tanto di bombe fatte esplodere nei pressi delle rispettive abitazioni, auto incendiate (come quella dell'amico e collega Gennaro Tedesco) e spari di fucili contro porte e serrande.

Era chiaro (i rapporti pubblici del tribunale parlano chiaro) che, dopo la chiusura di Lucera, il tribunale Foggia dovesse sobbarcarsi una mole di lavoro enorme con processi da istruire e svolgere e indagini da chiudere o da archiviare. La professionalità della magistratura foggiana è tutta nelle parole di Legnini: "A Foggia c'è il massimo degli arretrati e il massimo della produttività. E' evidente che qualcosa non va, non a Foggia ma altrove e dobbiamo sopperire, con organici, magistrati, mezzi, logistica, visto che il Tribunale accorpante ha bisogno di nuovi spazi". Magistrati, quelli di Foggia, che lavorano utilizzando finanche i corridoi della struttura per tentare di dare risposte a chi fa richiesta di giustizia. Magistrati che meritano di sentire la vicinanza dello Stato.

Speriamo che stavolta sia quella buona.

Questa è una riflessione del lunedì, più che un sassolino vero e proprio. Ecco che cosa ho fatto la scorsa settimana:ho comprato una macchina nuova, adesso cerco urgentemente un garage.

Ho completato un lavoro molto importante per la basilica di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo, adesso sono informatissimo e potrei fare la guida turistica.

Ho letto un post di un “tizio” che diceva che non sono Maurizio Costanzo. Ho bevuto un aglianico riserva della Cantina di Venosa e ho ricominciato a fumare. Non utilizzo la bilancia ma credo di aver preso qualche chilo.

Non sono riuscito a vedere i video della manifestazione “Eccoci”: si ho provato, ma non ci sono riuscito, mi viene il magone prima di schiacciare play.

Ho giocato poco con mia figlia: quando mi nascondo in casa parte una caccia al papà bellissima, diciotto mesi è già campionessa di nascondino.

Ho iniziato e quasi finito di leggere il libro di Paola Mastrocola, “La passione ribelle”, un libro che sostiene che chi studia è sempre un ribelle e uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo, ne contrasta la corsa.

Ho fatto una passeggiata lunga circa dieci chilometri con un gruppo di amanti del trekking e ho scoperto che nel cuore di Bosco Quarto ci sono due “cutini” suggestivi, il Gargano mi sorprende sempre.

Ho incontrato ancora gente che stringendomi la mano mi chiedeva dettagli, la domanda più frequente è ancora perché?

Ho ripensato molto alle parole dell’incontro sulla legalità, a quelle di Sandro Ruotolo, a quelle di Michele Emiliano e a quelle di tutti. Ho pensato e ripensato a quello che ho detto io, ma ho un ricordo vago.

Ho letto una frase dell’attore Marco Paolini: “l’indignazione degli italiani dura meno dell’orgasmo; poi di solito subentra il sonno”. Adesso sono pronto ad affrontare questa settimana.

La rete è piena di bufale, di furbi e di qualche cretino. “Il mezzo è il messaggio” scriveva negli anni ottanta Marshall McLuhan, che studiava i mezzi di comunicazione prima dell’arrivo della rete, a lui è bastata la parabolica, l’antenna satellitare, per dire che si andava verso il “villaggio globale”, il mondo come un grande villaggio e non più piccole patrie. Un mezzo che mostra spesso tutti i suoi limiti.

 

Una forma di comunicazione distorta e un esempio di disinformazione della rete, o strumentalizzazione, riguarda la famosa “teoria gender”. Scientificamente la teoria del gender non esiste. Nessuno, in ambito accademico, parla di teoria del gender. È infatti un’espressione usata dai cattolici ,più conservatori, e dalla destra più reazionaria per creare consenso intorno a posizioni sessiste e omofobe, altro che insegnamenti immorali ai figli nelle scuole. In sostanza, come spiega Sara Garbagnoli sulla rivista AG About Gender, la teoria del gender è un’invenzione polemica, un’espressione coniata in alcuni testi redatti sotto l’egida del Pontificio consiglio per la famiglia con l’intento di etichettare, deformare e delegittimare quanto prodotto in questo campo di studi. Poi ha avuto una diffusione virale quando, in particolare negli ultimi anni, è entrata negli slogan di migliaia di manifestanti, soprattutto in Italia, contrari all’adozione di riforme auspicate per ridurre le discriminazioni subite dalle persone non eterosessuali. Da qui, in rete soprattutto, si è trasformato tutto in un blob di slogan, video imbarazzanti e di pregiudizi sessisti e omofobi. Allora ha ragione Umberto Eco a dire che “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

 

Io credo che Eco non ha detto che su Internet ci sono solo imbecilli, ma che la loro voce è notevolmente amplificata dal mezzo, come sosteneva McLuhanil mezzo è il messaggio”, appunto, e Facebook è così, facciamocene una ragione. Dietro ad ogni profilo social c’è un uomo, la sua cultura, il suo stile. I social fanno da enorme cassa di risonanza per tutte le bufale messe in circolazione, di analisi da bar dello sport, di approssimazioni, permette di offendere gli altri, di avere soluzioni facili a problemi enormi, di guardare la pagliuzza… La qualità delle informazioni che girano alla ricerca dei “mi piace”sono di basso livello culturale, per rendersene conto basta guardare il numero di fan di pagine come “Lo Sai..” o “Informare x Resistere” o anche solo limitarsi ad osservare la proliferazione di teorie del complotto. Vogliamo parlare dei fanatici delle scie chimiche? Oppure di quelli che credono che i vaccini causino l’autismo? Basterebbe solo questo esempio per dimostrare quanto la parola di un ciarlatano amplificata da altri ciarlatani possa fare enormi danni.

 

Eco non ha detto niente di nuovo. Non bisogna chiudere i social, semplicemente è necessario un maggior ricorso al pensiero critico, nella speranza che possa essere sufficiente a contrastare l’ondata dei cretini che popolano internet.

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Giuseppe Limosani Il Maestro Partigiano