Lunedì, 28 Settembre 2020 13:24

Monte Sant’Angelo: "Sammecalére 2.0", l’arte in chiave contemporanea

Scritto da  Redazione
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Un progetto promosso dalla Green Cave  per stimolare la ripresa, in chiave contemporanea, della produzione creativa dell’immagine di San Michele, nella città degli antichi sammecalére, gli statuari che tradizionalmente riproducevano su pietra l'immagine di San Michele.

Il progetto sammecalere2.0 della Green Cave di FestambienteSud mira al rilancio della tradizione della riproduzione artigianale dell’immagine di San Michele, per secoli presente nella città di Monte Sant’Angelo, con l’utilizzo dei linguaggi artistici contemporanei.

 

Alcuni di questi manufatti sono direttamente made in Green Cave altri sono forniti da artisti e artigiani garganici e non. Legambiente, con il Parco Nazionale del Gargano e Michele Renzulli, erede della antica arte, già alla metà degli anni 2000, realizzarono un corso di formazione professionale per il recupero dell’antica arte statuaria. Oggi intende fare di più: la filosofia del progetto è, infatti, recuperare l'antica abitudine, ma attualizzandola con i nuovi linguaggi visivi della contemporaneità. Oltre alla produzione diretta da parte degli operatori del centro culturale di Legambiente, s’intende raccogliere creazioni da parte di artisti e artigiani, per il tramite di un concorso che sarà bandito in ottobre e una mostra da tenersi, a valle del concorso, durante le festività natalizie. Non sono esclusi momenti di incontro e formazione per la valorizzazione dell’artigianato artistico sacro.

 

“Li sammecalére erano gli artigiani costruttori di statue di San Michele con l’utilizzo di pietra locale (la préta gentìle), di marmo, di alabastro, talvolta di legno e, in casi eccezionali perché di difficile rinvenimento, di préta turchenèdde, pietra pregiata tendente, dopo la pulitura e la lavorazione, ad un pastoso grigio cenere con velatura azzurra” (Michele d’Arienzo, da La Fototeca Tancredi, Claudio Grenzi Editore). Agli artigiani di Monte Sant’Angelo nel 1475 il re Ferdinando I d’Aragona aveva concesso il privilegio dell’esclusiva in tutto il Regno di Napoli. L’arte era sostenuta da alcune famiglie in particolare, tra le più note i Perla, i Bisceglia e i di Iasio, che tramandavano il mestiere di padre in figlio e che riproducevano San Michele in tutte le misure, dalle più piccole alle più grandi. L’arte dei sammecalére cadde in disuso nel corso del ‘900 con l’avvento dei prodotti industriali in resina e plastica.

 

Oltre a due statue dell’artigiano Domenico Palena, che riprendono la maniera tradizionale di lavorare la pietra gentile, nella Green Cave sono già presenti creazioni contemporanee ispirate a tre opere: Il San Michele Arcangelo del pittore Guido Reni, un rilievo in rame rinvenuto nella Basilica di San Michele e l’Arcangelo affrescato della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo. Queste tre immagini sono riprodotte e reinterpretate con stili e materiali diversi, dalle tecniche della street art alla creazione di gioielli in argento, dalla riproduzione in legno alla serigrafia e alla stampa con torchio, dall’acquerello alla scultura in pietra. Non mancano anche esperimenti di riproduzione su oggetti di uso quotidiano o lo studio di nuovi souvenir, come le stampe su maglietta e magneti. Attualmente gli artisti e artigiani che espongono loro interpretazioni dell’immagine di San Michele sono Maddalena Gatta, Domenico Palena, Biagio Salcuni, Anna Maria Rinaldi, Angelo Mazzone, Pasquale Salcuni, Officina del giorno dopo, Matteo Falcone. Con il concorso si punta ad allargare il numero degli espositori.

 

Tra le opere originali che ispirano gli artisti contemporanei, incuriosisce molto la misteriosa icona in rilievo di rame, ritrovata nel santuario, la cui immagine si sta sempre più affermando come un vero e proprio marchio del culto micaelico. “Ritrovato ai primi del secolo scorso in un recesso della Grotta di San Michele, noto come “la cava delle pietre”, il rilievo in rame, probabilmente un dono votivo, raffigura l’Arcangelo Michele nell’atto di atterrare il demonio trafiggendolo con una lunga lancia, oggi perduta. Il rilievo, ritenuto localmente molto antico (VI secolo), è stato variamente datato dall’XI al XIII secolo, in considerazione dell’evidente origine normanna dei nomi di Roberto e Balduino incisi sul suppedaneo; di recente è stato accostato a miniature di ambito beneventano (X-XI secolo). Una datazione a cavallo tra X e primo XI secolo risulta più convincente. L’iscrizione può riferirsi a donatori normanni precocemente giunti in veste di pellegrini o essere stata aggiunta successivamente in occasione di un restauro”. (da Monte Sant’Angelo del Gargano, guida alla conoscenza della Città dell’Angelo Patrimonio Unesco, AAVV, Claudio Grenzi Editore).

 

Attualmente il rilievo in rame è custodito nel museo devozionale del Santuario. Nella Green Cave di FestambienteSud, come detto, sono presenti numerose sue reinterpretazioni artistiche e artigianali: dai gioielli in argento agli acquerelli di Maddalena Gatta, dalla riproduzione in legno d’ulivo fatta dall’artigiano Angelo Mazzone, ai bassorilievi in pietra calcarea locale.

 

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